I dati ambientali di Padova riaccendono il confronto politico in vista delle comunali del 2027. Il rapporto Ecosistema Urbano premia la città con il 33° posto, ma alcuni indicatori peggiorano. L’esponente leghista contesta la gestione della giunta, mentre l’assessore difende il percorso intrapreso.
Sei posizioni guadagnate in classifica, ma non abbastanza per mettere tutti d’accordo. Il rapporto Ecosistema Urbano 2026 di Legambiente, che colloca Padova al 33° posto su 106 capoluoghi italiani, ha aperto un nuovo fronte di confronto tra maggioranza e opposizione. Al centro della discussione ci sono le politiche ambientali del Comune e soprattutto il modo in cui vengono interpretati i risultati.
A sollevare la questione è stato Roberto Marcato, esponente della Lega e protagonista del confronto politico in vista delle amministrative del 2027. In un video pubblicato sui social, ha contestato il peggioramento di alcuni indicatori, puntando il dito contro piste ciclabili, patrimonio arboreo, numero di automobili e produzione di rifiuti. Secondo la sua lettura, i risultati negativi sarebbero riconducibili alle scelte dell’amministrazione, mentre i miglioramenti nella qualità dell’aria dipenderebbero soprattutto da fattori esterni e dal rinnovamento del parco auto.
Dati ambientali di Padova: luci e ombre del rapporto
I numeri mostrano effettivamente alcune criticità. Nel 2025 ogni residente ha prodotto 649 chilogrammi di rifiuti urbani, contro i 633 dell’anno precedente. L’indice delle infrastrutture per la ciclabilità è sceso da 18,58 a 14,8 metri equivalenti ogni 100 abitanti. Anche gli alberi pubblici sono diminuiti: da 36 a 31,7 ogni 100 residenti.
Non tutto, però, va nella direzione opposta. Il PM10 è sceso da 32 a 27 microgrammi per metro cubo, mentre i viaggi annuali sui mezzi pubblici sono saliti da 92 a 96 per abitante. Padova ha inoltre migliorato il punteggio complessivo, passando dal 58,93% al 62,87%.
Alla critica ha risposto l’assessore all’Ambiente Andrea Ragona, contestando la selezione dei singoli indicatori e ricordando che il rapporto modifica nel tempo parametri e pesi. Una precisazione confermata anche da Legambiente Padova: il confronto diretto tra le diverse edizioni non è sempre immediato.
L’indice considera infatti 20 indicatori: il 56% del peso riguarda le risposte e le politiche degli enti locali, mentre il resto considera condizioni ambientali e fattori di pressione. La classifica consegna un risultato, ma non chiude la discussione. La vera misura della transizione ecologica sarà capire se, nei prossimi anni, le criticità evidenziate oggi diventeranno finalmente numeri in discesa.
