Parkinson, studio dell’Università di Padova scopre cosa accade nelle sinapsi prima dei sintomi

 

Uno studio coordinato dall’Università di Padova chiarisce il legame tra Parkinson sinapsi e proteina LRRK2. La ricerca, pubblicata su eLife, mostra come un’attività alterata della proteina possa indebolire la risposta dei neuroni agli stimoli prima della degenerazione e dei sintomi. Il risultato riguarda la ricerca di base.

Parkinson sinapsi: cosa ha scoperto lo studio

Il ruolo della proteina LRRK2

Il gruppo coordinato da Elisa Greggio, docente di Fisiologia al Dipartimento di Biologia, ha individuato una nuova funzione della proteina LRRK2. Il lavoro è pubblicato sulla rivista scientifica eLife.

La proteina era già osservata con attenzione perché alcune mutazioni del gene che la produce sono tra le cause ereditarie più frequenti del Parkinson. Un’attività anomala compare anche in forme senza familiarità genetica.

Come cambiano le connessioni tra neuroni

Lo studio mostra che LRRK2 contribuisce a preservare struttura e funzionamento delle sinapsi, i punti di contatto attraverso cui i neuroni comunicano.

In particolare, i ricercatori hanno collegato la proteina alla risposta al BDNF, un fattore che sostiene crescita e sopravvivenza dei neuroni. Il meccanismo coinvolge anche il citoscheletro di actina, l’impalcatura interna che permette alle cellule di cambiare forma.

Quando l’attività di LRRK2 viene alterata, i neuroni rispondono peggio ai segnali di crescita. Inoltre, non riescono a rimodellare correttamente le strutture che regolano le connessioni.

Perché osservare le fasi precedenti ai sintomi

Nel Parkinson i problemi di comunicazione tra sinapsi possono precedere di molto la morte dei neuroni dopaminergici. Queste cellule producono dopamina e la loro perdita è legata ai disturbi motori tipici della malattia.

Studiare le fasi iniziali consente quindi di capire come il neurone diventi progressivamente fragile. La ricerca coordinata a Padova non annuncia una terapia, ma identifica processi sui quali potranno concentrarsi nuovi studi.

Il team ha usato biologia molecolare, analisi omiche, microscopia ad alta risoluzione ed elettrofisiologia. Gli esperimenti hanno incluso anche neuroni umani ottenuti in laboratorio da cellule staminali riprogrammate.

Una rete internazionale di ricerca

Il progetto nasce dal programma STARS dell’Ateneo e proseguirà con collaborazioni internazionali. Tra queste figura il lavoro con la Northwestern University di Chicago nell’ambito del programma Aligning Science Across Parkinson’s.

La ricerca di base padovana si inserisce in un sistema universitario che comprende anche percorsi di dottorato con forti risultati occupazionali. Il prossimo obiettivo sarà approfondire invecchiamento cerebrale, stress ossidativo e vulnerabilità dei neuroni dopaminergici.