Alessio Morosin porta in Quinta Commissione a Trieste la proposta di unire Veneto e Friuli Venezia Giulia nella macroregione «Venezie», al posto del distacco dei Comuni di confine. Il consigliere riferisce l’interesse di Calderoli, insieme a rilievi giuridici che richiedono ulteriori approfondimenti.
Veneto e Friuli: la proposta di Morosin in audizione
Unire Veneto e Friuli Venezia Giulia in una macroregione a statuto speciale denominata «Venezie», anziché puntare al distacco dei singoli Comuni veneti di confine. È la proposta rilanciata da Alessio Morosin, consigliere regionale di Liga Veneta Repubblica, durante l’audizione del 22 ottobre a Trieste nella Quinta Commissione del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia.
Secondo il comunicato del suo ufficio, Morosin è intervenuto insieme ai sindaci del Veneto orientale, richiamando le difficoltà dei territori di confine e le differenze con i Comuni friulani vicini. Il progetto resta una proposta politica da approfondire sul piano costituzionale, finanziario e amministrativo.
Servizi e differenze tra territori
Il consigliere ha richiamato uno studio della Fondazione Think Tank Nord Est e un’analisi del Centro Studi del Consiglio regionale del Veneto. I temi indicati sono le caratteristiche demografiche, le differenze finanziarie e strutturali e gli effetti della specialità normativa.
Morosin sostiene, sulla base dei dati presentati, che l’aliquota Irpef media dei Comuni veneti di confine considerati sia quasi doppia rispetto a quella dei Comuni friulani di riferimento. Il confronto è riferito nella nota del consigliere, che collega le differenze alla capacità di offrire servizi, dai trasporti alla sanità e alla gestione delle acque.
La lettera di Calderoli e i nodi giuridici
Durante l’audizione Morosin ha riferito di avere ricevuto una lettera dal ministro per gli Affari regionali e le Autonomie Roberto Calderoli. Secondo il passaggio riportato nel comunicato, il ministro guarda con interesse all’iniziativa e chiede aggiornamenti sui suoi sviluppi.
La stessa nota segnala però che la lettera contiene rilievi giuridici sulle modalità di attuazione e sui possibili limiti costituzionali. L’interesse riferito dal consigliere non equivale quindi all’approvazione del progetto.
Morosin richiama l’articolo 132 della Costituzione come percorso da esaminare. La disposizione disciplina la fusione di Regioni attraverso una legge costituzionale, con il coinvolgimento dei Consigli regionali, la richiesta dei Consigli comunali rappresentativi di almeno un terzo delle popolazioni interessate e l’approvazione referendaria della maggioranza delle popolazioni stesse. La proposta di statuto speciale richiede gli approfondimenti giuridici richiamati nella comunicazione.