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Agri-E, lo spin-off di Padova trasforma gli scarti in bioetanolo: selezionato per Agrifood Next 60

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Agri-E, spin-off dell’Università di Padova nato nel 2025, propone micro-bioraffinerie per trasformare sottoprodotti agricoli in bioetanolo. La startup è stata selezionata per Agrifood Next 60 e per il Digital Day di Startup Marathon. Il risparmio sui costi resta una stima comunicata dall’Ateneo.

Agri-E Padova, dagli scarti agricoli al bioetanolo

Trasformare i sottoprodotti agricoli in combustibile da utilizzare nell’azienda che li genera: è il progetto di Agri-E, startup costituita nel 2025 e spin-off dell’Università di Padova. Nel comunicato del 21 ottobre, l’Ateneo annuncia l’inclusione nella categoria “Circular and Climate” di Agrifood Next 60, pubblicazione che seleziona sessanta realtà italiane dell’innovazione agroalimentare.

Agri-E è anche tra le startup ammesse al Digital Day di Startup Marathon, in programma il 22 ottobre. Presenterà il proprio progetto alla giuria; la selezione non equivale alla vittoria del concorso. Nel 2026 è entrata inoltre nel programma UniCredit Start Lab.

Lieviti e impianti su piccola scala

Il cofondatore e amministratore delegato è Lorenzo Favaro, docente del DAFNAE. La tecnologia impiega ceppi di lievito ingegnerizzati, sviluppati nella collaborazione tra l’Università di Padova e la Stellenbosch University sudafricana, e un processo chiamato Consolidated BioProcessing. L’obiettivo è convertire in bioetanolo biomasse e sottoprodotti di riso, frumento, patate, mais e frutta.

La proposta si rivolge a riserie, aziende agricole e operatori agroindustriali con grandi quantità di residui disponibili. Prevede micro-bioraffinerie modulari installabili nei siti produttivi, accompagnate dalla fornitura del lievito e dall’assistenza tecnica. Il combustibile sarebbe destinato all’autoconsumo, per ridurre il ricorso a carburanti tradizionali.

Il risparmio dichiarato e lo sviluppo

L’Ateneo indica una possibile riduzione di almeno il 60% dei costi di produzione. È un dato presentato nel comunicato: non costituisce un risparmio verificato per ogni impresa. La nota non precisa quanti impianti siano già operativi, il prezzo delle installazioni o le condizioni dei singoli utilizzi.

La prorettrice Monica Fedeli collega il progetto alla collaborazione fra ricerca e imprese e alla valorizzazione degli scarti. Per le aziende interessate, il passaggio decisivo resta la valutazione della soluzione rispetto ai propri residui, ai consumi e alle caratteristiche dell’impianto proposto.

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