La Ricerca nazionale 2026 conta 5.968 società benefit in Italia, con circa 260 mila addetti. Il confronto con imprese simili rileva un’associazione positiva con la crescita del fatturato e legami più duraturi nelle filiere. Tra i partner dello studio figura anche l’Università di Padova.
Società benefit, il confronto con le altre imprese
Le società benefit italiane sono 5.968 al 30 giugno 2026, in aumento del 15,6% rispetto a un anno prima. Impiegano circa 260 mila addetti e generano 71,3 miliardi di euro di valore della produzione. Sono i dati della Ricerca nazionale sulle società benefit 2026, presentata il 26 ottobre a Milano e diffusa anche dall’ufficio stampa dell’Università di Padova.
Allo studio partecipano NATIVA, il Research Department di Intesa Sanpaolo, InfoCamere, l’ateneo padovano, la Camera di commercio di Brindisi-Taranto e Assobenefit. L’aggiornamento analizza competitività, rapporti di fornitura e diffusione territoriale del modello.
Il legame fra qualifica e crescita
L’analisi sulla competitività abbina circa duemila società benefit ad altrettante imprese tradizionali, cercando profili omogenei per dimensione, settore, territorio ed età. Nel triennio 2022-2024 la ricerca stima un effetto associato alla qualifica pari a circa il 13% sul fatturato, al 17% sul costo del lavoro e al 12% sul valore aggiunto.
Il risultato segnala un’associazione positiva: non equivale a una crescita garantita per ogni impresa che adotti lo status. Secondo gli autori, il vantaggio si rafforza quando alla qualifica si accompagnano strategie orientate a qualità, sostenibilità ambientale e apertura internazionale.
Fornitori continuativi e reti tra imprese
Un secondo confronto riguarda gli scambi commerciali del 2024 di 4.376 aziende, metà benefit e metà non-benefit. Il 27,4% degli acquisti delle prime va a fornitori con rapporti continuativi negli ultimi nove anni, contro il 21,8% del gruppo di confronto. Il 38% delle benefit ha relazioni commerciali con altre imprese della stessa qualifica; fra le non-benefit la quota con fornitori benefit è del 24%.
La mappa territoriale associa una maggiore presenza del modello alle province con più innovazione, redditi elevati e condizioni del lavoro favorevoli. Le finalità di beneficio comune scritte negli statuti, invece, risultano legate soprattutto all’attività dell’impresa. Lo status affianca allo scopo di lucro impegni verso persone, comunità e ambiente, da rendicontare annualmente.