HomePadovaCronacaUna diga di tronchi sbarra il Brenta: l'allarme arriva dalla Padovanella

Una diga di tronchi sbarra il Brenta: l’allarme arriva dalla Padovanella

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Tre mesi di preparativi e di coordinamento fra Padova Originale, Delta Tour Navigazione Turistica e l’Hotel Valbrenta di Limena, che sul Brentella si affaccia e ha sempre visto in questo corso d’acqua, e nei famosi “Colmelloni” situati sul fiume accanto all’hotel, un’ottima opportunità turistica.
L’obiettivo, collegare via acqua Limena con Padova, o meglio la Specola coi Colmelloni, in un tour sia monumentale sia naturalistico con sbarco e pranzo al ristorante Il Tulipano adiacente all’Hotel Valbrenta e appartenente agli stessi titolari. Non mancava nulla, neppure il piatto tipico da offrire ai turisti, ovvero i Bigoli all’Imperiale specialità (e unicità) del Ristorante. E non mancava neppure l’approdo, realizzato anni fa dal Comune di Limena ai piedi dei Colmelloni con l’intento evidente di valorizzare la navigazione del corso d’acqua.
Quindi, la prova. Naturalmente, per non avere sorprese, a bordo della storica Padovanella, costruita per affrontare i corsi d’acqua padovani di trent’anni fa nei quali, cercandola bene fra detriti, rottami, bici, motorini, e carrelli di supermercato rubati, si trovava anche l’acqua.
Ma quando ci si trova davanti una diga di tronchi d’albero larga oltre un metro, che copre tutte le tre arcate di un ponte, e fonda non si sa quanto, anche la Padovanella dà forfait. Questa la sorpresa trovata al Ponte della Ferrovia di Limena, il cui deflusso dell’acqua (e delle barche) è bloccato dalla diga almeno da qualche mese.
Impossibile accorgersene sia dal Ponte (perché è ferroviario) sia dalle rive, la cui foltissima vegetazione il Ponte lo nasconde. Ci si sarebbe accorti della diga con la prossima alluvione. Il Brentella è infatti uno dei canali chiave per la regolazione delle piene in quanto, collegando il Brenta e il Bacchiglione, può distribuire le piene di ciascuno dei due fiumi sull’altro, naturalmente a patto che non vi siano dighe di alberi che impediscano all’acqua di defluire.
C’è ora da chiedersi a cosa servano le casse di espansione che la Regione sta approntando nel Veneto se le piene non potranno venire smaltite per l’assoluta mancanza di qualsiasi controllo dello stato di manutenzione dei corsi d’acqua. E c’è da chiedersi se tanti sforzi compiuti per valorizzare anche a fini turistici un corso d’acqua, debbano essere vanificati da tale assenza totale di qualsiasi controllo.
Prossimo tentativo alla fine di luglio. Saranno invitati in barca i responsabili del Genio Civile, di Sistemi Territoriali, e di tutti gli enti competenti.

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