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Un paio di riflessioni sulla Giornata della memoria a Padova: lo stile non si vede nè al buio nè con un selfie

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Molto spesso la forma in politica è anche sostanza. Certamente lo è in occasioni altamente simboliche come la Giornata della memoria. Ed in questa occasione credo che si sia evidenziata la mancanza di esperienza del sindaco Sergio Giordani ed anche, probabilmente, dello staff che in una città come Padova, dovrebbe sentire tutta la responsabilità di rappresentare al meglio il pensiero ed il sentimento pubblico in una occasione come questa.
Molti i nei evidenziati da sindaco e Giunta in questa occasione. Uno, enorme: c’era la buona pratica da parte della città di Padova di accompagnare gli studenti delle scuole superiori durante queste settimane ai viaggi della memoria, organizzati in pullman con la partecipazione di consiglieri comunali ed mministratori (a volte anche sindaco e vicesindaco con i leader della comunità ebraica padovana). Sarò distratto io, ma non ho traccia che ciò stia avvenendo.
Tornando allo stile, mi ha fatto una certa impressione vedere Sergio Giordani fotografato a fianco di un ex internato, Celio Bottaro, partigiano deportato nel campo di concentramento di Mauthausen, mentre fa “cheese” a favore di macchina fotografica.
Mi ha fatto ancora più impressione leggere sul facebook del sindaco il resoconto, quasi da gita scolastica in cui si torna “stanchi ma felici”, della visita al museo dell’Intarnato ignoto. Povero nello stile, privo di un qualche messaggio alto sul piano civile.
“Questa mattina insieme agli assessori Francesca Benciolini, Antonio Bressa, Chiara Gallani e Andrea Micalizzi abbiamo visitato il Museo dell’Internamento, accanto al tempio dell’Internato Ignoto, a Terranegra. Il racconto che delle vicende degli Internati Militari italiani (che dopo l’8 settembre rifiutarono di combattere accanto ai tedeschi e poi di aderire alla Repubblica di Salò) e dello sterminio degli ebrei che ci ha fatto il generale Maurizio Lenzi, presidente dell’ANEI, è stato interessante ed illuminante. E ci ha fatto piacere vedere il Museo pieno di ragazzi interessati a capire questo passaggio della storia recente“.

Interessante ed illuminante. Aggettivi generici. L’ultimo appare grottesco a controllare, l’ho fatto ieri sera, se fosse stata data indicazione a chi di dovere di far brillare, almeno nella notte che ricorda il momento più buio del ‘900 e forse della storia dell’umanità, il Giardino dei Giusti. Le foto che ho fatto, come mi ha insegnato il bravo fotografo Franco Tanel durante un corso un anno fa, le ho dovute scattare con esposizione lunghissima e mano ferma. Perchè al giardino dei Giusti c’erano appena due faretti a far un po’ di luce.
Poi ci si può sempre consolare col fatto che sabato a Caorle un negozio esponeva nella finestra/vetrina cimeli del genere (cliccate la foto e guardate in basso). Ma Padova non è Caorle e forse, il Giorno della Memoria andrebbe preparato con un po’ più di cura di quella che si riserva ad un selfie.

Alberto Gottardo

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