La città tedesca regola da oltre trent’anni la distribuzione delle attività tra centro, quartieri e periferie. La visita di Confcom Ascom Servizi riapre una domanda: quanto conta l’urbanistica per tenere vivi i negozi di vicinato?
Dove può aprire un grande negozio? E quali conseguenze può avere quella scelta sulle attività già presenti nei quartieri? A Friburgo, in Germania, sono domande a cui la pianificazione urbanistica prova a rispondere da oltre trent’anni. A Padova il progressivo ridimensionamento della rete commerciale rende il confronto particolarmente attuale.
È questo uno degli aspetti emersi dalla visita studio a Friburgo di una delegazione di Confcom Ascom Servizi Padova, partner operativo del progetto OASI – Open Air Social Innovation. La città tedesca, che conta circa 250mila abitanti, è gemellata con Padova da 59 anni. Il confronto non riguarda soltanto la mobilità sostenibile o il verde pubblico, ma il modo in cui le decisioni urbanistiche possono influenzare la vita economica dei quartieri.
Friburgo, il commercio entra nei piani urbanistici
Il modello tedesco si basa su una gerarchia di aree commerciali: centro storico, centri dei quartieri e zone periferiche non integrate. La collocazione delle attività non viene lasciata soltanto alle dinamiche del mercato, ma è orientata da uno strumento urbanistico che punta a conservare la funzione dei poli commerciali esistenti e a garantire servizi raggiungibili anche da chi si sposta poco.
Il piano commerciale di Friburgo risale nella sua prima versione al 1992 ed è stato successivamente aggiornato. Tra gli strumenti utilizzati figura il Vollausschluss, cioè l’esclusione di determinate categorie merceologiche da alcune aree produttive e industriali, per evitare che insediamenti periferici sottraggano funzioni ai centri urbani. Non si tratta di vietare qualsiasi attività commerciale fuori dal centro, ma di stabilire quali insediamenti siano compatibili con le diverse zone della città.
Il principio è riconoscere al negozio una funzione che supera la vendita: insieme ad altri servizi, contribuisce a rendere un quartiere frequentato e a ridurre la necessità di spostarsi per le esigenze quotidiane.
A Padova il nodo dei negozi chiusi
Il confronto arriva mentre il commercio padovano attraversa una fase di contrazione. Secondo i dati diffusi da Confesercenti Veneto Centrale, tra il 2019 e il 2025 il Comune ha perso 424 imprese del commercio al dettaglio: da 2.871 a 2.447, con una flessione del 14,8%.
Il dato non dimostra, da solo, che la pianificazione urbana sia la causa delle chiusure. Solleva però una questione: oltre alle misure economiche a sostegno delle imprese, quali scelte possono contribuire a mantenere attrattive le strade commerciali e i servizi di prossimità?
È su questo terreno che l’esperienza di Friburgo può offrire indicazioni. «La logica economica sottostante non è un protezionismo nostalgico del piccolo negozio, ma la difesa intransigente della struttura della prossimità e delle peculiarità locali», osserva Marco Serraglio di Eurema Lab, citando il principio alla base del modello studiato dalla delegazione.
Tram e quartieri: le infrastrutture non bastano
La visita ha riguardato anche i quartieri di Rieselfeld e Vauban. Nel primo, lo sviluppo residenziale è stato coordinato con la linea tranviaria e con la tutela di aree naturali. Nel secondo, il sistema della mobilità riduce il ruolo dell’auto privata nelle strade interne e favorisce gli spostamenti a piedi e in bicicletta.
Secondo il presidente di Confcommercio Padova, Patrizio Bertin, il confronto può offrire spunti per accompagnare le trasformazioni della città, coordinando trasporto pubblico, qualità degli spazi urbani e presenza dei negozi. Bertin sottolinea inoltre la necessità di garantire l’accessibilità dei percorsi interessati dai lavori per il tram.
La lezione di Friburgo, dunque, insegna che non esiste una formula da trasferire automaticamente a Padova. È che le scelte su trasporti, spazi pubblici e localizzazione dei negozi possono essere valutate insieme. Perché una città non si misura soltanto dalle infrastrutture che realizza, ma anche dai servizi e dalle relazioni che riesce a mantenere vivi nei suoi quartieri.