(Adnkronos) – I giudici della Prima sezione penale della Cassazione hanno disposto un appello ter per i cinque poliziotti imputati nel caso Shalabayeva. Il nuovo processo d’Appello riguarda l’accusa di sequestro di persona della figlia di Alma Shalabayeva mentre è stata riconosciuta l’intervenuta prescrizione per il sequestro della donna. La procura generale della Cassazione nell’udienza che si è tenuta martedì scorso aveva chiesto il nuovo processo d’Appello per i cinque poliziotti con il sostituto procuratore generale della Cassazione Alessandro Cimmino che, non condividendo l’impostazione della sentenza d’Appello bis che aveva condannato tutti gli imputati a quattro anni, aveva fatto un distinguo tra i due uffici intervenuti nel caso, la Squadra Mobile e l’Ufficio Immigrazione, non ritenendo sussistente il concorso.
Per l’ex capo della Squadra Mobile di Roma Renato Cortese e per i funzionari dello stesso ufficio Francesco Stampacchia e Luca Armeni il pg aveva chiesto un appello ter solo per l’accusa di sequestro di persona della figlia di Alma Shalabayeva ritenendo che non c’è prova del dolo mentre per l’allora capo dell’Ufficio immigrazione Maurizio Improta e per il funzionario Vincenzo Tramma era stato sollecitato un nuovo processo di appello limitatamente alle attenuanti generiche ritenendo invece sussistente il dolo.
Un processo che ha avuto un lungo iter. I giudici della Corte di Appello di Firenze nel novembre dello scorso anno, non accogliendo le richieste della procura generale che aveva sollecitato l’assoluzione, avevano condannato a quattro anni tutti gli alti funzionari di polizia. In primo grado i cinque poliziotti erano stati condannati dal Tribunale di Perugia a pene comprese tra i 4 e i 5 anni. In secondo grado, il 9 giugno 2022, i giudici perugini avevano assolto tutti gli imputati “perché il fatto non sussiste” dall’accusa di sequestro di persona, ribaltando il verdetto di primo grado. La Corte di Cassazione nell’ottobre del 2023 aveva poi annullato le assoluzioni disponendo un nuovo processo davanti alla Corte d’Appello di Firenze che nel novembre 2025 aveva condannato gli imputati. Oggi la nuova sentenza della Cassazione che ha disposto l’Appello ter.
I fatti oggetto del procedimento si riferiscono alla notte tra il 28 e 29 maggio 2013 quando Alma Shalabayeva e la figlia Alua vennero prelevate dalla polizia nella loro abitazione di Casalpalocco. Le forze dell’ordine cercavano Muktar Ablyazov, marito di Alma Shalabayeva. Alla donna venne contestata l’accusa di possesso di un passaporto falso. Due giorni dopo, firmata l’espulsione, Alma e sua figlia vennero rimpatriate. Le due donne tornarono poi in Italia e venne loro riconosciuto l’asilo politico.
“Sono soddisfatto per l’annullamento della condanna per il sequestro della minore e mi auguro che il terzo appello renda finalmente giustizia in favore di un fedele e integerrimo servitore dello Stato”. Così l’avvocato Bruno Andò, difensore di Maurizio Improta dopo la sentenza della Cassazione. “Confesso dei dubbi sulla declaratoria di prescrizione per il sequestro della madre e aspetto di leggere le motivazioni”, conclude il penalista.
“Il riconoscimento della prescrizione per l’accusa del sequestro di Alma Shalabayeva vuol dire che l’ordinamento giuridico impone di chiudere un processo perché non ha più interesse a perseguire un determinato reato, ne consegue l’annullamento senza rinvio. Per quanto riguarda il sequestro della minore sono molto soddisfatto perché è stato accolto il ricorso della difesa che denunciava una errata interpretazione della legge penale”, dice l’avvocato Cesare Placanica difensore insieme al professore Franco Coppi dell’ex capo della Squadra Mobile di Roma Renato Cortese. “Adesso leggeremo le motivazioni a cui dovrà attenersi la Corte di appello di Firenze nel terzo giudizio di appello”, conclude il legale.
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