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L’imprenditore balneare: “Bando Mit premi qualità per generare lavoro qualificato e duraturo”

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(Adnkronos) – “La recente trasmissione alla Conferenza Stato-Regioni della bozza del bando-tipo per le gare balneari da parte del Mit deve essere vissuta come l’occasione storica per codificare per la prima volta un modello italiano di ospitalità contemporanea. Fondare le concessioni sulla qualità misurabile, sulla professionalizzazione dei servizi e sulla responsabilità territoriale significa orientare gli investimenti verso imprese capaci di formare competenze, valorizzare le persone e generare opportunità di lavoro più solide e durature”. A dichiararlo, in un’intervista all’Adnkronos/Labitalia, è Alessandro Stivala, fondatore del noto beach club Le Cinque Vele di Pescoluse, in Salento, intervenendo nel dibattito sulla riforma delle concessioni demaniali marittime e sul ruolo del turismo nello sviluppo economico dei territori. 

Secondo Stivala, recentemente premiato come ‘Intraimprenditore dell’anno’ ai Food and travel awards 2026, il futuro del comparto non si gioca sulla difesa corporativa, ma sulla capacità di trasformare la risorsa demaniale in un motore di valore condiviso attraverso un cambio di paradigma con al centro investimenti strutturali a lungo termine, sostenibilità ambientale certificata, accessibilità universale e percorsi di formazione continua. Il tema centrale diventa premiare chi investe realmente sul futuro del territorio.  

“La qualità dell’ospitalità – osserva – dipende prima di tutto dalle persone. Se chiediamo alle imprese servizi all’altezza della domanda internazionale, dobbiamo creare le condizioni perché possano investire nella preparazione dei collaboratori, nella continuità dei percorsi professionali e nella valorizzazione delle competenze. In quest’ottica, la spinta del bando-tipo verso la formazione continua si traduce in una straordinaria opportunità per la forza lavoro del settore. Investire in competenze elevate e standard internazionali trasforma i collaboratori in professionisti certificati dell’accoglienza. Questa transizione strutturale restituirà dignità e valore di mercato alle professioni turistiche, allineando le competenze degli operatori alle richieste dei segmenti globali più esigenti”. 

 

Un impatto che l’imprenditore salentino ritiene decisivo soprattutto per la categoria dei lavoratori stagionali: “Sradicando la logica della pura manodopera temporanea, i nuovi criteri di gara devono incentivare un percorso di upskilling permanente. Più skill significano intrinsecamente maggiore tutela e un superiore potere contrattuale per i professionisti del comparto, ponendo le basi per stabilizzare l’occupazione, contrastare il precariato e trattenere i talenti sul territorio attraverso la leva della specializzazione”. Per un salto di qualità più ambizioso e sistemico, soprattutto al Sud, occorre però superare la logica della singola struttura per progettare la ‘Destinazione assoluta’, ovvero un luogo che possiede una forza di attrazione autonoma, capace di generare la motivazione primaria del viaggio. 

Alessandro Stivala, partendo dai dati relativi al turismo in Puglia, traccia il modello di ospitalità capace di attrarre la domanda internazionale. “Se il turismo stagionale di massa e generalista – chiarisce – mostra in Puglia evidenti segnali di saturazione strutturale, il segmento delle strutture a 5 stelle e 5 stelle lusso registra, secondo i dati ufficiali di Pugliapromozione sul 2025, un incremento del 16% nelle presenze su base annua, sfiorando i 700.000 pernottamenti totali. Questo flusso è trainato per oltre il 66% da una clientela internazionale alto-spendente, con il mercato statunitense che ha quintuplicato i propri volumi nell’ultimo decennio, complice anche l’espansione del segmento matrimoni di lusso. I flussi dell’alta gamma evidenziano tuttavia un’asimmetria geografica: a fronte delle oltre 50.000 presenze statunitensi concentrate stabilmente nell’hub consolidato di Fasano e della Valle d’Itria, la città di Lecce ha subito una contrazione del 7,4%. Parallelamente, si osserva una redistribuzione della domanda di pregio verso i poli costieri salentini, con incrementi a Otranto (+698%) e Gallipoli (+34%)”. 

“Questi dati – analizza Stivala – ci dicono che il Salento detiene una domanda internazionale potenziale enorme, ma manca ancora di un posizionamento strutturale, organico e omogeneo. Il viaggiatore globale alto-spendente non vive separatamente il volo, il transfer, l’hotel, l’esperienza enogastronomica o il beach club: percepisce un’unica esperienza di viaggio. Se la catena della qualità si interrompe anche in un solo anello sul territorio, è l’intera destinazione a perdere credibilità internazionale”.  

 

“La vecchia logica della concorrenza individualista – sottolinea – è economicamente superata. E’ indispensabile costituire un network integrato di operatori d’eccellenza che condividano rigidi protocolli qualitativi e percorsi formativi, indirizzandosi reciprocamente la clientela. Il valore generato dall’alta gamma può così capillarizzarsi, coinvolgendo direttamente anche artigiani, produttori agricoli, servizi e professionisti locali”. 

L’alta gamma, in questa prospettiva, rappresenta un modello di ospitalità fondato sulla cura e sull’identità dei luoghi: “Non si costruisce – avverte – aumentando le tariffe nei mesi più richiesti ma elevando la qualità dell’intera esperienza. E’ questo investimento che può attrarre una domanda internazionale anche oltre l’estate, estendendo l’economia del turismo per l’intero anno e stabilizzando l’occupazione. La continuità dell’attività economica e quella delle professionalità devono crescere insieme. Noi imprenditori operiamo grazie a un patrimonio inestimabile fatto di mare, paesaggio, cultura e identità secolare che ci è stato donato dal nostro territorio: questo patrimonio genera la nostra redditività e impone all’impresa una responsabilità etica e sociale inderogabile di restituzione economica”.  

“Non abbiamo – conclude – il diritto di consumarlo per estrarre profitto, bensì abbiamo il dovere di utilizzare l’economia dell’alta gamma come uno scudo per proteggerlo e valorizzarlo. Il bando-tipo del Mit è lo strumento per orientare questo percorso. La vera sfida nazionale richiede una ‘Co-Innovazione’ permanente, una collaborazione tra la velocità del privato e la tutela strategica del pubblico per tradurre la visione in un modello condiviso, misurabile e replicabile, capace di lasciare a chi verrà dopo di noi un territorio custodito e prospettive professionali concrete”. 

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