La difesa nel TSO è obbligatoria per convalida e proroga dopo la sentenza 157/2026 della Consulta. ADUC chiede ora una norma che garantisca il patrocinio a spese dello Stato senza domanda né verifica del reddito. La proposta della legale Claudia Moretti riguarda anche la copertura dei ricorsi.
Difesa nel TSO, la richiesta di ADUC sui costi legali
Garantire automaticamente il patrocinio a spese dello Stato alle persone sottoposte a trattamento sanitario obbligatorio ospedaliero, senza una domanda dell’interessato e senza verifica reddituale. È la proposta avanzata da ADUC in un comunicato del 29 ottobre firmato dalla legale e consulente dell’associazione Claudia Moretti.
L’intervento segue la sentenza 157/2026 della Corte costituzionale, depositata il 2 ottobre. La pronuncia ha introdotto l’assistenza necessaria di un difensore nel procedimento di convalida del TSO in degenza ospedaliera e nella sua eventuale proroga.
Che cosa ha stabilito la Consulta
La persona interessata deve essere avvisata della possibilità di scegliere un avvocato di fiducia. In mancanza, il giudice tutelare designa un difensore d’ufficio. Il legale deve essere avvertito tempestivamente, può partecipare all’audizione che precede la convalida e riceve la notifica del provvedimento motivato. Queste garanzie riguardano anche la proroga del trattamento.
La Corte collega la necessità della difesa tecnica all’incidenza del ricovero coattivo sulla libertà personale. Richiama inoltre le responsabilità organizzative del legislatore e degli uffici chiamati ad attuare le nuove garanzie.
La proposta sul patrocinio gratuito
Moretti concentra l’attenzione sulla sostenibilità economica della difesa nel TSO. Secondo la consulente, rendere obbligatorio l’avvocato senza prevedere un’ammissione automatica al patrocinio pubblico rischia di lasciare un costo a carico di persone che, durante una crisi, possono avere difficoltà a presentare un’istanza o raccogliere i documenti necessari.
ADUC propone quindi una norma espressa per convalida, proroga e impugnazione, che assicuri la copertura pubblica e chiarisca se il difensore nominato nella prima fase possa seguire anche il ricorso al tribunale. È una richiesta di modifica legislativa, distinta dalle garanzie già stabilite dalla Consulta.
La proposta comprende il pagamento del lavoro professionale da parte dell’Erario secondo i parametri applicabili. Nell’attesa, Moretti sollecita protocolli fra tribunali, ordini forensi e servizi sanitari per individuare difensori formati e spiegare alle persone assistite il regime economico della prestazione.