L’invecchiamento attivo non garantisce da solo una vita più soddisfacente. Uno studio dell’Università di Padova su oltre 10mila italiani over 60 evidenzia differenze tra uomini e donne, soprattutto nella cura dei familiari.
Tenere la mente e il corpo impegnati non significa necessariamente stare meglio. È la conclusione a cui arriva una ricerca dell’Università di Padova, pubblicata sulla rivista scientifica BMC Public Health, che mette in discussione l’equazione tra attività quotidiane e benessere nella terza età. A fare la differenza sono il tipo di impegno, il tempo dedicato e, soprattutto, il genere.
Lo studio ha analizzato i dati di 10.021 persone con almeno 60 anni, raccolti attraverso l’Indagine Istat sull’Uso del Tempo. Agli intervistati era stato chiesto di registrare le attività svolte nell’arco della giornata, annotandole ogni dieci minuti. Ne emerge un quadro in cui le stesse occupazioni possono avere effetti diversi sulla soddisfazione personale.
Invecchiamento attivo, il volontariato gratifica soprattutto gli uomini
Tra gli over 60 coinvolti nell’indagine, il 6,4% continua a lavorare, il 2,3% pratica volontariato e l’8% si occupa di familiari adulti. La cura dei nipoti riguarda invece il 10% degli anziani, per una media di un’ora e mezza al giorno.
Ma non tutte queste attività restituiscono la stessa gratificazione. Il volontariato, soprattutto durante il fine settimana, risulta associato a una maggiore soddisfazione soprattutto per gli uomini. Per le donne il beneficio è meno evidente. Con i nipoti il quadro si ribalta: trascorrere del tempo con loro durante la settimana può aumentare il benessere delle nonne, ma l’effetto positivo si attenua quando l’impegno diventa eccessivo o occupa anche i weekend.
Il dato più critico riguarda l’assistenza agli adulti anziani o ai familiari con disabilità. Secondo la ricerca, il carico di cura è associato a una riduzione della soddisfazione di vita delle donne over 60, con conseguenze particolarmente pesanti quando l’assistenza invade il fine settimana e sottrae tempo al riposo.
Il lavoro non è sempre una garanzia di benessere
Anche l’attività retribuita presenta risultati non univoci. Le analisi statistiche indicano un’associazione debole, che cambia in base al genere e al giorno della settimana. Per le donne emerge una relazione lievemente positiva nei giorni feriali e negativa nel weekend.
Le autrici e gli autori invitano quindi a superare l’idea che restare produttivi sia sempre sinonimo di invecchiare meglio. Lo studio, basato su dati osservazionali, non dimostra rapporti di causa-effetto: evidenzia però quanto contino la libertà di scelta e l’equilibrio tra impegni e tempo personale. Il benessere nella terza età passa anche dalla possibilità di ricevere sostegno, non soltanto da quella di offrirlo.
