L’Ascom di Padova a favore del market all’ex foro boario in Pratp della Valle

 

“Il problema non è dove, ma semmai è come e, soprattutto, perchè”. Fernando Zilio, presidente dell’Ascom Confcommercio di Padova interviene sulla questione dell’ex Foro Boario e spezza una lancia in favore della ristrutturazione.
“Innanzitutto – chiarisce subito il leader dei commercianti padovani – va sgombrato il campo dagli equivoci: non ci sarà nessun centro commerciale nell’ex Foro Boario, ma semplicemente qualche negozio ed un punto vendita anche di generi alimentari, peraltro di dimensioni alquanto contenute. Nulla dunque a che vedere con le iniziative che hanno in animo i sindaci di Abano, Due Carrare e Limena (tanto per citare i maggiori) che intendono realizzare grandi cubature sottraendo territorio al verde e decentrando il commercio”.

Non solo. Le linee guida che la Regione si appresta ad emanare, parlano apertamente di recupero dell’esistente e di rientro nei centri storici.
“Esattamente quello che avverrà all’ex Foro Boario – continua Zilio – e che noi abbiamo avuto modo di vedere in giro per l’Europa, ad esempio a Klagenfurt, in Austria, o ad Anversa in Belgio dove, addirittura, hanno realizzato veri e propri centri commerciali, ma mantenendo la struttura architettonica delle facciate in modo così da non sfregiare il centro storico e portando, al tempo stesso, consumatori in città in grado di alimentare anche il commercio tradizionale insediato da tempo”.

Dunque, per Zilio, una volta assodato il “perchè”, è soprattutto il “come” si procederà a catturare il suo interesse, ma sul “dove” non vede perchè stracciarsi le vesti.
“L’ex Foro Boario – continua il presidente dell’Ascom Confcommercio – si chiama così perchè lì avveniva il mercato del bestiame. Era quella una destinazione “culturalmente” più accettabile di un negozio? Io non credo che si possa e si debba dare una “patente culturale” ed anzi sono convinto che quel tipo di commercio fosse perfettamente in linea con ciò che si era proposto il Memmo nel ‘700 e prima ancora le municipalità che al Prato della Valle assegnarono, nel corso dei secoli, un ruolo preciso di spazio commerciale. Se Padova ancor oggi e nonostante tutto, è la città dei commerci che ha dato vita al primo “centro commerciale” che la storia annoveri (Sotto il Salone), lo si deve al fatto che gli spazi cittadini sono stati pensati per agevolare il commercio”.

Per cui, nessuna “guerra” tra cultura ed economia.

“Nessuna guerra – conclude Zilio – semmai il problema vero è un altro, ovvero l’utilizzo pieno degli spazi culturali cittadini. Quando vedo un Centro Culturale San Gaetano sottoutilizzato non posso non chiedermi come quegli spazi potrebbero essere sfruttati meglio. Ed in vista del varo del nuovo contenitore rappresentato dal complesso del Castello Carrarese mi convinco che la città se da un lato non sta sottovalutando l’importanza della cultura e dei siti culturali, dall’altro ha l’obbligo di pensare in grande se ritiene (come io ritengo) di potersi candidare ad essere una capitale europea della cultura come lo è stata nei primi secoli dello scorso millennio. Nel caso del Foro Boario c’è l’intervento dei privati (ma si può pensare a qualcosa che non riguardi, oggi, i privati?) e dunque ci sono anche legittimi interessi che vanno comunque orientati all’interesse della comunità. Quel che non c’è, purtroppo, è un’idea condivisa di città e prima ancora c’è la presenza costante di quel “partito del no” che in nome di un conservatorismo che rischia di essere solo di maniera, finisce per tarpare le ali a qualsiasi intervento che sia anche minimamente innovativo. Con buona pace per il futuro della città”.