(Adnkronos) –
Donald Trump congela le sanzioni contro la Russia e fornisce un nuovo assist a Vladimir Putin. La retromarcia del presidente americano diventa un tema politico negli Usa, che tra 2 settimane vanno al voto per le elezioni di midterm, e infligge un nuovo colpo all’Ucraina del presidente Volodymyr Zelensky.
Trump firma un ordine esecutivo per esentare la Russia di Putin dalla nuove sanzioni contenute dal Graham Act, approvato con ampie maggioranze bipartisan alla Camera e Senato il mese scorso e la cui entrata in vigore era fissata per oggi. Lo stop alle misure è infatti visto dai dem, ma anche dai Repubblicani, come “una nuova resa” allo ‘zar’, impegnato nella guerra contro l’Ucraina.
Ma a protestare, come prevedibile, è soprattutto Zelensky, che sui social si è scagliato contro il presidente americano lanciando l’avvertimento: “Così – ha scritto – Trump incoraggia Putin a continuare ad attaccare”.
“Sospendendo queste sanzioni, Trump si prende gioco delle indicazioni date dal Congresso per aumentare la pressione sul Cremlino e permette a Vladimir Putin di continuare la sua guerra di aggressione”. La critica arriva dalla senatrice dem Elizabeth Warren, una dei primi esponenti del Congresso a reagire all’ordine esecutivo siglato dal tycoon.
“L’ultima resa di Trump a Putin di nuovo è un tradimento dei nostri alleati ucraini e sfida il chiaro intento del Congresso per una legge tesa a punire la Russia per la sua guerra illegale di aggressione”, le fa eco il deputato dem Don Beyer esortando il Congresso a intervenire mentre il presidente “capitola” davanti al leader russo.
Ma le critiche arrivano anche dai repubblicani: “Trump sta prolungando la guerra, non la sta facendo finire”, ha detto il deputato Don Bacon, che fa parte del gruppo degli esponenti del Gop, tra i quali sei senatori, si sono uniti in sforzi bipartisan per cercare di bloccare l’accordo per il diesel tra Trump e Putin, definendolo “un regalo al nostro avversario e un tradimento per gli alleati”.
“Quale parte dell’applicazione di una legge approvata da 86 senatori contro 11 il presidente e i suoi consiglieri non capiscono? E’ inconcepibile che questa amministrazione stia capitolando davanti a un dittatore russo che ha invaso illegalmente l’Ucraina e massacra civili innocenti ogni giorno”, si scaglia quindi il senatore repubblicano Thom Tills. Il senatore, che ha deciso di non ricandidarsi al seggio in North Carolina alle elezioni di novembre dopo che Trump aveva minacciato di mettere in campo contro di lui alle primarie un suo candidato, definisce la mossa di Trump “irresponsabile oltre ogni immaginazione”.
“Lindsey sarebbe sconvolto”, aggiunge John Cornyn, senatore repubblicano del Texas che è stato sconfitto alle primarie da Ken Paxton, sostenuto con forza da Trump riferendosi a Lindsey Graham.
Il Graham Act, che ha preso il nome del senatore repubblicano scomparso a luglio mentre cercava di raccogliere il sostegno intorno alla misura tesa a sottrarre a Mosca importanti risorse finanziare per finanziare il conflitto, è stato approvato al Senato lo scorso 7 agosto con 86 voti favorevoli e 11 contrari e poi il 16 settembre alla Camera, con 262 sì e 159 no. Trump l’ha firmata due giorni dopo, il 18 settembre, ma venerdì notte ha deciso di esercitare l’autorità che gli concessa di concedere esenzioni o sospensioni di sanzioni per decidere di sospendere l’applicazione della legge per la Russia per tutelare “gli interessi nazionali degli Stati Uniti”, senza specificare le effettive motivazioni.
“Queste sospensioni non hanno nulla a che vedere con la nostra sicurezza nazionale, ma solo sul fatto di leccare i piedi a Vladimir Putin”, è la reazione di Richard Blumenthal, senatore dem co-sponsor della legge, per il quale “Donald Trump ancora una volta ha dimostrato di essere dalla parte di un delinquente assetato di sangue e dei suoi complici e contro la maggioranza degli americani, i loro rappresentanti alla Camera e al Senato, e gli alleati europei”.
La legge impone sanzioni a funzionari russi, oligarchi, istituzioni finanziarie e anche la cosiddetta “flotta fantasma” che permette alla Russia di continuare le sue esportazioni energetiche aggirando le sanzioni già esistenti. La misura impone anche, o meglio avrebbe imposto prima del blocco di Trump, dazi del 100% ai cinque maggiori importatori di greggio e gas naturale russo e dazi del 500% a importazioni russe. Nell’ordine esecutivo, Trump afferma che gli Usa “monitoreranno” gli acquisti di petrolio russo da parte di altri Paesi e i suoi consiglieri gli raccomanderanno se adottare altre azioni.
“In un momento in cui i russi hanno condotto un attacco tanto massiccio contro il nostro settore dell’energia, è stata purtroppo presa in America la decisione di ignorare completamente il Lindsey Graham Act, che avrebbe dovuto esercitare una pressione davvero efficace sulla Russia per porre fine a questa guerra. Avrebbe potuto aiutare enormemente, e può ancora farlo!”, lo sfogo in un post su X del presidente ucraino Zelensky, che accusa i russi di stare “cercando di provocare un blackout in Ucraina, proprio prima dell’inverno”, come starebbe “cercando di lasciare milioni di nostri cittadini senza elettricità e senza riscaldamento”. Servono pressioni, insiste. “Un blackout delle sanzioni Usa, allentare il pressing sull’aggressore, ricompense finanziarie per Putin, tutto questo lo incoraggia solo a continuare ad attaccare – afferma Zelensky -. Dobbiamo continuare a cercare di porre fine alla guerra. Di porre fine al conflitto, non di dare a Putin ogni motivo per continuarlo senza fine”. Di contro, Zelensky ha invece sottolineato come sia “importante che i nostri partner europei abbiano già preparato pacchetti di sostegno per l’Ucraina”.
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