Massimo Bitonci dice no all'accoglienza dei profughi a Padova

“A seguito dell'incontro tenutosi in mattinata presso la Prefettura di Venezia, ribadisco quando già affermato, in quel contesto, dall'Assessore al Sociale Alessandra Brunetti, convocata dal prefetto Domenico Cuttaia: no all'uso dell'ex Caserma Romagnoli di Padova come hub veneto di riferimento per i richiedenti asilo – ha dichiarato il sindaco di Padova Massimo Bitonci – I nostri concittadini patiscono ogni giorno gli effetti di politiche sull'immigrazione che sono sbagliate, che gravano oltre il limite sui contribuenti e mettono a repentaglio la vita di migliaia di disperati che, da ogni angolo del mondo, vengono in Italia in cerca di fortuna – ha chiarito Bitonci – La precedente Amministrazione ha già impegnato troppe risorse per progetti di integrazione e sostegno agli immigrati: 400.000 euro per lo SPRAR e più di 600.000 euro, da inizio anno, per i minori stranieri non accompagnati. Per questo non siamo disposti ad incrementare il numero di ospiti, a fronte di centinaia di padovani che, quotidianamente, si rivolgono agli uffici del Comune per chiedere una casa, un lavoro o un aiuto anche solo temporaneo. Siamo pronti ad azioni plateali. Porteremo in piazza i padovani disoccupati, gli esodati, gli anziani con la pensione minima e tutti gli esclusi da uno Stato che dimentica i propri figli e i propri padri. L'atteggiamento del Prefetto di Venezia è irrispettoso della dignità delle istituzioni cittadine. Non accettiamo di doverci piegare agli ordini, pena il rischio di un'invasione disordinata di extracomunitari. Padova non è una provincia dell'impero”.

Dopo gli insulti, le scuse ai romeni. "Ho capito di aver sbagliato"

"La maniera migliore per combattere il razzismo è fare cose concrete. Io nella mia azienda ho quattro ragazzi romeni bravissimi. So cosa guadagnano nel loro Paese, vengono qui per costruirsi una famiglia, e i più bravi ci riescono, come capita ai miei dipendenti che ho promosso perchè sono determinati e seri. Il razzismo si combatte anche promuovendo queste persone, premiando quelli che si comportano bene". E' la "lezione" che Pietro Bartolotta, padovano orgoglioso delle sue origini siciliane, ha impartito a Michela, 18enne figlia a cui il papà ha affidato il negozio "3" sotto il volto della corda. (nella foto Michela Bartolotta assieme a papà Pietro durante la conferenza stampa)
Di Michela Bartolotta abbiamo scritto nei giorni scorsi, dopo che il suo sfogo a tinte razziste contro i romeni aveva incassato in poche ore decine di like, ma determinato anche l'indignazione della comunità romena sana, che non si riconosceva certo negli epiteti profusi dalla giovane aspirante miss. (clicca qui per leggere l'articolo che dava conto degli insulti ai romeni)

Il papà Pietro ha convocato una conferenza stampa oggi pomeriggio nel negozio gestito dalla figlia ed ha spiegato tutto il suo imbarazzo per quell'episodio, da cui nascerà una storia di senso completamente diverso, a quanto annunciato dall'imprenditore. "Abbiamo deciso di dare vita ad una serie di "notti bianche" dedicate ai clienti romeni con speciali promozioni - spiega l'imprenditore - ed a servire questi clienti privilegiati sarà proprio Michela. Io ricordo quello che ha dovuto passare mio papà, siciliano, nel Veneto degli anni '70. Non è pensabile che i nostri figli cadano nella stessa trappola fatta di disprezzo verso chi viene da lontano".

La ragazza sembra aver compreso la lezione del papà ed ha spiegato che si è pentita delle frasi scritte su facebook in un momento di rabbia.
"Non ho giustificazioni per il mio gesto - ha detto - so benissimo che quello che ho scritto è sbagliato non mi resta che chiedere scusa. Spesso ho a che fare con persone arroganti e irrispettose e mi sono sfogata in maniera sbagliata".
Soddisfatto dell'apertura verso la comunità straniera e delle scuse della giovane, Catalin Mustatea, presidente dell'associazione "Momento zero".
"Michela ha chiesto scusa - ha sottolineato il presidente dell'associazione romena - e io mi scuso per quello che fanno i romeni di male qui in Italia. Noi siamo venuti qui ad incontrare Michela e il suo papà perchè crediamo come dice Papa Francesco che "la violenza non si vince con la violenza, si vince con la pace". E siamo felici che dopo quelle parole, ora si possa dialogare insieme.
Il papà di Michela è una persona eccezionale e lo ringraziamo per la sensibilità dimostrata".

Alberto Gottardo

Riforma del Senato, cosa cambia per il Veneto spiegato da Giorgio Santini

Quella del Senato e del titolo Quinto della Costituzione e’ una riforma di portata di storica, che grazie all’impegno di Renzi, del Partito Democratico e delle forze della maggioranza si sta avviando alla conclusione. – A valutare l’impatto della riforma del Senato sulla politica veneta è Giorgio Santini, senatore democratico e capogruppo del partito Democratico in Commissione Bilancio - Dopo l’approvazione della riforma in Senato, che ragionevolmente avverrà prima della pausa estiva, il provvedimento passerà alla Camera. E finalmente da un bicameralismo perfetto, ma lento passeremo ad sistema piu’ efficiente con una Camera Legislativa ed un vero e proprio Senato delle Regioni.”

Quali dunque i poteri del nuovo Senato? “Il Senato avra’ il potere di iniziativa legislativa e potrà sottoporre alla Camera dei Deputati le proposte di legge. – prosegue il senatore dem - Sarà fondamentale per i provvedimenti di revisione costituzionale, per la normativa sui referendum e per la determinazione della legge elettorale ed i rapporti con l’Unione Europea e le autonomie locali. Avra’ anche la facoltà di riesaminare i disegni di legge della Camera e chiedere modifiche. E naturalmente sarà il luogo di confronto tra le autonomie locali e di proposta legislativa. Potra’ inoltre svolgere indagini ed ispezioni sul funzionamento della pubblica amministrazione, sull’impiego dei fondi comunitari e su tutte le politiche pubbliche.”

Il futuro Senato delle Autonomie sarà composto da 100 senatori, eletti nel numero di 95 dai consigli regionali. Cinque saranno nominati dal capo dello Stato per meriti nel campo sociale economico artistico e scientifico e saranno in carica 7 anni. “I senatori veneti passeranno da 24 a 7 (sei consiglieri regionali ed un sindaco) . Da una situazione in cui c’e’ un senatore ogni 160.000 abitanti, il rapporto senatore/abitanti sara’ di 1 a 700.000. I senatori non saranno retribuiti e rappresenteranno la regione Veneto a Roma. Importante anche l’elezione a senatore di un sindaco veneto, che probabilmente sarà eletto tra i sindaci dei comuni capoluogo: Manildo, Tosi, Massaro, Bitonci, Variati e i futuri sindaci di Rovigo e Venezia.”

“In Senato sono stati depositati migliaia di emendamenti, - spiega Santini - anche se solo sessanta provengono dal Partito Democratico. Alcune forze politiche stanno provando a realizzare l’ ostruzionismo. Non lo temiamo, siamo convinti che la forza del cambiamento prevarra’ e che sarà presto raggiunta un’intesa per convergere su alcuni emendamenti condivisi. Il testo ottenuto dal lavoro della Prima Commissione del Senato grazie ai due relatori Finocchiaro e Calderoli, e’ un buon testo e rappresenta un miglioramento rispetto a quello del Governo. Ci sono ancora alcune partite aperte e di cruciale importanza per il Veneto – afferma il senatore – come quella dell’autonomia regionale differenziata e responsabile. Il mese scorso con la presentazione di un emendamento di cui sono stato primo firmatario e che e’ stato sostenuto anche dai senatori veneti della maggioranza abbiamo ottenuto una prima vittoria: l’articolo 116 e’ stato ripristinato. Ora stiamo portando avanti in Aula una battaglia per l’autonomia regionale e differenziata che consenta a quelle regioni che presentano conti in ordine, adozione di costi standard e servizi erogati sulla base dei livelli essenziali di prestazione, la possibilità di gestire in maniera autonoma e responsabile (sulla base di un accordo con lo Stato) anche materie di competenza statale tra cui l’ armonizzazione fiscale, la giustizia di pace, la tutela e sicurezza del lavoro, l’istruzione e l’ordinamento scolastico ed universitario, la ricerca scientifica, la previdenza complementare ed integrativa, i beni culturali, il turismo, lo sport, il commercio estero, il governo del territorio e la protezione civile. E’ importante che tutte le forze politiche del Veneto di maggioranza ed opposizione condividano questa battaglia di autonomia responsabile. E’ in gioco il futuro del nostro territorio e potremmo davvero raggiungere un risultato storico che nessun referendum indipendentista , privo di fondamenti costituzionali e giuridici, potra’ mai assicurare ai veneti.”

Nicola Negro analizza quelle due o tre mosse che hanno portato il Padova a scomparire dal calcio professionistico

Da Nicola Negro, esperto di questioni biancoscudate e calcistiche in generale, riceviamo e pubblichiamo:
Sulla mancata iscrizione del Calcio Padova al campionato di Lega Pro c'è un grande rimpallo di responsabilità fra vecchia e nuova proprietà. La verità dei fatti è che le responsabilità di Marcello Cestaro sono enormi. Negli anni della sua gestione Cestaro ha creato un sistema drogato da perdite pressoché fisiologiche, tant'è che nell'analisi dei bilanci sulle società di serie B condotta nel 2012 da una società specializzata risultava che il Padova produceva 1/4 delle perdite a di tutta la categoria. Tanto per guardare agli ultimi bilanci la società ha perso: nel 2011: - € 9,9 mln e nel 2012 - € 10,5 mln. Dal 2011 al 2012, anziché tagliare e cercare un equilibrio economico, il numero dei dipendenti della società è cresciuto da 66 a 76 in una società in cui il solo costo del personale è arrivato ad essere il 118% dei l totale dei ricavi. Nel 2013 nell'anno del passaggio di testimone a Penocchio e accoliti, la perdita è stata di - € 9,9 mlm di cui circa 2/3 maturati nei primi 5 mesi. A Cestaro va imputata anche la cessione (un regalo più che altro...) a una compagine rivelatasi non solo quantomeno di dubbie capacità manageriali e tecniche, visto il verdetto emesso dal campo, ma soprattutto non intenzionata a investire sulla società con un piano di medio lungo periodo come dimostra il punto successivo. La terza responsabilità, un errore fatto certamente anche per passione e per senso di responsabilità, è di aver cercato di salvare baracca e burattini spendendosi nell'organizzare incontri con altri imprenditori per risolvere un problema che doveva e poteva essere solo della nuova proprietà. Cestaro e l'Unicomm avevano già fatto la propria parte nella chiusura del bilancio 2013. La perdita di € 9,9 mln è stata tamponata attingendo per 2/3 alle riserve (ridotte a circa € 345.000) e per 1/3 grazie al versamento dell'Unicomm. Una situazione societaria tanto preoccupante da spingere il collegio sindacale a a lavarsene le mani ribaltando ogni responsabilità sugli amministratori rei di non aver messo un euro in una cassa svuotata dai debiti...

l'universita' di Padova tra le prime al mondo per didattica e ricerca

L'ateneo di Padova entra nel novero delle 200 università migliori del mondo. Un risultato che possono vantare solo altre due università italiane. Soddisfatto il magnifico rettore Giuseppe Zaccaria di cui riportiamo qui di seguito il commento: «Pur continuando a ricordare, come sempre fatto, di dare il giusto peso a classifiche che mettono insieme indicatori differenti, sono ovviamente molto soddisfatto del risultato che il nostro Ateneo ottiene nella classifica del Center for World University Ranking, istituto di ricerca operante in un paese “terzo” che non fa parte del circuito usuale dei valutatori, come l’Arabia Saudita.
Va sottolineato come sia la prima volta che un istituto di ricerca estende le sue valutazioni ad un livello così globale e completo includendo oltre 22mila Atenei, anche se è più corretto usare il termine di istituzioni aventi diritto di rilasciare “master degree”, ossia di laureare, presenti al mondo.
Padova, con il suo 184 posto a livello globale, vede ribadito il ruolo di prestigioso Ateneo a livello Internazionale entrando nel ranking nella primissima fascia, per l’esattezza nel primo 0,9% degli Atenei, con particolari risultati di eccellenza per quanto riguarda le pubblicazioni, le citazioni e i riconoscimenti ricevuti dai propri docenti. Ottimo anche il risultato italiano, che ci vede alle spalle de La Sapienza di Roma, quasi con lo stesso punteggio di Milano, davanti a Università storiche ed efficienti come, ad esempio, Bologna, Pisa e Verona.
Come detto si tratta di una classifica, nulla più: fa però sempre estremamente piacere poter leggere risultati che confermano la bontà del lavoro fatto da tutte le componenti dell’Ateneo patavino, stimoli per noi a continuare – con ancora più forza – sulla strada intrapresa».

 

Billa chiude a Padova. L'Ascom commenta "aprire a Natale e Pasqua non paga"

“Chissà se Woody Allen si proporrà per il “sequel” di “Prendi i soldi e scappa”. Fossi in lui ci proverei perché i risvolti grotteschi e comici (se non fossero drammatici) ci sono tutti”.
Sceglie il tasto ironico Patrizio Bertin, presidente dell’Ascom Confcommercio di Padova, ma il suo commento sull’abbandono da parte di Billa del mercato italiano non è per nulla accondiscendente.
“Questi – dichiara il presidente dei commercianti padovani – sono quelli che hanno preteso di insegnarci che Natale e Pasqua sono giorni qualsiasi, che le domeniche si devono passare al supermercato e che i lavoratori sono né più né meno che denti di un ingranaggio che adesso a Colonia hanno deciso di abbandonare”.

Evidentemente il calo dei consumi non è passato senza colpo ferire nemmeno sul colosso della grande distribuzione austro-tedesco che, in compenso, ha fatto danni in quantità.
“Sono stati i grandi gruppi come Billa – continua Bertin – a volere a tutti i costi le aperture domenicali e per le festività, una filosofia commerciale che punta a mettere all’angolo i negozi di vicinato con l’obiettivo, una volta che questi hanno alzato bandiera bianca, di fagocitarne la clientela. Evidentemente Billa è stato vittima della sua stessa filosofia che, è bene ricordarlo, secondo i piani del governo Monti (fautore ed artefice del provvedimento che dal 2011 ha liberalizzato gli orari) avrebbe dovuto aumentare il Pil dell’1,2%!”

Invece il Pil non solo è aumentato ma i consumi hanno continuato a cadere segno evidente che se si compra di domenica non è che poi si ricompri di lunedì.
“La scelta del Gruppo Rewe – conclude Bertin – deve essere un monito per i nostri amministratori, spesso troppo solerti nel dare concessioni all’apertura di nuovi centri commerciali con l’obiettivo di incassare i soldi delle tasse e col miraggio, per l’opinione pubblica, di posti lavoro che invece ne distruggono altri in rapporto di quattro persi nel piccolo commercio per uno acquisito nella grande distribuzione. Magari non è il caso dei punti vendita Billa perché saranno quasi certamente assorbiti, ma in molti altri casi centri commerciali aperti e poi chiusi hanno lasciato solo macerie!”

 

Una mattina alle poste a Padova, all'epoca dell'ecommerce arretratezze imbarazzanti

Si parla tanto di ecommerce, di agenda digitale e di ebusiness in Italia. Ma se i conferenzieri ebusiness e smart city avessero a che fare come è capitato a me e mia moglie con certe rigidità preindustriali delle Poste Italiane, probabilmente la strada verso la post modernità nel nostro Paese sembrerebbe anche a loro meno in discesa. Quello nella foto è un pacchetto che mia moglie è andata a ritirare sabato mattina alle poste di piazzale Cuoco. Un sito di ecommerce cinese con sede a Taiwan manda i pacchetti in Italia tramite raccomandata: solo all'atto della consegna poi sblocca il pagamento al fornitore.
Venerdì non eravamo in casa e così sabato mia moglie, che si chiama Yulisa, si presenta allo sportello di piazzale Cuoco con ricevuta della mancata consegna al nostro domicilio e un documento. "Non posso darle il pacchetto - spiega l'impiegata biona dall'altra parte del vetro - manca il cognome, e non posso essere sicura che sia le la destinataria". Mia moglie fa notare alla signora che:
a) sul pacchetto c'è effettivamente scritto solo Yulisa, ma l'indirizzo, oltre al nome, coincidono con la residenza scritta sui documenti che mia moglie ha esibito, e capisco la perplessità se si chiamasse Maria o Giovanna, ma un'altra che si chiama Yulisa è un po' difficile trovarla, quantomeno a Padova
b) proprio lei che si chiama Yulisa ha una ricevuta che la ricollega a quel pacchetto dove è scritto Yulisa Roble (sulla ricevuta il cognome c'è)
c) sotto c'è un numero di cellulare che è quello mio

Se tre indizi fanno una prova anche nei più intricati casi di omicidio, ciò era appena sufficiente per l'addetta di Poste Italiane per smollare il pacchetto dopo mille bofonchiamenti e recriminazioni. Stavo per chiedere di parlare con il direttore della filiale per lamentarmi del disservizio quando a due sportelli di distanza un anziano in fila è sevnuto a terra, stremato dopo oltre 30 minuti di attesa in fila. Ed allora ho preferito lasciar perdere e chiamare il 118.
Spero che l'anziano, portato poi in ambulanza all'ospedale si riprenda presto. Auguro pronta guarigione da burocratismo cronico anche a poste italiane Spa

Alberto Gottardo

Protesi all'anca posizionata con il computer alla casa di cura di Abano Terme

Precisione millimetrica in ortopedia grazie all’impiego del robot Rio Mako-Plasty, che cambierà il panorama dell'attuale chirurgia protesica. Per la prima volta nel Padovano, è stata impiantata ieri al Policlinico di Abano Terme su un paziente – un sessantenne residente nel territorio – una protesi d’anca servendosi di questa tecnica robotica importata dagli Stati Uniti. Al tavolo operatorio il chirurgo ortopedico Alvise Marton e il robot Rio. Il risultati sono molto incoraggianti: l’impianto di protesi tramite il sistema robotico è infatti 3 volte più accurato rispetto alla tecnica manuale e permette un risparmio di sostanza ossea che si traduce in una duttilità maggiore della protesi stessa. Questo strumento offre al chirurgo la soluzione per il trattamento di pazienti per i quali un tempo non esistevano cure adeguate. Così facendo, si riducono i tempi di recupero post-operatorio e i tempi di ricovero (5/6 giorni di ospedalizzazione complessivi). Teoricamente Rio Mako può essere impiegato su tutti i tipi di pazienti che necessitano di protesi d’anca, ma le procedure sono più lunghe, più articolate (e più costose) rispetto a un’operazione tradizionale. Questo perché l’intervento viene preventivamente studiato a tavolino, ovvero il chirurgo tramite personal computer “insegna” al robot dove e come inserire la protesi sul corpo di quello specifico paziente, basandosi sullo studio del suo osso fotografato mediante Tac (l’osso viene cioè visualizzato in modello tridimensionale). L’operazione quindi è anticipatamente definita in tutte le sue parti e “ufficializzata” al computer, prima che in sala operatoria. Poi il chirurgo, una volta al tavolo operatorio con davanti il paziente, non farà altro che “calare nella realtà” l’intervento già deciso in ogni suo minimo dettaglio, grazie anche ad alcuni sensori posizionati sull’osso che consentono al robot di “leggere” come il paziente è posizionato sul lettino. Rio Mako, avendo memorizzato l’intero iter chirurgico su software, nel caso il chirurgo uscisse dal percorso prestabilito è pronto a intervenire in presa diretta, bloccando il braccio meccanico. I tempi di intervento sono più lunghi dello standard in quanto, all’operazione vera e propria (1 ora e mezza, circa) bisogna aggiungere la preparazione al computer (un’altra ora). Il robot Rio era già in dotazione al Policlinico di Abano da quattro anni, utilizzato finora per la protesica al ginocchio. Per adottarlo in chirurgia protesica d’anca il dottor Alvise Marton ha seguito uno specifico corso di formazione, allenandosi su pazienti-manichini. “Il robot Rio Mako - spiega il dottor Marton, forte di 25 anni di esperienza in ortopedia, 2.000 protesi impiantate nella sua carriera, di cui 1.200 negli ultimi 7 anni ad Abano - permette al chirurgo di lavorare con maggiore precisione e in modo meno invasivo, garantendo al paziente migliori risultati in termini di ripresa della mobilità e controllo del dolore. I vantaggi operativi sono evidenti poiché si svincola il medico dall’utilizzo degli strumentari manuali”.

Bomba d'acqua del 7 luglio a Padova: come far richiesta per i risarcimenti?

I cittadini che hanno subito dei danni in seguito al fortunale che ha colpito la città il 7 luglio scorso, per i quali venga presupposta la responsabilità del Comune di Padova e non siano imputabili a soggetti diversi dall'Amministrazione, potranno richiederne il risarcimento inoltrando istanza secondo le modalità previste dal Comune. Tutte le istruzioni e le informazioni sono reperibili sul sito: http://www.padovanet.it/dettaglio.jsp?tassid=579&id=11412#.U7_GB41_tW0