Valore aggiunto a quota 36,6 miliardi nel 2025: Padova guida il Veneto per ricchezza prodotta, ma cresce dell’1,61%, sotto il 2,30% nazionale. Nell’elaborazione di Confcommercio sui dati Tagliacarne e Unioncamere, i servizi valgono quasi il 65%. Bertin chiede sostegno a investimenti e competenze.
Valore aggiunto: il primato e il divario nella crescita
La provincia di Padova mantiene il primo posto in Veneto per valore aggiunto complessivo. Secondo il comunicato diffuso l’8 novembre da Confcommercio Padova, l’elaborazione dei dati del Centro Studi Tagliacarne e di Unioncamere indica per il 2025 circa 36 miliardi e 626 milioni di euro, contro i 36 miliardi e 45 milioni del 2024.
L’aumento è di circa 581 milioni, pari all’1,61%. Il confronto colloca Padova sotto il Veneto, che registra un incremento dell’1,86%, e sotto il 2,30% italiano. Le statistiche territoriali del Centro Studi Tagliacarne esprimono gli importi a prezzi correnti: si tratta dunque di variazioni nominali, non di crescita depurata dall’effetto dei prezzi.
Quarta per incremento, seconda per abitante
Nella graduatoria regionale degli aumenti percentuali, Padova è quarta. La precedono Venezia, con il 2,74%, Verona, con il 2,20%, e Belluno, con il 2,06%. Il valore aggiunto per abitante padovano raggiunge 39.238 euro: è il secondo dato veneto dopo Vicenza, a quota 40.106 euro.
Il primato provinciale riguarda quindi la dimensione complessiva dell’economia, mentre il ritmo di incremento offre un’indicazione diversa. Sono due misure da tenere distinte anche nella lettura del risultato locale.
I servizi e le richieste delle imprese
I servizi generano complessivamente circa 23,7 miliardi, quasi il 65% del totale provinciale. Commercio, turismo, trasporti e comunicazioni valgono 8,37 miliardi, con un aumento dell’1,98%; le attività finanziarie, immobiliari, professionali e i servizi alle imprese arrivano a 9,62 miliardi, crescendo dello 0,66%. L’industria in senso stretto supera i 10 miliardi, in aumento dell’1,32%.
Per il presidente di Confcommercio Padova, Patrizio Bertin, il peso economico della provincia deve accompagnarsi a condizioni più favorevoli per investire. La nota sollecita credito accessibile, formazione, innovazione, infrastrutture e una pubblica amministrazione più efficiente. Il richiamo alla mobilità e alle attività urbane si collega alle richieste di certezze su accessi e parcheggi per i negozi. Bertin sottolinea inoltre il ruolo autonomo del terziario, che non considera un semplice supporto alla manifattura.
