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A Salman Rushdie l’onorificenza ‘Ambassador of Freedom’

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(Adnkronos) – Salman Rushdie ha ricevuto, questa sera al Teatro Verdi di Pordenone, l’onorificenza di “Ambassador of Freedom”, inaugurando ufficialmente la 27/a edizione di Pordenonelegge, dedicata quest’anno in particolare al tema della libertà di espressione e al ruolo della letteratura nella difesa della parola libera. Lo scrittore e saggista indiano naturalizzato britannico, con cittadinanza statunitense dal 2016,, protagonista dell’incontro “Linguaggi della verità”, è stato introdotto dal presidente della Fondazione Pordenonelegge Michelangelo Agrusti, che ha evidenziato il filo conduttore della nuova edizione del festival: dalla vicenda personale di Rushdie, diventato simbolo della libertà di opinione, all’impegno per i valori di libertà e indipendenza richiamato dalla figura del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, fino alla storia della giornalista russa Anna Politkovskaja e alle numerose voci ospitate dalla Dissensio Arena.  

La direttrice della Fondazione Pordenonelegge.it, Michela Zin, ha letto le motivazioni del riconoscimento: “A Sir Salman Rushdie, scrittore del mondo, coscienza libera del nostro tempo, va l’onorificenza Ambassador of Freedom per aver fatto della parola non solo un mestiere, ma un atto di coraggio. La sua opera ha attraversato confini, identità, fedi e paure, ricordandoci che la letteratura è il luogo più radicale della libertà, quello dove tutto può essere detto, immaginato, messo in discussione. Rushdie ha pagato il prezzo più alto per la libertà di espressione, senza mai rinunciare ad esercitarla. Davanti alla minaccia e alla violenza subita nel 2022, ha continuato a scrivere e a pensare. Simbolo della battaglia contro censura, fanatismo e oscurantismo, Pordenonelegge lo nomina Ambassador for Freedom perché la sua vita ci insegna che la libertà è un esercizio quotidiano, fragile e necessario, da difendere con l’arte e con l’immaginazione”. 

Lo scrittore è stato quindi intervistato dal giornalista Federico Rampini. Domani Rushdie farà ritorno negli Stati Uniti, dove a New York è atteso alla prima di “Knife”, il documentario diretto da Alex Gibney che racconta l’attentato subito dallo scrittore nel 2022 e il difficile percorso di recupero seguito all’aggressione. Il film ricostruisce l’accoltellamento e le sue conseguenze anche attraverso il video diario realizzato dalla moglie di Rushdie, la poetessa e fotografa Rachel Eliza Griffiths. “Spero di arrivare in tempo – ha raccontato Rushdie durante la conferenza stampa a Pordenone –. I programmi di viaggio sono complicati per arrivare a New York domani sera». Lo scrittore ha definito il documentario «un buon film» e ha elogiato il lavoro di Gibney, premio Oscar e tra i più affermati documentaristi contemporanei. “Ha adottato un approccio molto sensibile – ha spiegato –. La colonna portante del film è il video diario girato da mia moglie, che per un anno ha ripreso noi due mentre cercavamo di affrontare la tragedia che ci è capitata, di curare a poco a poco le ferite, fino alla guarigione e al completo ristabilimento». Una visione che, ha ammesso Rushdie, sarà emotivamente difficile anche per lui: «Certo per me sarà dura vederlo, ma spero che per il resto del pubblico possa essere una visione interessante”. Nel corso della conferenza stampa, il curatore di Pordenonelegge Alberto Garlini ha sottolineato il valore dell’opera di Rushdie nel panorama letterario contemporaneo: “Ha cambiato il modo in cui raccontare le storie”. Una letteratura, ha osservato, capace di generare altre storie e che “rifiuta una sola voce”, facendo di questa pluralità la propria forza. 

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