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Tumori, oncologa di Kiev: “In Ucraina la ricerca non si ferma nonostante la guerra”

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(Adnkronos) – “Prima dell’inizio della guerra su larga scala, in Ucraina erano attivi numerosi studi clinici. Con l’inizio della guerra, molti di questi studi sono stati interrotti o sospesi. Nonostante le enormi difficoltà, però, il nostro obiettivo è stato quello di riprendere questa attività. Infatti, anche dopo l’inizio della guerra, sono stati avviati e registrati nuovi studi clinici”. Così all’Adnkronos Salute Yuliia Novytska, oncologa presso il Centro oncologico Dobrobut, una delle principali strutture oncologiche private in Ucraina, con sede a Kiev, intervenuta alle Giornate dell’etica su ‘Guerra, salute globale e oncologia’ promosse da Aiom (Associazione italiana di oncologia medica) e Fondazione Aiom, che si aprono oggi a Erice (Trapani). 

“Oggi – spiega la specialista – vorrei presentarvi l’esperienza dell’Ucraina nella pratica clinica e, in particolare, nella ricerca clinica nel campo dell’oncologia. La guerra ha avuto conseguenze molto gravi sull’assistenza ai pazienti oncologici in Ucraina”, racconta. “Uno degli aspetti più drammatici sono stati gli attacchi contro le strutture sanitarie. Probabilmente avete visto nelle notizie l’attacco all’ospedale pediatrico Okhmatdyt, a Kyiv, uno dei principali centri specializzati nella cura dei bambini con tumore”, ricorda l’oncologa. “Anche la chiusura degli aeroporti ha avuto un impatto importante. Gli aeroporti erano fondamentali per il trasporto e la distribuzione dei farmaci, così come per l’arrivo di apparecchiature e materiali necessari per la cura dei pazienti oncologici”, prosegue l’esperta. Un altro problema “molto grave è stata la mancanza di elettricità, causata dagli attacchi alle infrastrutture energetiche. Per cercare di garantire la continuità delle cure, molti ospedali hanno dovuto utilizzare generatori di emergenza. Tuttavia, nonostante questi sforzi, in alcune strutture i pazienti hanno ricevuto un’assistenza inferiore rispetto a quella che sarebbe stata possibile in condizioni normali”. 

La guerra, continua la testimonianza, “ha inoltre provocato una grave carenza di personale sanitario e di farmaci. Molti ospedali hanno perso l’accesso a medici e specialisti, mentre numerosi operatori sanitari sono stati costretti a lasciare le proprie città. Per garantire la sicurezza dei pazienti, abbiamo utilizzato programmi di evacuazione medica. Molti pazienti sono stati trasferiti in altre regioni dell’Ucraina, mentre altri sono stati evacuati all’estero”. Infine, “gli attacchi alle strutture sanitarie e ai depositi di farmaci hanno aggravato ulteriormente la situazione. Di conseguenza, oggi in Ucraina dobbiamo affrontare una significativa carenza di alcuni farmaci necessari per la cura dei pazienti oncologici. Nonostante tutte queste difficoltà – conclude l’oncologa – stiamo cercando di mantenere e, dove possibile, ricostruire la nostra attività clinica e di ricerca, con l’obiettivo di garantire ai pazienti oncologici le migliori cure possibili anche in una situazione così complessa”. 

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