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Università di Padova in Uzbekistan, ricerca su acqua e suoli: focus sulla salinizzazione

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L’Università di Padova in Uzbekistan per rafforzare la cooperazione scientifica su acqua, clima e tutela dei suoli. La missione ha coinvolto TIIAME University e Green University. Al centro dei colloqui anche la salinizzazione, una minaccia per l’agricoltura e la sicurezza alimentare

L’Università di Padova rafforza la propria presenza scientifica in Asia centrale. Una delegazione dell’Ateneo ha concluso una missione in Uzbekistan, incontrando i vertici della TIIAME University di Tashkent e della Green University. Al centro degli incontri la gestione delle risorse idriche, la tutela dei suoli e l’adattamento ai cambiamenti climatici, con particolare attenzione alla salinizzazione.

La visita dà continuità al protocollo d’intesa firmato a giugno tra l’Università di Padova e TIIAME, quando il rettore dell’ateneo uzbeko, Bakhadir Mirzaev, aveva incontrato la rettrice Daniela Mapelli e il prorettore Massimiliano Zattin. La collaborazione punta a sviluppare attività comuni di ricerca, formazione e mobilità accademica. TIIAME è uno dei principali riferimenti scientifici del Paese nei settori dell’irrigazione, della gestione delle risorse idriche e dell’agricoltura in ambienti aridi.

Università di Padova in Uzbekistan: perché la salinizzazione preoccupa

Uno degli argomenti principali del confronto riguarda la salinizzazione dei terreni, un fenomeno che si verifica quando i sali si accumulano nel suolo in quantità eccessive, compromettendone la fertilità e la capacità produttiva.

La questione ha una dimensione internazionale. Secondo la FAO, 1,381 miliardi di ettari, pari al 10,7% delle terre emerse, sono interessati dalla presenza di suoli salini o sodici. L’Uzbekistan rientra inoltre tra i dieci Paesi che, complessivamente, concentrano il 70% dei terreni colpiti da questo fenomeno. La valutazione globale della FAO sui suoli interessati dalla salinità evidenzia le conseguenze sulla fertilità e sulla produzione agricola.

«Veneto e Uzbekistan, pur appartenendo a contesti geografici molto diversi, condividono sfide sempre più simili: dalla scarsità idrica alla siccità, fino alla necessità di adattarsi agli effetti dei cambiamenti climatici», spiega Paolo Tarolli, delegato dell’Università di Padova per le relazioni con l’Asia.

Il docente ha richiamato anche il contributo delle ricerche condotte dall’Ateneo nel Delta del Po, dove sono state sviluppate competenze scientifiche sulla gestione del territorio e delle risorse idriche.

Il dialogo con Green University e i nuovi progetti

La missione ha permesso di avviare anche un confronto con Green University, istituita nel 2023 e specializzata negli studi ambientali e climatici. All’incontro hanno partecipato il vicerettore Sayidjahon Khasanov e il prorettore per la cooperazione con le istituzioni di istruzione, Atabek Davronbekovich Babadjanov. Per Padova erano presenti Tarolli e Camilla Girasole, dirigente dell’Area Relazioni internazionali.

Tra gli ambiti individuati per possibili collaborazioni figurano le tecnologie ambientali, l’adattamento ai cambiamenti climatici e la gestione sostenibile delle risorse naturali. L’obiettivo è ampliare gli scambi di studenti e docenti, sviluppare progetti di ricerca congiunti e promuovere pubblicazioni scientifiche condivise.

Anche sul territorio padovano la gestione dell’acqua è al centro di iniziative di ricerca. A Borgoricco, per esempio, l’Università partecipa al progetto europeo WatHer, che punta a recuperare fossi e siepi per contrastare siccità, alluvioni e degrado delle risorse idriche. Per il secondo anno consecutivo, l’Ateneo è stato inoltre invitato a InnoWeek, appuntamento dedicato all’innovazione in Uzbekistan. La missione si è conclusa con l’incontro della delegazione padovana con l’ambasciatore italiano Guido De Sanctis.

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