Da Filippo Bruno di Tornaforte, (nella foto mentre stringe la mano a Benedetto XVI), portavoce di Casa Savoia riceviamo e pubblichiamo circa la condanna per truffa di cui hanno dato notizia Il Gazzettino ed il Mattino di Padova.
Filippo Bruno di Tornaforte scrive:
"Il 1 agosto scorso il Gazzettino di Padova pubblicava un vasto articolo con richiamo in prima pagina e roboanti titoli relativo ad un procedimento penale mosso nei miei confronti dalla società Cremisi SRL. Articolo poi ripreso da alcuni siti internet e dal Mattino di Padova.
La rilevanza data alla notizia è evidentemente esorbitante per la visibilità che implica la mia posizione professionale in Casa Savoia e per la stessa notorietà della mia famiglia.
Sottolineo che viene riportata una sola parte dei fatti evitando accuratamente di menzionare aspetti che evidenziano la mia estraneità alla vicenda per la quale io stesso sono vittima.
Il tutto nasce nel 2002 quando per emettere una fidejussione per un contratto di locazione con la società Cremisi Srl mi sono rivolto ad una finanziaria con sede ad Bologna e ufficio ad Este. Successivamente la finanziaria provvedeva ai contatti per l'emissione di una fidejussione, peraltro da me mai avuta, tramite la Banca CRT. Fidejussione spedita direttamente alla sede della Cremisi Srl.
Una volta chiusi i contratti di locazione, senza procedimenti di sfratto, i proprietari hanno chiesto l'esecuzione della fidejussione per recuperare alcuni presunti danni nell'immobile che io avevo contestato e che non ritenevo giusto pagare. La Cremisi ha richiesto a Unicredit, di cui CRT faceva parte, di onorare la fidejussione. Dopo qualche mese l'Unicredit ha comunicato di ritenere la fidejussione di CRT "non conforme".
La ditta Cremisi Srl una volta constata l'impossibilità di escutere la fidejussione ha depositato querela nei miei confronti.
Parallelamente è emerso che la finanziaria in oggetto, nel frattempo fallita, aveva emesso una serie di fidejussioni, azioni, permessi di soggiorno, e altro genere di "prodotti finanziari" del tutto falsi facendo cadere nella rete centinaia di persone tanto che i suoi amministratori sono finiti in manette grazie ad un giudice del Tribunale di Padova.
A mia volta ho dichiarato agli inquirenti di essere stato vittima di una truffa perpetrata nei miei riguardi.
Nell'articolo del Gazzettino non c'è una sola riga che riferisca che questa finanziaria, da loro menzionata, è stata dichiarata fallita e che i suoi amministratori hanno subito condanne gravissime per decine di reati.
Una dimenticanza che non fa emergere un fatto chiaro: io sono la vittima di una truffa tanto quanto la ditta Cremisi involontariamente coinvolta in questa faccenda.
Dal punto di vista legale sto agendo con i miei avvocati per ricorrere immediatamente in appello affinchè la verità di tutta questa brutta faccenda venga a galla potendo finalmente provare la mia innocenza.
Desidero inoltre sottolineare che le allusioni del Gazzettino rispetto al mio cognome sono ridicole e a dir poco offensive. Il predicato nobiliare della mia famiglia "di Tornaforte" è riconosciuto dal Collegio Araldico Italiano il mio nome appare infatti, con la mia famiglia, nel Libro d'Oro della Nobiltà Italiana. Ovviamente questo titolo non è riconosciuto dall'ordinamento repubblicano questa è la ragione per cui il tribunale non lo riconosce. In merito al nome d'arte "de Brecco" era la firma per cui lavoravo nel mondo della moda e l'ordinamento legislativo italiano tutela e riconosce i nomi d'arte.
E' evidente che ancora una volta si vogliano dipingere le situazioni e le persone in modo che il tutto possa essere utile per una efficace strumentalizzazione dei fatti. Lo si fa ovviamente per colpire chi ha visibilità e ruoli che possono risultare scomodi. Un metodo che tutti conosciamo fin troppo bene e che è utile a distruggere le persone ma non certo a riportare la verità dei fatti come la cronaca dovrebbe fare".
Filippo Bruno di Tornaforte




