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Padova, la geometria delle foreste rivela perché alcune specie resistono meglio alla competizione

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Una ricerca guidata dall’Università di Padova mostra che contare gli alberi non basta a stimare la vulnerabilità di una specie. Il nuovo bilancio competitivo considera anche la distribuzione nello spazio e le relazioni con le altre specie, usando censimenti di oltre mezzo milione di alberi in tre foreste.

Ricerca foreste Unipd

Due specie con lo stesso numero di alberi possono avere vulnerabilità diverse. A fare la differenza è anche il modo in cui occupano lo spazio e interagiscono con le altre. Lo indica una ricerca guidata dal Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Padova, annunciata dall’Ateneo e pubblicata il 9 ottobre su Nature Ecology & Evolution.

Il gruppo ha elaborato un indicatore chiamato “bilancio competitivo”. Misura quanto una specie sia vicina alla soglia oltre la quale può essere soppiantata dalle altre e scomparire da quel particolare ecosistema. Si parla quindi di esclusione competitiva locale, non di una previsione dell’estinzione globale.

La mappa conta quanto il numero

Il primo autore Davide Bernardi spiega che la rarità resta un segnale importante, ma non basta da sola. Una stessa specie può risultare più protetta in un ambiente e più esposta in un altro, secondo la comunità che la circonda.

Gli strumenti della fisica dei sistemi complessi permettono di ricostruire l’effetto complessivo delle interazioni dalle mappe di abbondanza, senza misurare separatamente tutti i parametri di crescita, diffusione e relazione tra centinaia di specie.

Il modello è stato verificato su Barro Colorado Island, a Panama, sulla riserva di Pasoh, in Malaysia, e su Michigan Big Woods, negli Stati Uniti. Secondo il comunicato Unipd, i censimenti comprendono oltre mezzo milione di alberi di più di 500 specie. Le previsioni costruite su una parte di ciascuna foresta hanno descritto con buona precisione la parte restante.

Uno strumento aggiuntivo per la conservazione

A parità di abbondanza media, una distribuzione più disomogenea tende a ridurre la vulnerabilità alla competizione. Per Amos Maritan, autore corrispondente, il punto è leggere la specie dentro la rete di equilibri dell’intera comunità.

L’indicatore non sostituisce le valutazioni che considerano clima, perdita di habitat, eventi estremi e oscillazioni casuali. Il gruppo intende ora sperimentare l’approccio sulle comunità batteriche: un’estensione ancora da verificare, distinta dai risultati ottenuti sulle foreste.

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