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Fiera delle parole o fiera dei vecchi amici, sempre gli stessi o quasi? Padova si può accontentare?

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Chissà cosa è successo negli ultimi dodici mesi. Chissà se l’assessore Andrea Colasio e Bruna Coscia, motore della Fiera delle Parole inaugurata ieri in palazzo della Ragione, si ricordano dell’articolo qui a fianco. E’ stato pubblicato un anno fa dal Corriere del Veneto. A firma di Davide D’Attino. Colasio ritraeva Bruna Coscia come un Bulldozer, poco o per nulla incline al dialogo.
Ieri Colasio ha avuto parole di miele, mi dice chi, a differenza di chi scrive, c’era ieri sera. Andrea Colasio si è lanciato, mi riferiscono, in un panegirico della Fiera delle Parole e della Padova colta. Colta come lui, che è indubbiamente una parsona di robustissimi studi. Scrive correttamente Andrea Nicolello – Rossi su facebook: “Corona, Augias, Staino, Vecchioni, Dandini, Manfredi, Mancuso, Colombo, Maraini …. per la ottava o nona volta a Padova. Chissà come mai RadioTRE segue i festival di Ferrara, Mantova, Modena, Matera, Pordenone e Trento e non Padova”. Una domanda che ci si potrebbe iniziare a porre dal prossimo anno. Perchè la Fiera delle Parole è una iniziativa divertente, gioco a cui partecipo volentieri anch’io oggi pomeriggio presentando un libro scritto dal giornalista Stefano Pittarello. Ma una rassegna culturale, che abbia appeal tale da poter attrarre turisti da oltre il Bassanello, beh, dovrebbe probabilmente poter offrire qualcosa di meglio del solito, buonissimo per carità, minestrone e bollito. Ottimo che ad esempio domani pomeriggio alle 16 in palazzo della Ragione ci sia Mauro Corona a dialogare con Luigi Maieron intervistati dal bravissimo giornalista Francesco Chiamulera. Chapeau. Ci andrò, perchè Mauro Corona è Mauro Corona. Ma sono eventi che si possono avere anche a Cortina con una Montagna di libri di cui Chiamulera è una delle anime. Insomma, chapeau, ma anche déjà vu.
E questo, mi sa, è ben presente anche all’assessore Colasio, bravissimo questa volta a spacciare come una rassegna straordinaria quella che è, a voler essere realisti, una simpatica convention tra vecchi amici. Molto vecchi. Sempre o quasi gli stessi da tanti anni. So che Bruna Coscia capirà che non ce l’ho con lei: io sono un fan della Fiera delle Parole. Ma mi chiedo ad esempio se in vista della prossima primavera non sia il caso di affiancarle qualcosa di nuovo, diverso. Magari sulla cultura del cibo, del vino: sarebbe bellissimo che anche sopra il sottosalone, il primo supermercato della storia, si parlasse delle eccellenze italiane. E sotto si cucinassero anche. Magari la chiamiamo la fiera degli esofaghi. Il mio è sempre a disposizione.

Alberto Gottardo

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