Una molecola sviluppata anche dall’Università di Padova riesce a cambiare struttura e funzione sotto l’azione della luce, per poi rigenerarsi. Si chiama Phoenix, “Fenice”, ed è al centro di una ricerca pubblicata su Nature Catalysis. Il sistema ha permesso di ottenere oltre 50 composti chimici, con rese fino al 78 per cento.
La molecola che cambia forma con la luce
La molecola Phoenix, sviluppata da un gruppo di ricerca delle Università di Padova, Ferrara, Parma e Perugia, cambia struttura quando viene colpita dalla luce e può svolgere funzioni chimiche differenti prima di ricostruirsi e tornare alla forma iniziale. Il nome richiama proprio questo comportamento: come una Fenice, la molecola si frammenta temporaneamente per poi rinascere nella sua struttura originaria. Quando assorbe la luce, Phoenix si divide in diverse specie reattive. I frammenti possono intervenire contemporaneamente in due processi chimici opposti, una riduzione e un’ossidazione. Terminata la reazione, però, si ricombinano e il catalizzatore viene rigenerato
Due reazioni opposte nello stesso processo
È questo il punto centrale della ricerca. La fotocatalisi utilizza la luce per favorire reazioni chimiche in condizioni relativamente miti, ma i fotocatalizzatori tradizionali presentano generalmente finestre di reattività più limitate. Phoenix è stata invece progettata per operare attraverso due diversi processi redox all’interno della stessa piattaforma. Il sistema raggiunge un intervallo energetico di 5,7 volt. Secondo gli autori, questa caratteristica consente di attivare legami chimici particolarmente difficili da modificare, tra cui C-Si, C-B, C-X e C-O, utilizzando la luce visibile.
Cosa succede alla molecola Phoenix dopo la luce
Per comprendere il funzionamento di Phoenix, i ricercatori hanno osservato anche gli eventi che avvengono subito dopo l’assorbimento della luce. Gli esperimenti hanno permesso di rilevare processi che si sviluppano in tempi estremamente rapidi, fino ai femtosecondi, e di ricostruire il percorso attraverso il quale il catalizzatore cambia struttura e viene successivamente rigenerato. La strategia è stata poi sperimentata su diversi substrati. Nella presentazione dell’Università di Padova, il gruppo di ricerca riferisce la produzione di oltre 50 composti chimici, con rese fino al 78 per cento. Tra i possibili risultati della metodologia ci sono anche molecole con potenziale attività biologica, comprese strutture difficili da ottenere attraverso metodi convenzionali.
La ricerca coordinata da Padova
A coordinare il lavoro è Luca Dell’Amico, del Dipartimento di Scienze chimiche dell’Università di Padova. Lo studio è stato realizzato da ricercatori dei quattro atenei italiani ed è stato pubblicato online il 14 agosto 2026 da Nature Catalysis come articolo open access. Il risultato, però, va letto per quello che è. Phoenix non è un nuovo farmaco e non rappresenta una tecnologia già pronta per un’applicazione industriale. Si tratta, allo stato attuale, di un nuovo principio di fotocatalisi dimostrato in laboratorio. Il suo interesse scientifico sta nella possibilità di utilizzare la stessa molecola per gestire trasformazioni chimiche opposte e rigenerarla successivamente, aprendo nuove possibilità nello studio delle reazioni attivate dalla luce.
