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Rivoluzione d’Ungheria: sessant’anni dopo il ricordo di quando Padova accolse i profughi della rivoluzione

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Sessant’anni fa, fra la fine di ottobre e l’inizio di novembre, in Ungheria soffiava forte il vento della libertà. Giorni di scontri cruenti per liberarsi dal dominio sovietico. Una rivoluzione, quella del 1956, che coinvolge anche Padova e la sua Università. Un gruppo di studenti universitari patavini, infatti, partì verso l’Ungheria per dare una mano. A Vienna furono bloccati: la capitale austriaca era invasa da profughi. Molti di questi erano giovani: un gruppo di studenti universitari venne così portato a Padova, accolti in residenze universitarie. E il Senato Accademico, presieduto dall’allora Rettore Guido Ferro, deliberò di mantenerli fino alla fine degli studi. Fra gli studenti patavini e quelli ungheresi iniziò così una lunga amicizia, durata fino ad ora.

 

E a ricordare e analizzare il legame fra l’Ateneo di Padova e la rivoluzione ungherese sarà dedicata la mattina del 16 novembre a Palazzo Bo. Il programma – che si può trovare in allegato – prevede alle 10 del mattino una cerimonia commemorativa nel Cortile Nuovo di Palazzo Bo. A seguire, dalle 10.30 in aula Nievo, si ripercorrerà la storia di quegli eventi. È previsto un saluto del Rettore dell’Università di Padova, Rosario Rizzuto e dell’ambasciatore Giovanni Caracciolo Di Vietri, segretario generale dell’Iniziativa Centro Europea. Sarà presente anche l’ambasciatore ungherese in Italia, Péter Paczolay, che consegnerà simbolicamente nelle mani del Rettore, da parte del governo ungehrese, un’onorificenza per l’Università di Padova, a ringraziamento dell’aiuto dato in quei giorni.

 

Spazio poi al centro dell’evento, le parole di due storici quali Silvio Pons (Università di Tor Vergata) e Antonio Varsori (Università di Padova). A seguire le testimonianze: sul palco quattro di quegli ex studenti che dall’Ungheria arrivarono a Padova e un loro collega italiano. Sessant’anni dopo, per far toccare con mano i risultati di un gesto di fratellanza e accoglienza che lega indissolubilmente l’ateneo patavino ai fatti successi in Ungheria.

 

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