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Prof accoltellata, la scrittrice Auci: “Anch’io minacciata in classe, avevo tolto un cellulare”

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(Adnkronos) – “Il rapporto tra scuola e famiglia si è profondamente modificato negli ultimi vent’anni. È venuto meno quel confine che un tempo era molto chiaro: il genitore faceva il genitore, l’insegnante faceva l’insegnante”. Lo ha detto la scrittrice e docente Stefania Auci, autrice del bestseller “I leoni di Sicilia”, parlando con l’Adnkronos dei casi di aggressioni agli insegnanti, in occasione della sua presenza al festival Pordenonelegge per presentare il suo nuovo libro “Cunti, storie e romanzi. I libri della mia vita” (Mondadori). La scrittrice, che insegna anche come docente di sostegno, ha raccontato di essersi sentita in pericolo in alcune occasioni: “Mi è capitato con una ragazzina che mi aveva minacciato di graffiarmi la faccia perché le avevo tolto il cellulare. Alla fine, dopo due giorni, è venuta da me a raccontarmi cosa l’aveva spinta a essere così aggressiva”. 

“Dagli anni Ottanta e Novanta l’insegnante non è più percepito come la persona che ti insegna, che ti prepara ad affrontare l’università e il mondo del lavoro. Oggi può diventare quello a cui il genitore chiede: ‘Perché mio figlio non ha preso sei? Ha studiato tutto il giorno, non meritava quel brutto voto'”. “Non è una lode del passato – ha precisato Auci – ma il riconoscimento del fatto che allora erano più chiari il confine e il mandato educativo. L’insegnante fa quello che il genitore non è preparato a fare, non perché sia ignorante, ma perché non è il suo compito. Io non vado a fare il medico in ospedale perché non sono preparata a farlo. Allo stesso modo, non vedo perché un genitore debba sostituirsi all’insegnante se svolge un’altra professione”. 

Secondo Auci, c’è poi “il grande e spinoso problema della considerazione sociale degli insegnanti”. “L’insegnante è visto come quello che deve gestire il ragazzino e, purtroppo, spesso lui per primo si percepisce male, anche perché oggettivamente è pagato poco. Gli insegnanti italiani sono tra le categorie meno pagate d’Europa. E quando arrivano dei bonus, a me a volte suonano come delle elemosine. Bisogna ricordare una cosa fondamentale: l’insegnante di ogni ordine e grado crea i futuri cittadini. Ha nelle proprie mani le leve della conoscenza e della consapevolezza dei futuri cittadini”, ha sottolineato la scrittrice. “Nel momento in cui svuoti di significato questo ruolo e, contemporaneamente, accetti che gli insegnanti vengano trattati come fannulloni che hanno tre mesi di vacanza all’anno, si perde di vista la realtà del loro lavoro”. 

 

Stefania Auci ha quindi ricordato il carico di attività che si svolge anche al di fuori dell’orario in classe: “Ci sono il coordinamento, la preparazione delle relazioni, la correzione dei compiti, la valutazione, le riunioni e la preparazione delle lezioni. E quando si lavora con ragazzi con disabilità o con bisogni educativi speciali, bisogna predisporre verifiche e materiali specifici. Se hai sei classi, sono sei verifiche diverse”. “E poi non hai orario”, ha aggiunto. “Può arrivare la telefonata di un genitore che ti dice che il figlio non può venire a scuola perché ha avuto un attacco di panico e lo sta portando dalla psicologa. Anche questo fa parte del lavoro dell’insegnante”. 

Auci ha poi indicato tra i problemi anche “l’emulazione di determinati comportamenti” e la difficoltà di alcune famiglie nel seguire i propri figli durante l’adolescenza. “Fino ai nove, dieci anni questi ragazzi vengono protetti, tutelati, messi sotto una campana di vetro. Poi, una volta arrivati alle scuole medie, improvvisamente diventano grandi e, salvo alcune famiglie che continuano a seguirli, vengono in qualche modo abbandonati”. “L’uso dell’alcol e delle prime droghe è sceso drasticamente come età, così come l’età delle prime esperienze sessuali”, ha affermato. “Non sono una puritana, tutt’altro: è giusto che i ragazzi facciano le proprie esperienze. Ma arriva un momento in cui l’esperienza travalica e diventa un rischio per la persona. È lì che bisogna chiedersi dove sia la famiglia”. Secondo Auci, il tema riguarda anche la capacità dei genitori di stabilire e far rispettare dei limiti. “Se a dodici anni mio figlio mi dice che torna a mezzanotte e torna alle tre, e io alle tre non lo metto in punizione, non posso poi stupirmi se non conosce le regole. I ragazzi hanno bisogno di limiti”. “Manca il legame tra scuola e famiglia, quel dialogo non competitivo tra scuola e famiglia”, ha concluso Auci. “Perché le famiglie sono state tra le prime a mettere in discussione la scuola”. (di Paolo Martini) 

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