Parcheggio della Pradina, la posizione del presidente degli architetti di Padova

 

altLa recente visita a Padova del sottosegretario al Ministero dei Beni Culturali Vittorio Sgarbi e la sua visita a sorpresa nell’area dell’ex Prandina ha riacceso i riflettori su quella che si configura un’area chiave e strategica per le scelte sulla nostra città, un’opportunità da cogliere e valorizzare per un cambiamento in senso positivo della nostra gestione del territorio cittadino.

L’Ordine degli Architetti della provincia di Padova, rilancia la propria visione su quest’area affermando alcuni principi cardine: l’area rappresenta uno dei pochi vuoti urbani rimanenti e tale deve rimanere evitando la realizzazione di nuove volumetrie fuori terra. Parimenti vanno evitati interventi di costruzione di grandi parcheggi interrati la cui realizzazione va a compromettere la possibilità di realizzare un parco alberato con funzione ecosistemica che rappresenta certamente uno dei piccoli tasselli che vanno a formare la rete ecologica di cui la città e l’area metropolitana hanno bisogno. Ciò inoltre va effettuato attraverso il concetto che ogni intervento di trasformazione urbana sia il più possibile reversibile. Per cui certamente meglio un parcheggio alberato a raso per un numero molto limitato di posti strettamente al servizio delle attività del futuro parco che impattanti strutture fuori-terra o entroterra.

Un principio per il quale ecologia e preservazione dei beni culturali devono viaggiare di pari passo.

In quest’ottica anche il volume del lungo fabbricato verso via Orsini, con la sua lunga teoria di pilastrature sporgenti può costituire un’occasione per valorizzare un patrimonio esistente e per arricchire la complessità degli spazi urbani a disposizione. Tutto ciò passando per una eventuale estensione del vincolo che sia però leggero e che preservi solo alcune caratteristiche (la memoria, il segno, la volumetria) consentendo una buona libertà progettuale per modificare l’edificio (che riveste in sé un interesse contenuto dal punto di vista architettonico), ma cogliendo la possibilità che la sua presenza offre all’intera area di definire ambiti con una spazialità differenziata per tipologia. Si potrebbero realizzare ampie aperture nella sua teoria di pilastrature svuotando alcune campate in modo da connettere visivamente lo spazio interno del parco con quello stretto e allungato dell’attuale via Orsini (che diventerebbe un viale alberato), operando anche alcune operazioni di ibridazione tra l’esistente e il nuovo che consentano di mantenere la memoria (di un passato militare) con le prospettive di trasformazioni future dell’area verso nuovi usi sociali e culturali.

Tutto ciò dovrebbe passare attraverso lo strumento del Concorso di progettazione a due gradi. L’Ordine degli architetti di Padova ha espresso questa sua indicazione a più riprese all’amministrazione comunale.

Lo strumento del Concorso di progettazione a due gradi consente infatti alla città di poter disporre di un ventaglio di idee progettuali tra loro diverse tra cui scegliere quella che verrà ritenuta migliore nel segno della qualità dell’intervento.

Purtroppo la quasi totalità delle amministrazioni pubbliche ha abdicato alla possibilità di ricorrere a questo importante strumento. Da un’analisi condotta attraverso l’ONSAI, l’Osservatorio dei Servizi di Ingegneria e Architettura del Consiglio Nazionale degli architetti emerge che negli ultimi due anni su 140 gare mediamente effettuate per ogni provincia del Veneto solamente due sono avvenute attraverso l’utilizzo del concorso di progettazione a due gradi (ed in genere trattandosi dei concorsi sulle Suola Futuradel Ministero dell’Istruzione)

Speriamo che quello dell’area ex Prandina sia l’occasione per la città di ripensare al proprio futuro partendo da procedure come quella del concorso che puntano sulla qualità, per andare a realizzare  il progetto migliore.

 

Il Presidente Ordine Architetti Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Padova

Arch. Roberto Righetto