Cinque motivi per cui David Parenzo sarebbe un disastro (o quasi) come candidato sindaco a Padova

 

Ed ecco, dopo aver elencato 5 motivi per cui David Parenzo potrebbe essere un buon candidato per Padova, elenchiamo altrettanti punti per cui David Parenzo non sarebbe un buon candidato per Padova.
Il primo è di carattere irrazionale: diciamocelo, David Parenzo non risulta molto simpatico, specie se hai il sospetto che sia più intelligente di te. E’ inutile nasconderselo: David Parenzo a pelle sta sulle palle. Perchè non lo so, ma da un microsondaggio tra i miei amici su facebook e no ho raggiunto questa convinzione di tipo matematico: più sei stupido e/o poco istruito e più non lo sopporti. Sarà per quell’espressione un po’ così da primo della classe (anche se al liceo i suoi compagni lo ritraggono come una capra). Sarà per quella voce un po’ così. E’ divisivo: o lo ami o lo odi. Ed essere divisivi in politica è già metà sconfitta.
Secondo motivo: non ha i 5 schei de mona in tasca. Conio rarissimo, inventato o almeno riportato in auge da quel geniaccio della padovanità che era Dino Durante, se lo contraddici Parenzo diventa come un gatto sullo scroto di chi lo ha contraddetto. Vederlo a confronto con i vecchiotti dell’Arcella sarebbe certo uno spasso, ma probabilmente anche un disastro in termini di contatto/consenso.
Terzo motivo: non è all’altezza. Mica intellettualmente eh. Non è all’altezza da un punto di vista canonico. Se c’è stata una stagione in cui essere brevilinei era un vantaggio (vedi alla voce Settimo Gottardo, Paolo Giaretta e Iles Braghetto rinominati “il clan dei piccoletti terribili”) ora il pubblico vuole essere fascinato dal politico kalos kai agathos come dicevano i greci: vedi alla voce Jacopo Berti e Alessandro Di Battista, commentato in settimana da una collega di Reteveneta con un sognante “che alto che è”. Insomma, parrebbe che altezza mezza bellezza e anche mezza elezione.
Quarto motivo: identico a quello in positivo illustrato nella precedente analisi. Parenzo un lavoro ce l’ha, e chi glielo fa a fa?
A differenza dei sunnominati Di Battista e Jacopo Berti, che, diciamocelo, a vedere bene la denuncia dei redditi pre elezioni, dovevano vivere della borsetta di mammà: Di Battista è passato da 3.176 euro del 2012 a 78.730 euro del primo anno da parlamentare.
Jacopo Berti, già maestro di sci, dichiarava 3369 euro l’anno (con detrazione d’imposta di euro 1104 prima di passare ai circa 9000 euro netti al mese della paga mensile da consigliere regionale. Di Parenzo non si conosce la denuncia dei redditi, ma corre voce che non se la passi malaccio, o almeno non sia ai livelli da fame dei due sopra citati. La paga del sindaco, senza rimborsi spese, è di circa quattromila euro al mese. A occhio e croce (anzi e Cruciani) David Parenzo ci arriva già. Abitando inoltre a Roma si capisce subito che da un punto di vista economico, trasloco compreso, non sarebbe un affarone per il Parenzo radionazionale cambiare la strada certa per l’incerta della politica locale.
Quinto motivo: nemo profeta in Patria. Anzi! David Parenzo ha avuto un successo strepitoso tra Rai (con esperienze catodiche in realtà mica sempre fortunate), Radio24 e incursioni sui new media (ad esempio i video per Corriere.it). Peccato gravissimo per parte della stampa padovana, che certo punzecchiata anche da un po’ di invidia potrebbe fare all’ex Grillo parlante (credo che si chiamasse così il primo programma che Parenzo faceva a TV7 Triveneta nel secolo scorso) a personaggio stranoto della politica salottiera.

 

Alberto Gottardo

 

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