Il sindaco accoglie positivamente l’appello civico per individuare un candidato indipendente, ma non anticipa giudizi su Marco Ferrero. Mercoledì il confronto con le realtà che stanno animando il dibattito cittadino.
Nessuna porta chiusa, ma nemmeno una benedizione anticipata. Sergio Giordani sceglie la prudenza davanti alla proposta di individuare una figura civica per guidare il centrosinistra alle elezioni comunali di Padova del 2027. Il sindaco non nasconde il proprio favore per il coinvolgimento della società civile, ma evita di sbilanciarsi sul nome di Marco Ferrero, l’avvocato indicato da alcune realtà del mondo universitario e del Terzo settore.
«Basta che sia una brava persona», ha sintetizzato Giordani, tagliando corto sulle possibili candidature durante un incontro a Palazzo Moroni. Il primo cittadino ha comunque accolto positivamente l’iniziativa: «Quando la gente partecipa è sempre positivo». Sul profilo di Ferrero, invece, mantiene le distanze: «Non posso dire di conoscerlo, ci ho parlato qualche volta». Il nome, tuttavia, non verrà ignorato: il sindaco ha annunciato che mercoledì si riunirà con i promotori dell’appello.
Elezioni Padova 2027, Giordani prepara una lista civica
La disponibilità al dialogo si accompagna a un progetto politico già delineato. Giordani intende costruire una lista di 32 candidati civici, con l’obiettivo di sostenere il futuro sindaco e dare continuità all’esperienza amministrativa maturata negli ultimi anni. Il primo cittadino ha spiegato di voler contribuire alla vittoria di una coalizione nella quale centro e sinistra possano continuare a lavorare insieme.
L’iniziativa si inserisce nel percorso avviato dall’appello «Per una Padova civica», sottoscritto da esponenti dell’università, delle professioni e del volontariato. La proposta, ricostruita anche da La Difesa del Popolo, punta a individuare una personalità indipendente, capace di raccogliere consensi oltre i confini dei partiti.
Il confronto, però, è ancora aperto. Giordani non indica un nome né pretende di chiudere la partita: mette sul tavolo la propria rete civica e lascia spazio al dialogo. La successione a Palazzo Moroni si giocherà anche sulla capacità di tenere insieme sensibilità politiche e mondi associativi differenti.
