Al Chiostro M9 di Mestre è aperta fino al 24 ottobre LiberaMente: undici pannelli bifacciali intrecciano la storia dell’accoglienza e i disegni di Mister Clay. I visitatori possono aggiungere colori e parole all’opera promossa dalla Fondazione Don Franco De Pieri.
LiberaMente a Mestre, l’opera cambia con i visitatori
Undici pannelli che il pubblico può modificare, aggiungendo colori, parole e disegni. Al Chiostro M9 di Mestre, LiberaMente mette in relazione la memoria dell’accoglienza delle persone con dipendenze e un’opera ancora aperta al contributo dei cittadini. L’esposizione è visitabile fino a sabato 24 ottobre. Il progetto è promosso dalla Fondazione di Solidarietà Don Franco De Pieri ETS, nel percorso dedicato ai quarant’anni dell’impegno sociale avviato dal Centro Don Lorenzo Milani.
La mostra è stata inaugurata il 20 ottobre al Chiostro M9, come documenta il Comune di Venezia. Il comunicato trasmesso da PK Communication descrive un allestimento partecipativo: i materiali disponibili consentono a chi entra di lasciare un segno, trasformando progressivamente le superfici esposte.
Memoria e illustrazioni sulle due facce
I pannelli sono bifacciali e misurano un metro per due. Un lato ospita fotografie e testimonianze della storia comunitaria; l’altro accoglie gli “Allucinati”, le figure create dall’artista Mister Clay, Diego Brusegan, insieme al lettering di LiberaMente. È questa parte dell’allestimento a rimanere aperta all’intervento dei visitatori, fino al completamento collettivo.
Il concept creativo è di WowHaus, in collaborazione con The Wallà, esperienza di rigenerazione urbana partecipata del Collettivo Bocaverta APS. Al progetto hanno lavorato Samuele Stocco, il coordinamento operativo di Eleonora Ruggeri e le grafiche di Silvia Armellin e Marta Pederiva. La documentazione audiovisiva è curata da WowProduction con Nicolò Mazzurco.
Il confronto sulle fragilità contemporanee
La Fondazione collega l’iniziativa alla propria attività di accoglienza e sostegno delle famiglie. Nella nota richiama anche le vulnerabilità dei giovani, dall’isolamento sociale alle dipendenze digitali. La mostra affronta questi temi attraverso il linguaggio artistico e le testimonianze.
Per Andrea Pilotto, amministratore delegato di WowHaus, il contributo dei cittadini permette di superare la sola esposizione fotografica e costruire un’esperienza condivisa. L’opera si sviluppa così durante i giorni di apertura: il risultato dipende anche dai segni lasciati da chi la attraversa.