Una mattina alle poste a Padova, all'epoca dell'ecommerce arretratezze imbarazzanti

Si parla tanto di ecommerce, di agenda digitale e di ebusiness in Italia. Ma se i conferenzieri ebusiness e smart city avessero a che fare come è capitato a me e mia moglie con certe rigidità preindustriali delle Poste Italiane, probabilmente la strada verso la post modernità nel nostro Paese sembrerebbe anche a loro meno in discesa. Quello nella foto è un pacchetto che mia moglie è andata a ritirare sabato mattina alle poste di piazzale Cuoco. Un sito di ecommerce cinese con sede a Taiwan manda i pacchetti in Italia tramite raccomandata: solo all'atto della consegna poi sblocca il pagamento al fornitore.
Venerdì non eravamo in casa e così sabato mia moglie, che si chiama Yulisa, si presenta allo sportello di piazzale Cuoco con ricevuta della mancata consegna al nostro domicilio e un documento. "Non posso darle il pacchetto - spiega l'impiegata biona dall'altra parte del vetro - manca il cognome, e non posso essere sicura che sia le la destinataria". Mia moglie fa notare alla signora che:
a) sul pacchetto c'è effettivamente scritto solo Yulisa, ma l'indirizzo, oltre al nome, coincidono con la residenza scritta sui documenti che mia moglie ha esibito, e capisco la perplessità se si chiamasse Maria o Giovanna, ma un'altra che si chiama Yulisa è un po' difficile trovarla, quantomeno a Padova
b) proprio lei che si chiama Yulisa ha una ricevuta che la ricollega a quel pacchetto dove è scritto Yulisa Roble (sulla ricevuta il cognome c'è)
c) sotto c'è un numero di cellulare che è quello mio

Se tre indizi fanno una prova anche nei più intricati casi di omicidio, ciò era appena sufficiente per l'addetta di Poste Italiane per smollare il pacchetto dopo mille bofonchiamenti e recriminazioni. Stavo per chiedere di parlare con il direttore della filiale per lamentarmi del disservizio quando a due sportelli di distanza un anziano in fila è sevnuto a terra, stremato dopo oltre 30 minuti di attesa in fila. Ed allora ho preferito lasciar perdere e chiamare il 118.
Spero che l'anziano, portato poi in ambulanza all'ospedale si riprenda presto. Auguro pronta guarigione da burocratismo cronico anche a poste italiane Spa

Alberto Gottardo

Protesi all'anca posizionata con il computer alla casa di cura di Abano Terme

Precisione millimetrica in ortopedia grazie all’impiego del robot Rio Mako-Plasty, che cambierà il panorama dell'attuale chirurgia protesica. Per la prima volta nel Padovano, è stata impiantata ieri al Policlinico di Abano Terme su un paziente – un sessantenne residente nel territorio – una protesi d’anca servendosi di questa tecnica robotica importata dagli Stati Uniti. Al tavolo operatorio il chirurgo ortopedico Alvise Marton e il robot Rio. Il risultati sono molto incoraggianti: l’impianto di protesi tramite il sistema robotico è infatti 3 volte più accurato rispetto alla tecnica manuale e permette un risparmio di sostanza ossea che si traduce in una duttilità maggiore della protesi stessa. Questo strumento offre al chirurgo la soluzione per il trattamento di pazienti per i quali un tempo non esistevano cure adeguate. Così facendo, si riducono i tempi di recupero post-operatorio e i tempi di ricovero (5/6 giorni di ospedalizzazione complessivi). Teoricamente Rio Mako può essere impiegato su tutti i tipi di pazienti che necessitano di protesi d’anca, ma le procedure sono più lunghe, più articolate (e più costose) rispetto a un’operazione tradizionale. Questo perché l’intervento viene preventivamente studiato a tavolino, ovvero il chirurgo tramite personal computer “insegna” al robot dove e come inserire la protesi sul corpo di quello specifico paziente, basandosi sullo studio del suo osso fotografato mediante Tac (l’osso viene cioè visualizzato in modello tridimensionale). L’operazione quindi è anticipatamente definita in tutte le sue parti e “ufficializzata” al computer, prima che in sala operatoria. Poi il chirurgo, una volta al tavolo operatorio con davanti il paziente, non farà altro che “calare nella realtà” l’intervento già deciso in ogni suo minimo dettaglio, grazie anche ad alcuni sensori posizionati sull’osso che consentono al robot di “leggere” come il paziente è posizionato sul lettino. Rio Mako, avendo memorizzato l’intero iter chirurgico su software, nel caso il chirurgo uscisse dal percorso prestabilito è pronto a intervenire in presa diretta, bloccando il braccio meccanico. I tempi di intervento sono più lunghi dello standard in quanto, all’operazione vera e propria (1 ora e mezza, circa) bisogna aggiungere la preparazione al computer (un’altra ora). Il robot Rio era già in dotazione al Policlinico di Abano da quattro anni, utilizzato finora per la protesica al ginocchio. Per adottarlo in chirurgia protesica d’anca il dottor Alvise Marton ha seguito uno specifico corso di formazione, allenandosi su pazienti-manichini. “Il robot Rio Mako - spiega il dottor Marton, forte di 25 anni di esperienza in ortopedia, 2.000 protesi impiantate nella sua carriera, di cui 1.200 negli ultimi 7 anni ad Abano - permette al chirurgo di lavorare con maggiore precisione e in modo meno invasivo, garantendo al paziente migliori risultati in termini di ripresa della mobilità e controllo del dolore. I vantaggi operativi sono evidenti poiché si svincola il medico dall’utilizzo degli strumentari manuali”.

Bomba d'acqua del 7 luglio a Padova: come far richiesta per i risarcimenti?

I cittadini che hanno subito dei danni in seguito al fortunale che ha colpito la città il 7 luglio scorso, per i quali venga presupposta la responsabilità del Comune di Padova e non siano imputabili a soggetti diversi dall'Amministrazione, potranno richiederne il risarcimento inoltrando istanza secondo le modalità previste dal Comune. Tutte le istruzioni e le informazioni sono reperibili sul sito: http://www.padovanet.it/dettaglio.jsp?tassid=579&id=11412#.U7_GB41_tW0

L'ambulatorio all'Arcella, dove Cuamm e Caritas di Padova curano i "poveri cristi"

Ha riaperto l’attività da pochi giorni e sabato 12 luglio sarà inaugurata ufficialmente la sede ristrutturata dell’ambulatorio odontoiatrico Caritas Cuamm per persone disagiate, all’interno dell’omonimo poliambulatorio di via Duprè 26 a Padova, ora al suo 15° anno di vita e di attività. L’inaugurazione segue una serie di lavori di ristrutturazione resi possibili grazie al contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo nell’ambito del bando “Progetto Sociale 2012”.
A “tagliare” il nastro dei saluti sarà don Luca Facco, direttore di Caritas Padova, seguiranno gli interventi dell’assessore al sociale Alessandra Brunetti, di Matteo Segafredo, consigliere della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, del direttore sanitario Zabadneh Mohamad Riad, e la benedizione dei locali da parte del vicario generale della Diocesi di Padova, mons. Paolo Doni. La mattinata si concluderà con un momento conviviale preparato dalla parrocchia di San Carlo

Scheda. Il Poliambulatorio nasce nel 1998 da un comune impegno maturato da Caritas Diocesana di Padova, Cuamm (Collegio Universitario Aspiranti Medici Missionari) e Comune di Padova (che mette a disposizione gli spazi e un’erogazione annuale), con l’obiettivo di fornire cure mediche di base e specialistiche ai soggetti che non potevano accedere al Servizio Sanitario Nazionale, a partire dagli immigrati non regolarizzati presenti in città.
In particolare, nel poliambulatorio, è stato attivato un servizio ambulatoriale per patologie odontoiatriche, che non sono contemplate dal Testo Unico sull’immigrazione (DLgs. 286/98), che attribuisce un tesserino denominato STP (stranieri temporaneamente presenti) dando diritto solo a cure ambulatoriali e ospedaliere urgenti o essenziali, nonché a interventi a salvaguardia della salute individuale e collettiva (come quelli per la tutela della gravidanza e della maternità, le vaccinazioni, la cura delle malattie infettive).
Caritas diocesana si fa carico di organizzare il servizio, dall’accoglienza e raccolta dei dati degli utenti alla creazione di un gruppo di medici e odontoiatri volontari, dalla logistica alla pulizia e manutenzione del Poliambulatorio, grazie anche alla collaborazione con l’associazione Mimosa.

Obiettivi:
L’ambulatorio si prefigge due obiettivi fondamentali:
a) offrire una risposta, il più possibile mirata e professionale, ai bisogni sanitari dei soggetti non iscritti al SSN e in generale degli indigenti che vivono situazioni di emarginazione sociale;
b) promuovere una cultura dell’accoglienza e della solidarietà verso gli stranieri immigrati.

Personale:
Il personale medico e dentistico opera a titolo gratuito e si turna nel servizio. Una persona è addetta alla segreteria, alla prima accoglienza e all’assistenza ambulatoriale.
Precedentemente - dal 1999 al 2003 - hanno offerto il proprio contributo al funzionamento dell’ambulatorio molti giovani, obiettori di coscienza, impegnati nel servizio civile sostitutivo presso Caritas Diocesana; e dal 2004 sono subentrate dapprima le ragazze del servizio civile volontario (istituito in seguito alla sospensione della leva militare).

Come accedere:
Il servizio di accreditamento all’ambulatorio e il reperimento del personale volontario viene svolto al Centro di ascolto Caritas di via Bonporti 8, il venerdì mattina, grazie alla collaborazione con l’associazione Mimosa. La procedura per accedere alle visite specialistiche e ai trattamenti sanitari prevede il rilascio di una tessera a uso interno, valida per sei mesi e rinnovabile, previo colloquio con un operatore del Centro di ascolto diocesano con cui si verificano lo stato di indigenza dell’utente e i problemi di salute. Questa procedura permette agli utenti di non subire tempi di attesa troppo lunghi e di instaurare da subito un rapporto di correttezza e fiducia reciproca con il personale dell’ambulatorio. Durante la prima visita viene poi compilata una scheda di anamnesi con i dati personali e clinici del paziente, protetti dalla normativa sulla privacy.

Tipologia del servizio:
Prime visite e cure odontoiatriche costituiscono l’80-90% degli interventi effettuati nel poliambulatorio di via Duprè, mentre solo un numero esiguo di soggetti richiede visite mediche di base, visite cardiologiche o di altro tipo. La struttura è dotata di tutto lo strumentario richiesto per interventi odontoiatrici, incluso un apparecchio per le radiografie, nonché di un efficiente sistema di sterilizzazione e di smaltimento dei rifiuti speciali. Quando si rende necessario qualche intervento non realizzabile all’interno del Poliambulatorio, diventa operativa la collaborazione con altre realtà di Padova come l’ambulatorio medico delle Cucine economiche popolari.

Evoluzione dell’utenza:
Fino al 2006
oltre la metà delle persone aiutate dai medici e dentisti volontari sono state donne, per lo più di età compresa tra i 20 e i 50 anni, provenienti da Romania e Moldavia, immigrate in Italia per lavorare come colf e assistenti di persone anziane o invalide (badanti), solitamente prive di un regolare contratto di lavoro e quindi del permesso di soggiorno. Altre donne assistite erano poi le giovani vittime del racket della prostituzione. Gli uomini, provenienti dall’Europa dell’Est e in misura minore da paesi dell’Africa, in quei primi anni non superavano quasi mai un terzo del totale delle persone assistite.

Dal 2007, con l’ingresso della Romania nell’Unione Europea (e quindi il riconoscimento dei rumeni come cittadini comunitari, con diritti e doveri diversi dagli altri immigrati), c’è stato un primo importante cambiamento: il numero totale di persone che affluivano all’ambulatorio è improvvisamente diminuito, e tra i diversi gruppi etnici è emerso quello moldavo, seguito però da una più consistente percentuale di marocchini, albanesi e altre nazionalità. La componente rumena non è comunque scomparsa, dato che in molti casi la precarietà occupazionale e la difficoltà ad accedere a cure odontoiatriche in altre strutture ha spinto un certo numero di rumeni a rivolgersi al poliambulatorio tramite la Caritas diocesana o su segnalazione dei Servizi sociali.

Tra il 2010 e il 2011 è emerso un numero crescente di nuovi utenti italiani, persone colpite dall’indigenza per gli effetti della crisi economica e per la perdita del lavoro ma anche persone senza fissa dimora. Questi nuovi poveri nel 2013 hanno costituito il gruppo più numeroso, pari al 24,1% del totale degli assistiti. Il secondo gruppo nazionale, con quasi il 23%, è ora quello degli immigrati dal Marocco; a seguire rumeni, e poi moldavi, tunisini, albanesi, nigeriani e altri, tutti al di sotto del 4%.
Si è passati dalle 668 prestazioni erogate nel primo anno di attività al picco delle 1231 del 2006, per poi scendere a una media di 743 interventi all’anno nel periodo 2007-2012.

Nel 2013 sono stati 948 gli interventi sanitari effettuati nei locali di via Duprè 26, e questo bel risultato è stato raggiunto nonostante un mese di chiusura forzata per manutenzione straordinaria.
Oggi, in locali rinnovati e più funzionali e con una consolidata rete di volontari, grazie anche alla preziosa collaborazione con il Comune di Padova, le Cucine economiche popolari, i centri di accoglienza del territorio e altre realtà del privato sociale, il poliambulatorio nato 15 anni fa a Padova può affrontare con fiducia le sfide del futuro e continuare a promuovere con la sua attività una cultura della inclusione sociale e del diritto alla salute che rimane un’assoluta priorità nell’Italia della crisi.

La ristrutturazione è stata possibile grazie a uno stanziamento di 13.600 euro della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo nell’ambito del bando “Progetto Sociale 2012”, promosso con l’obiettivo di sostenere interventi sui temi dell’integrazione, della disabilità e della socializzazione. L’ambulatorio odontoiatrico rientra nel sostegno a quei progetti di integrazione tesi a migliorare il servizio di assistenza a persone in condizioni di disagio o a rischio emarginazione.

 

Addio contanti alle poste: pagamenti con bancomat e carte di credito

Poste Italiane amplia la gamma di carte di credito e di debito accettate dagli uffici postali per effettuare pagamenti allo sportello. In provincia di Padova gli uffici postali mettono a disposizione la nuova piattaforma di pagamento che, grazie al collegamento diretto con il circuito nazionale Pago Bancomat e con i circuiti internazionali Mastercard e Visa, al pari di quanto già avviene negli esercizi commerciali, consente l’utilizzo delle principali carte.

In particolar modo, sarà possibile utilizzare le carte di credito Visa e Mastercard, e le carte di debito e prepagate dei circuiti Pagobancomat, VPAY, Mastercard, Maestro, VISA, Visa Electron dotate di chip o di banda magnetica. Saranno inoltre accettate anche le carte dotate di tecnologia contactless (degli stessi circuiti delle carte di debito) ed il pagamento tramite smartphone abilitati alla tecnologia NFC (Near Field Communication), che consentono di effettuare la transazione semplicemente avvicinando la carta o il cellulare al POS.

I servizi di pagamento cui viene estesa la gamma di carte utilizzabili includono Bollettini, (compresi quelli IMU e TARES) RAV, Tasse Automobilistiche (fase BOLL e fase BACI), Modelli F24 ed F23.
Negli uffici postali è inoltre sempre possibile effettuare pagamenti misti, come ad esempio carta e contanti, o pagamento con più carte sia di debito che di credito.

I democratici di Padova chiedono ai parlamentari la riforma del Senato

Si è svolta sabato a Ponte San Nicolò l'assemblea provinciale del Partito democratico. "L'obiettivo era quello di condividere con i rappresentanti del territorio dell'intera provincia un'analisi sul partito dopo le recenti elezioni europee ed amministrative." spiega Federico Ossari, presidente dell'assemblea.
In particolare sono state affrontate le modalità di un percorso volto a consolidare lo straordinario risultato ottenuto alle europee e ad intraprendere un cammino di apertura e coinvoligmento di una serie di persone "esterne" al partito che possono dare un loro importante contributo alla costruzione della nostra società futura.

In questo senso fin dal mese di luglio saranno organizzati nel territorio della provincia alcuni momenti di incontro/confronto/approfondimento/proposta con l'obiettivo di raccogliere suggerimenti, indicazioni, sviluppare una prima ricognizione delle necessità.
"Seguirà la fase di ulteriore apertura della festa provinciale che si svolgerà anche quest'anno a Padova dal 30 agosto al 15 settembre - prosegue Ossari - e che rappresenterà un momento di grande dibattito e di apertura con tutti i principali attori della nostra società.
Obiettivo principale sarà quello costruire sempre più un partito in grado di aprirsi ad una società in continuo cambiamento e dove il PD, grazie anche all'azione dinamica e riformatrice di Matteo Renzi, può svolgere un ruolo determinante per il consolidamento di questa nuova stagione che si sta aprendo. Su proposta dell'ala renziana del partito e' stata approvata una mozione, poi approvata a maggioranza dall'assemblea che invita il partito ed i parlamentari ad appoggiare e supportare il percorso di riforme istituzionali avviato dal Governo. (IL TESTO DELLA MOZIONE E' RIPORTATO DI SEGUITO).

Importanti sono state le testimonianze di alcuni dirigenti locali che hanno raccontato la loro positiva esperienza rispetto alle ultime amministrative (Battaglia Terme, Anguillara, Villa del Conte).
"Dagli interventi sono emersi con chiarezza le preoccupazioni per il risultato amministrativo della città di Padova, - spiega Ossari - ma anche la consapevolezza che il ruolo che potrà svolgere questo importante capoluogo in vista delle elezioni regionali del 2015 non sarà secondario. Mai finora il PD in Veneto era stato il primo partito, come lo è in quasi tutti i comuni della Provincia di Padova ( 100 su 104). Ecco quindi la grande sfida: partire dal positivo dato del PD in Veneto per far "cambiare verso" anche alla nostra Regione dopo un ventennio di governo Lega/PDL."
Presenti all'assemblea, oltre a parlamentari (Naccarato e Santini) e consiglieri regionali (Ruzzante e Sinigaglia) anche Flavio Zanonato (appena eletto europarlamentare), Vanessa Camani( neo parlamentare subentrata alla Moretti ) e il sen. Gianpiero Dalla Zuanna (approdato nelle scorse settimane al gruppo del PD e proveniente da Scelta civica).

MOZIONE
Le riforme: inderogabili attese del paese.
La realizzazione delle riforme ed in primis quella costituzionale del Senato e del titolo V° rappresenta in questa fase l’obiettivo fondamentale del PD e del governo.
Il dibattito che si è aperto con pareri articolati anche nel PD è uno dei sintomi della complessità della stagione politica italiana.
La decisione di Renzi e del suo governo di investire sulle riforme è condivisibile e ci sfida a non disperdere questo capitale di credibilità.
Altre riforme si aggiungono: la riforma della legge elettorale, la riforma del lavoro, lo sblocca Italia, la riforma della pubblica amministrazione, la riforma del terzo settore, la riforma della giustizia, il piano della scuola.
Si tratta di obiettivi non generici ma assai stringenti: nel rispetto del pluralismo e dell’autonomia dei gruppi parlamentari è necessario procedere rapidamente evitando rallentamenti che minerebbero la credibilità dell’azione di governo.
La riforma costituzionale del Senato ha il merito di proporre due innovazioni condivise in dottrina:
Superamento del bicameralismo perfetto
sganciamento del Senato del rapporto di fiducia al governo nel solco delle più moderne democrazie europee.
La riforma del titolo V° va caratterizzata sul rafforzamento della responsabilità di autonomia differenziata per le Regioni con i conti a posto.
Per queste ragioni l’assemblea provinciale del PD di Padova riunitosi a Ponte San Nicolò il 5/7/2014
Invita
Tutti i parlamentari padovani e veneti a procedere speditamente nella realizzazione della riforma del Senato e del titolo V° ricercando uno sforzo di sintesi positiva e costruttiva volti al raggiungimento di una vera azione riformista attesa dal paese.

Federcontribuenti al Mise per salvare la Zanardi di Padova

Zanardi, eccellenza italiana, è ad un bivio. Mercoledì scorso presso il Ministero dello Sviluppo Economico c'è stato un incontro per decidere la sorte dell'azienda e dei suoi lavoratori, tra i presenti: il dr. Giampiero Castano responsabile unità vertenze aziendali per il Mise, l'onorevole Gessica Rostellato, la dott.ssa Carmen Mancarella, il presidente della Federcontribuenti Marco Paccagnella, e l'Ing Mario Grillo, ex ad della Zanardi.

Dopo il dramma del suicidio, per motivi economici, del fondatore della Zanardi, dopo un incendio doloso che ha distrutto gli impianti dell'azienda, dopo la paura di perdere il posto di lavoro, gli operai della Zanardi si sono costituiti in cooperativa e hanno illustrato, su richiesta del Mise, le condizioni attuali della Zanardi che il 21 giugno ha presentato un progetto di concordato liquidatorio e le attività che stanno portando avanti per rilanciare l'azienda stessa. Quello che si deve fare è trovare un modo per permettere ai lavoratori della Zanardi di ripartire con la produzione predisponendo una copertura delle spese in attesa di incassare il corrispettivo dei lavori fatti dai clienti.

Il problema finanziario nasce dalla esigenza di partire il prima possibile per evitare di perdere i clienti come le commesse.

Il MISE ha dato la sua disponibilità a ricercare una strada percorribile. Confidiamo nel successo dell'iniziativa. «Io mi auguro, in qualità di presidente della Federcontribuenti, - dice Paccagnella -, di cogliere la volontà del Mise di aiutare l'azienda, salvando un marchio italiano e gli operai. Si dovrà essere più forti della burocrazia perchè i tempi sono davvero brevi».

I lavoratori della Zanardi hanno dato prova al Mise di sapere cosa fare e come; nel piano industriale erano riportati punto per punto tutte le iniziative per rilanciare l'azienda, «ora è il governo a dover dimostrare quanto a cuore gli sta il futuro dell'azienda e dei lavoratori».

Malattie renali: Padova prima al mondo secondo la Johns Hopkins university

Il Prof. Lorenzo Calò dell’Azienda Ospedaliera di Padova è il primo al mondo nell’ambito delle malattie renali, in particolare nelle malattie del trasporto tubulare renale. Lo stabilisce una ricerca della Johns Hopkins University (www.expertscape.com/ex/bartter+syndrome)
I ricercatori della prestigiosa Università Americana Johns Hopkins University di Baltimora che l’hanno recentemente pubblicata, si sono basati su un’estesa revisione delle pubblicazioni scientifiche in Nefrologia degli ultimi anni. La classifica dà notevole prestigio alla nefrologia italiana che occupa il quarto posto per nazioni dopo Stati Uniti, Giappone e Gran Bretagna. Il Prof. Lorenzo Calò, nefrologo, internista ed ipertensiologo dell’Azienda Ospedaliera/Università di Padova opera presso la Nefrologia 2.

Da oltre vent’anni segue in particolare la Sindrome di Bartter e la Sindrome di Gitelman, malattie renali genetiche che compromettono il riassorbimento tubulare renale di potassio e di magnesio. La conseguente riduzione nel sangue di potassio e magnesio può indurre l’insorgenza di aritmie cardiache che nei casi più gravi possono anche essere fatali e, seppur raramente, anche evolvere verso l’insufficienza renale cronica. La Sindrome di Bartter è più frequente nei bambini mentre la Sindrome di Gitelman si riscontra soprattutto nell’età adulta. L’analisi genetica identifica la mutazione nel gene che codifica per la proteina responsabile del trasporto tubulare renale del potassio permettendo la diagnosi di certezza.

Il Prof. Lorenzo Calò è riconosciuto punto di riferimento non solo nel triveneto ma anche a livello nazionale per la gestione clinica e la diagnosi di queste malattie. Un aspetto di queste malattie genetiche renali rilevato dal Prof. Calò, riguarda un modello umano unico nello studio delle basi cellulari e molecolari dell’ipertensione arteriosa. Malattie che, per molti aspetti, sono l’esatto contrario dell’ipertensione arteriosa ed i pazienti nei quali vengono riscontrate, pur possedendo molte caratteristiche biochimiche ed ormonali tipiche dell’ipertensione arteriosa, non hanno l’ipertensione
Pertanto, sostiene Calò, “capire perché questi pazienti non diventano ipertesi pur possedendo molte caratteristiche ormonali e biochimiche dell’ipertensione arteriosa, può essere di grande importanza per cogliere le basi cellulari e molecolari dell’ipertensione arteriosa stessa”.
Noti sono gli studi di Lorenzo Calò negli ultimi 15 anni in questa direzione, alcuni recenti in pazienti con Sindrome di Bartter e di Gitelman, che sono stati pubblicati su prestigiose riviste scientifiche internazionali e hanno permesso così di delineare nell’uomo nuovi meccanismi biochimici e identificare nuove proteine che possono svolgere un importante ruolo nella fisiopatologia dell’ipertensione arteriosa. Nuove strade, queste, per il trattamento dell’ipertensione arteriosa e delle sue complicanze cardiovascolari e renali.

Sagre a Padova: l'Ascom critica le feste sganciate dalla tradizione

A macchia di leopardo, nel territorio provinciale come in quello regionale e nazionale ci sono quelle della pizza (magari anche “verace” al di sopra del 45° parallelo) e, immancabile, anche quella della birra declinata in “fest” in omaggio alla lingua di Goethe. Ci sono poi quelle dal titolo trasgressivo o ammiccante e avanti di questo passo a suon di fantasia e, talvolta, cattivo gusto.
Sono le feste paesane del terzo millennio che, complice la calura estiva e la voglia di fare business, si sono affrancate dalla tradizione e ora vivono di luce propria spesso e volentieri facendola in barba ai dettami del fisco.

“Così come sono sorti gli outlet – spiega il presidente dell’Ascom Confcommercio di Padova, Patrizio Bertin – così si sono sviluppate le sagre: artificiali gli uni, artificiose le altre”.
E mentre gli outlet si sono assunti il compito di far chiudere i negozi a migliaia, così le sagre hanno evidenti ripercussioni, per nulla positive, su ristoranti e pubblici esercizi delle zone colpite da queste vere e proprie calamità per nulla naturali.
“Ovviamente non abbiamo niente da recriminare – continua Bertin - nei confronti degli appuntamenti tradizionali, magari vecchi di secoli, che hanno contribuito a fare la storia e la tradizione del nostro territorio e nulla da recriminare nemmeno con le nuove proposte che giungono dalla sinergica collaborazione di più attori presenti sul territorio (amministrazioni comunali, categorie economiche, gruppi di volontariato, ecc.) e che hanno a cuore lo sviluppo del commercio e del turismo di una determinata realtà. Molto invece da ridire su feste paesane improvvisate (se non nell’organizzazione complessiva, di sicuro nell’allocazione e nella definizione) e su “zone franche” dedite allo spritz che alimentano un sottobosco fatto di personaggi alla ricerca del facile guadagno anche perché, troppo spesso, maturato anche ai danni del fisco”.

“Purtroppo – insiste il presidente dell’Ascom – amministratori poco accorti finiscono per autorizzare iniziative che non portano ad alcun beneficio per l’economia locale se non a quello di rimpinguare le tasche di organizzatori che spesso nulla hanno a che vedere con le realtà dove le sagre o le iniziative estive insistono”.
Servirebbero controlli e, soprattutto, servirebbe capire che è facile cadere nel ridicolo.
“Fa un po’ specie e fa un po’ sorridere (ma fa anche venire il magone) – conclude Bertin – che di punto in bianco un amministratore di un qualsiasi comune dei colli veneti autorizzi la realizzazione, sul proprio territorio, della “festa del pesce”: un’offesa al buon senso oltre che un danno economico non banale nei confronti di chi svolge professionalmente un’attività nel comparto del turismo e della ristorazione”.