L’IA in medicina offre strumenti potenti per diagnosi, interventi e assistenza, ma deve restare sotto controllo umano. Al DigitalMeet di Padova, vertici sanitari, ricercatori e istituzioni hanno discusso benefici, limiti e rischi: dalla qualità dei dati alla necessità di conservare capacità critica e sistemi alternativi.
IA in medicina, il confronto al DigitalMeet di Padova
L’intelligenza artificiale può accelerare la diagnostica, sostenere i chirurghi e rendere più efficiente l’organizzazione sanitaria. Tuttavia, senza regole e competenze adeguate, rischia di indebolire la capacità critica di medici e cittadini. Il tema è stato discusso al DigitalMeet di Padova da rappresentanti dell’Azienda Ospedale-Università, della Regione e dell’Università.
Il paziente deve restare al centro
Paolo Fortuna, direttore generale dell’Azienda Ospedale-Università di Padova, ha invitato a un approccio prudente. Molti professionisti usano già strumenti generativi, ma non sempre conoscono provenienza, gestione e affidabilità delle informazioni. Per questo, secondo Fortuna, l’organizzazione digitale deve affiancare e non sostituire procedure analogiche e responsabilità professionali.
Alessandro Sperduti, direttore dell’Human Inspired Technology Research Center dell’Università di Padova, ha ricordato che i modelli sono sistemi complessi e difficili da controllare. Il rischio non riguarda soltanto gli errori: affidarsi automaticamente alle risposte può ridurre l’autonomia di giudizio e la capacità di verificare le fonti.
Diagnostica e sala operatoria
Gino Gerosa, assessore regionale alla Sanità, ha evidenziato le applicazioni già disponibili. Nell’analisi delle immagini l’IA può esaminare grandi quantità di dati; durante gli interventi, dispositivi intelligenti possono fornire informazioni rapide al chirurgo. Resta però essenziale il fattore umano, soprattutto quando servono esperienza, creatività e decisioni non ricavabili dai precedenti.
Il confronto è riportato da PadovaOggi nel resoconto dell’incontro padovano, con dichiarazioni dirette dei partecipanti. La sfida è quindi usare strumenti innovativi senza trasformarli in autorità incontestabili.
La discussione si collega al lavoro cittadino sulla ricerca e prevenzione cardiovascolare, dove innovazione, dati clinici e valutazione specialistica devono procedere insieme.