La nuova graduatoria ERP delle case popolari a Padova è entrata in vigore: nelle prime 350 posizioni circa metà dei richiedenti vive da sola. E tra gli aventi diritto ci sono anche anziani rimasti senza casa dopo il mancato rinnovo dell’affitto.
PADOVA – Dietro una graduatoria ci sono numeri, ma soprattutto persone che stanno aspettando una casa. A Padova sono 1.660 i richiedenti ammessi alla nuova graduatoria per gli alloggi di edilizia residenziale pubblica, entrata in vigore giovedì 10 settembre. Sono circa 200 in meno rispetto alla graduatoria di due anni fa, ma il problema resta: trovare un alloggio disponibile per chi è in lista può richiedere tempo. Tutto ciò si inserisce in un mercato degli affitti che a Padova sta diventando sempre più difficile. Il canone libero è aumentato del 43% dal 2019, secondo un’analisi dell’UPPI.
E dentro quei numeri sta emergendo un cambiamento significativo. Tra le prime 350 posizioni della graduatoria, circa la metà dei richiedenti è composta da persone sole. Non soltanto famiglie numerose o nuclei con figli, dunque: anche il bisogno abitativo di chi vive da solo sta assumendo un peso sempre maggiore.
Non solo famiglie: la casa popolare a Padova serve anche a chi vive da solo
È forse questo il dato che racconta meglio come sta cambiando la domanda di abitazioni pubbliche a Padova. Una persona sola può trovarsi in difficoltà anche senza avere figli o un nucleo familiare numeroso: basta un reddito insufficiente rispetto agli affitti, una pensione bassa o la perdita improvvisa dell’alloggio in cui si viveva.
La nuova graduatoria mostra proprio questa trasformazione. Circa la metà delle prime 350 posizioni è occupata da single, mentre tra gli aventi diritto figurano anche una settantina di anziani. È un elemento che racconta una fragilità abitativa diversa da quella a cui si pensa normalmente quando si parla di case popolari.
Gli anziani che perdono casa quando scade l’affitto
Tra le persone presenti nelle posizioni alte della graduatoria ci sono infatti diversi anziani che vivevano in affitto e che, alla scadenza del contratto, non si sono visti rinnovare la locazione.
È una situazione particolarmente delicata: chi ha una pensione o un reddito fisso può avere difficoltà a trovare un nuovo appartamento sul mercato privato, soprattutto quando il canone richiesto è superiore a quello sostenibile con le proprie entrate.
E c’è anche un altro elemento che rende il fenomeno interessante per Padova. Alcuni degli anziani rimasti senza casa vivevano in zone destinate a essere interessate dalle nuove linee del tram. Con il miglioramento dei collegamenti, quelle aree possono diventare più appetibili per proprietari e investitori, anche per affitti destinati a lavoratori, studenti o turisti.
È qui che il problema delle case popolari incrocia quello più generale dell’abitare a Padova: quanto è ancora possibile restare in città quando il proprio contratto d’affitto termina e il mercato cambia?
1.660 domande per case popolari a Padova, ma gli alloggi disponibili sono molti meno
La graduatoria comprende 1.660 richieste, tutte ammesse per la prima volta nel nuovo procedimento. Il Comune ha pubblicato la graduatoria definitiva relativa al bando ERP 2025, che può essere consultata senza dati personali attraverso l’ID o il numero di protocollo della domanda.
Il problema è che essere inseriti in graduatoria non significa avere automaticamente una casa.
Gli alloggi vengono assegnati quando diventano disponibili e in base alla posizione raggiunta nella graduatoria. Anche ATER chiarisce che non è possibile stabilire in anticipo le tempistiche di assegnazione: occorre attendere che ci siano alloggi disponibili e che si arrivi alla propria posizione.
Dal 2020, secondo i dati riportati nella ricostruzione televisiva sulla nuova graduatoria, sono stati assegnati 725 alloggi di case popolari a Padova tra quelli di proprietà ATER e quelli comunali. Il patrimonio comprende circa 3.500 alloggi ATER e 1.600 comunali.
Il vero problema è quando la graduatoria incontra la vita reale
Per chi è in lista, quindi, il numero davanti al proprio nome non è soltanto una posizione amministrativa. Può significare continuare a vivere in un appartamento che costa troppo, cercare una nuova sistemazione dopo uno sfratto o un mancato rinnovo, condividere una casa con altri familiari oppure rinunciare a restare nel quartiere in cui si è vissuto per anni.
Ed è proprio questa la parte della nuova graduatoria che merita attenzione: il bisogno di una casa pubblica non riguarda più soltanto l’immagine tradizionale della famiglia numerosa. Tra chi aspetta ci sono sempre più persone sole e anziani, cioè persone che sul mercato privato possono avere difficoltà a trovare un’alternativa sostenibile. La nuova graduatoria, insomma, fotografa una domanda abitativa che sta cambiando. La domanda adesso è se il patrimonio pubblico riuscirà a stare al passo con questa trasformazione.