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Milano, il ‘corto circuito’ degli scontri: quando il Codacons e Fedez si ritrovano dalla stessa parte

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(Adnkronos) – A volte, nel grande circo del dibattito pubblico, le convergenze più sorprendenti nascono dove nessuno se le aspetterebbe. E così, dopo gli scontri che hanno devastato il centro di Milano, succede che Codacons e Fedez finiscano, almeno in parte, sulla stessa lunghezza d’onda. Un corto circuito bizzarro, considerati i trascorsi tutt’altro che idilliaci tra l’associazione dei consumatori e il rapper, nonostante una successiva riappacificazione. Da una parte, infatti, c’è il Codacons, che invita gli artisti a non confondere la solidarietà verso il disagio sociale con una legittimazione della violenza. Dall’altra Fedez, che punta il dito contro le contraddizioni di quei colleghi che sposano la ribellione mentre frequentano le passerelle del lusso. 

 

La posizione dell’associazione è netta: “Chi manifesta pacificamente deve essere sempre difeso e tutelato, ma l’intervento dei rapper sui disordini di Milano rischia di far passare un messaggio profondamente sbagliato se non pericoloso, perché di fatto sembra legittimare le proteste sotto ogni loro forma, compresa quella della violenza e della devastazione”, dichiara il Codacons all’Adnkronos facendo riferimento alle parole di Marracash. Il rischio, secondo l’associazione, è che messaggi ambigui finiscano per giustificare anche gli atti illeciti. “Nel mondo dei social, dove spesso le informazioni viaggiano in modo veloce e superficiale, non condannare in modo fermo e netto i manifestanti violenti e difendere genericamente il presunto disagio di chi ha distrutto vetrine e commesso furti, si confonde con una possibile forma di istigazione verso tali atti illeciti”, sostiene il Codacons. 

E avverte: “Questa mancata presa di distanza è ancor più grave se si considera che rapper e trapper godono di un vasto pubblico di giovanissimi per i quali sono esempi da seguire ed emulare”. Per questo, conclude, “servirebbe maggiore responsabilità da parte di chi parla ai nostri ragazzi e ha su di loro una enorme influenza”.  

 

Fedez, invece, sposta il fuoco sulle contraddizioni del mondo musicale. Nel mirino ci sono i colleghi che si schierano con i giovani e la loro rabbia sociale, senza rinunciare ai privilegi del sistema che contestano. La stoccata, rivolta anche a Marracash, è eloquente: “Bravi ragazzi, rompete l’ingranaggio, ma alla fine della giornata il vostro rapper preferito tornerà in prima fila alle sfilate di Louis Vuitton”. Il rapper mette in dubbio l’autenticità di una solidarietà che rischia di restare una posa. “Non credete agli artisti ricchi che vi sostengono, non c’è nessun noi”, avverte. E rincara: “Al vostro fianco non c’è nessuno”. 

 

Due prospettive diverse, ma un interrogativo comune: quale responsabilità si assume chi, grazie alla propria popolarità, influenza migliaia di ragazzi? Per il Codacons, il confine è chiaro: manifestare pacificamente è un diritto, devastare e saccheggiare non lo è. Per Fedez, il problema è anche l’opportunismo di chi si appropria della protesta senza fare i conti con le contraddizioni del proprio ruolo. Ed è qui che il paradosso diventa irresistibile. Per anni, tra esposti, accuse e battaglie legali, il rapporto tra Fedez e Codacons è stato un concentrato di scintille. Dopo gli scontri di Milano, i due si ritrovano a incrociarsi almeno su un punto: la responsabilità di chi parla ai più giovani e il peso dei messaggi lanciati dai personaggi pubblici. 

Nessuna alleanza, naturalmente, né improvvisa conversione. Il Codacons chiede una condanna esplicita della violenza; Fedez invita a diffidare degli artisti che si proclamano vicini ai ragazzi senza condividere davvero la loro condizione. Le ragioni del disagio meritano ascolto, ma non cancellano le responsabilità individuali; la critica sociale è legittima, ma non esonera chi la pronuncia dal fare i conti con le proprie contraddizioni. Insomma: tra le assurdità di una Milano con le vetrine infrante, ci sono anche due ex nemici giurati che, almeno per una volta, sembrano parlare la stessa lingua. 

 

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