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‘Miracolato’ tre volte: a 85 anni supera terza rottura aorta con complesso intervento

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Tre volte a un passo dalla morte, tre volte salvato. È la storia di un paziente di 85 anni, che nell’arco di quattordici anni ha dovuto affrontare per ben tre volte una grave complicanza legata a un aneurisma dell’aorta addominale. L’ultima volta è accaduto recentemente, quando l’uomo è arrivato, di notte, al pronto soccorso della Fondazione Irccs San Gerardo dei Tintori di Monza con fortissimi dolori addominali. Gli esami hanno evidenziato una nuova rottura dell’aorta, provocata dal distacco della precedente ricostruzione chirurgica. Un’emergenza potenzialmente letale che ha richiesto l’immediato intervento dell’équipe di Chirurgia vascolare, diretta da Vittorio Segramora.  

L’intervento, particolarmente complesso, è stato eseguito con una tecnica ibrida, combinando una procedura endovascolare con la chirurgia tradizionale. Dall’inguine è stata introdotta una nuova endoprotesi all’interno della precedente protesi, mentre contemporaneamente è stato realizzato un bypass per garantire nuovamente un adeguato afflusso di sangue agli arti inferiori. L’intervento è perfettamente riuscito. Dopo pochi giorni il paziente è stato dimesso in buone condizioni di salute e ha potuto tornare alla sua vita quotidiana. 

La storia del paziente inizia nel 2012, quando, sempre al San Gerardo, era stato sottoposto con successo a un intervento endovascolare per il trattamento di un voluminoso aneurisma dell’aorta addominale. L’aneurisma è una dilatazione anomala della parete dell’aorta che, se si rompe, può provocare una grave emorragia interna e mettere immediatamente a rischio la vita. All’epoca l’aneurisma era stato trattato attraverso l’inserimento di una endoprotesi, una sorta di ‘rivestimento interno’ dell’aorta che permette di escludere l’aneurisma dal normale flusso sanguigno senza dover sostituire chirurgicamente l’intero tratto di vaso. Per molti anni il trattamento aveva funzionato. Poi, nel 2024, a causa dei mancati controlli periodici a cui il paziente non si è sottoposto, l’endoprotesi aveva perso la sua efficacia. L’aneurisma si era nuovamente rotto provocando una grave emorragia interna. Anche in quella occasione il paziente era stato trasportato d’urgenza al San Gerardo e sottoposto a un intervento chirurgico complesso: rimozione della precedente endoprotesi, trattamento dell’aneurisma e ricostruzione dell’aorta attraverso unaorto-aortico. Sembrava essere la conclusione della vicenda. Ma quattro anni dopo è arrivata la terza emergenza. 

Questa volta il problema non era direttamente legato alla vecchia endoprotesi, ma alla ricostruzione effettuata nel 2024: si era verificato un distacco anastomotico, cioè una separazione nel punto in cui il tessuto dell’aorta era stato collegato chirurgicamente all’innesto. La conseguenza è stata una nuova rottura aneurismatica. “È un caso singolare e particolarmente complesso”, spiega Vittorio Segramora. “La prima cosa che questa vicenda ci ricorda è quanto siano importanti i controlli nel tempo dopo un intervento di chirurgia vascolare. Anche quando un intervento è stato eseguito con successo, possono verificarsi, a distanza di anni, complicanze che devono essere individuate e trattate tempestivamente”. La possibilità di complicanze tardive è infatti rara, ma può verificarsi anche dopo procedure eseguite correttamente, in particolare nel trattamento endovascolare degli aneurismi.”Il caso ha avuto un lieto fine, ma non è sempre così. Devo ringraziare i miei collaboratori per la cura e la rapidità con cui sono intervenuti. Il risultato favorevole, però, non è mai il risultato di una sola persona: è il frutto di un lavoro di équipe che coinvolge numerose professionalità”, conclude Segramora. 

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