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Rischio ondate di calore a Padova, nelle zone più povere è il 50% più alto

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A Padova il caldo non pesa allo stesso modo su tutti. L’analisi di Romano Mazzon incrocia redditi, rischio delle ondate di calore a Padova e aree territoriali: nelle aree più povere l’indice arriva a 0,92 contro 0,60 nelle zone dell’élite.

Rischio ondate calore Padova, il clima non colpisce tutti allo stesso modo

Una casa con l’aria condizionata, un’auto climatizzata e un lavoro svolto al chiuso possono cambiare molto il modo in cui si affronta un’ondata di calore. Chi invece vive in un quartiere con poco verde, molto asfalto e meno risorse economiche parte da una condizione diversa.

È da qui che è partito il confronto sull’impatto del cambiamento climatico sulla salute organizzato il 24 settembre alla Golena San Massimo nell’ambito dei Dialoghi sul Clima. Durante l’incontro, Daniele Pernigotti di Aequilibria ha sottolineato proprio il rapporto tra esposizione al caldo e condizioni sociali: il problema non riguarda soltanto quanto aumenta la temperatura, ma anche chi deve sopportarne le conseguenze.

Il tema è stato affrontato anche dal punto di vista sanitario. Il ricercatore dell’Università di Padova Francesco Vladimiro Segala ha spiegato come il cambiamento climatico stia modificando le condizioni favorevoli alla diffusione di alcune malattie infettive. Tra gli esempi citati c’è la West Nile, trasmessa dalla zanzara Culex: secondo Segala, la stagione di trasmissione è ancora in corso e Padova occupa una posizione rilevante per numero di casi. I dati dell’Istituto superiore di sanità aggiornati a settembre registrano 56 casi nella provincia di Padova nel 2026.

A Padova quattro fasce di reddito, il rischio cresce nelle aree più povere

È però con l’analisi di Romano Mazzon, sociologo e collaboratore di LIES, che il discorso si sposta direttamente sulle strade e sui quartieri della città.

Mazzon ha incrociato i dati fiscali del Ministero dell’Economia e delle Finanze, disponibili per i diversi CAP, con gli indici di rischio calore e con le mappe del rischio idrogeologico. L’obiettivo era capire se la disuguaglianza economica avesse anche una geografia precisa.

Il risultato è una suddivisione di Padova in quattro gruppi. Nel cluster dell’élite l’indice medio dei redditi è 1,66, con un reddito medio stimato superiore ai 50 mila euro. Si scende a circa 32 mila euro nel gruppo medio-alto e a 29 mila nel cluster medio. Nel gruppo più povero il reddito medio stimato è invece di circa 23 mila euro.

C’è anche un altro elemento che Mazzon ha evidenziato: il gruppo medio si è ristretto. Nel 2011 comprendeva oltre il 33% dei CAP analizzati, mentre nel 2024 la quota è scesa al 19%, con diversi territori finiti nel cluster più povero.

Quando questi dati vengono incrociati con il rischio legato al calore, la differenza diventa ancora più evidente. L’indice passa da 0,60 nelle aree dell’élite a 0,92 in quelle del cluster povero. È proprio da questi valori che Mazzon ricava un rischio calore mediamente superiore del 50% nelle aree più povere.

Il dato non significa che in quei quartieri la temperatura sia semplicemente “il 50% più alta“. L’indice considera infatti anche la vulnerabilità della popolazione. È la stessa impostazione della ricerca dell’Università di Padova sul rischio delle isole di calore, che mette in relazione temperature, caratteristiche del territorio e presenza di gruppi più vulnerabili. Lo studio dell’Università di Padova ha individuato anomalie termiche fino a 5-8 gradi rispetto alle aree rurali e una maggiore criticità nei settori più urbanizzati.

Dal caldo alle assicurazioni: il clima entra nella vita quotidiana

La questione, durante l’incontro, è stata allargata anche alla salute e all’economia.

La pediatra Laura Reali ha ricordato che il rischio cambia in base all’età, alle condizioni di salute e alle risorse disponibili. «Tutti siamo esposti, ma bambini e persone con minori risorse o con patologie specifiche sopportano rischi maggiori», ha spiegato, parlando anche della necessità di adattare prevenzione e assistenza alle condizioni concrete delle persone.

Giovanni Ghirga, pediatra del Comitato scientifico nazionale di ISDE, ha invece portato il discorso sul terreno economico. Il cambiamento climatico, ha spiegato, si riflette già sulla vita quotidiana: dalla produttività al costo degli alimenti, fino alle assicurazioni. Ha citato, tra gli esempi, il possibile aumento dei premi assicurativi legato alla maggiore frequenza dei danni provocati dagli eventi estremi.

Per Mazzon, però, conoscere questi dati non dovrebbe essere un esercizio riservato ai ricercatori. La sua proposta riguarda gli open data a livello di quartiere: dati pubblici che permettano alle associazioni e ai cittadini di capire quanto è esposto il territorio in cui vivono e di partire da quelle informazioni per chiedere interventi.

«La presenza di Open Data lo permetterebbe. Purtroppo ce ne sono pochi», ha osservato durante l’incontro. Per una città che non affronta il caldo allo stesso modo in tutti i suoi quartieri, sapere dove il rischio è maggiore può diventare il primo passo per decidere dove intervenire.

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