Circolo Pink, Osservatorio Migranti Verona e Laboratorio Autogestito Paratod@s contestano la lettura dell’archiviazione data dal consigliere regionale. La replica difende la scelta della denuncia e respinge l’accostamento a metodi mafiosi. Il provvedimento giudiziario non è allegato alla nota.
Pink e Valdegamberi, la replica delle associazioni
La chiusura del procedimento non mette fine allo scontro politico sul caso Vannacci a Verona. Circolo Pink Lgbte Verona, Osservatorio Migranti Verona e Laboratorio Autogestito Paratod@s rispondono a Stefano Valdegamberi con un comunicato inviato il 22 ottobre, contestando la lettura che il consigliere regionale ha dato dell’archiviazione.
Le associazioni ribadiscono di avere ritenuto necessario presentare la denuncia e respingono l’accostamento della propria azione a metodi mafiosi. Il punto centrale della replica riguarda la dignità delle realtà impegnate sui diritti e il significato delle espressioni utilizzate nel confronto pubblico.
Due letture contrapposte della vicenda
La controversia nasce dalle polemiche sulle contestazioni alla presentazione del libro di Roberto Vannacci a Verona. Nel precedente intervento sull’archiviazione, Valdegamberi aveva riferito la conclusione del procedimento per particolare tenuità del fatto e annunciato che avrebbe valutato con il proprio legale eventuali richieste di risarcimento.
Il consigliere aveva difeso le proprie critiche e sostenuto la necessità di tutelare la libertà di espressione. Le associazioni contestano questa rappresentazione: nella nota odierna rivendicano le ragioni della loro iniziativa e affermano che l’accostamento a pratiche mafiose resta per loro «indegno e inaccettabile».
La nota non allega il provvedimento
Il comunicato contiene anche valutazioni sugli effetti penali e sulle possibili pretese risarcitorie. Non allega però il provvedimento giudiziario cui si riferisce: queste interpretazioni restano quindi attribuite ai firmatari e non vengono presentate come un accertamento autonomo della redazione.
Pur dichiarandosi insoddisfatte dell’esito, le tre realtà confermano la scelta di avere agito a tutela della propria dignità e dell’autodeterminazione. La replica non annuncia una nuova causa né indica una richiesta economica formalmente depositata.