La Befana dell'Ugl Polizia di Stato di Padova porta doni alla Città della Speranza: il gesto di bontà degli "angeli" della strada

E' arriva la Befana Ugl Polizia per donare ai bambini della "Citta' della Speranza" 800 euro.
Sono i soldi che il sindacato avrebbe dovuto stanziare per i regali di Natale degli iscritti e che loro stessi insieme con il direttivo hanno preferito donare per regalarsi qualcosa che non ha prezzo.
Rinunciare a quello che sembrava una prassi consolidata da tutti i sindacati di polizia è la dimostrazione sempre piú marcata di quello che da anni viene definito concetto di "POLIZIA DI PROSSIMITÀ".
Nella foto la consegna dell'assegno questa mattina all'Istituto di Ricerca Pediatrica Città della Speranza a Stefania Fochesato, past president Città della Speranza

La Guardia di finanza arresta l'ex sindaco leghista e tre sodali per bancarotta fraudolenta e reati fiscali

Le Fiamme Gialle del Comando Provinciale di Padova, all'esito di complesse indagini coordinate dalla Procura della Repubblica patavina, hanno eseguito un'ordinanza emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale, di applicazione di misure cautelari personali nei confronti di quattro soggetti, ora agli arresti domiciliari, resisi responsabili dell'avvenuta commissione, in concorso, del reato di bancarotta fraudolenta.
I quattro sono Angelo BERNO (classe '63), ex sindaco di Tombolo (PD) eletto nelle fila della Lega Nord, già salito alla ribalta delle cronache per essere stato tratto in arresto dai finanzieri per fatti-reato della stessa specie, Giuseppe LA ROCCA (classe '64), anch'egli già coinvolto in analoghe vicende giudiziarie, ed i fratelli MARIN, Luciano e Michele, (classe '63 e '77).
Sotto la lente degli investigatori del Nucleo di Polizia Tributaria di Padova (Sezione Reati Societari e Fallimentari) sono questa volta finite le sventurate vicende aziendali, e più in particolare gli atti gestionali e gli aspetti contabili, di due società operanti nel settore della costruzione e della lavorazione di carpenteria metallica, la ITAL COM s.r.l. di Vigonza (PD) e la ITAL MEK s.r.l. di Tombolo (PD), dichiarate fallite dal Tribunale di Padova, rispettivamente, il 24.4.2013 e l'8.5.2014.
I quattro , risultati essere a vario titolo amministratori formali e/o occulti e liquidatori, hanno deliberatamente e sistematicamente effettuato operazioni di depauperamento delle società e di distrazione di quote di partecipazioni societarie, di immobili, di liquidità e di veicoli aziendali (tra cui lussuose autovetture sportive), prive di giustificazione economica e senza ricevere compenso alcuno, pilotandole di tal guisa verso il fallimento. La sottrazione o distruzione da parte dei responsabili dei libri e delle scritture contabili delle imprese ha reso assai difficoltosa la ricostruzione del patrimonio o del movimento degli affari societari.
Gli arrestati hanno agito animati dalla precisa ed unica finalità di far confluire le attività delle società prossime al fallimento in nuove ditte, anche con sede legale all'estero (Slovenia), che tuttavia continuavano a svolgere l'attività sempre negli stessi siti italiani. Le aziende, con passività ormai ingestibili (il solo passivo fallimentare della ITAL COM ammonta a circa 9,5 milioni di euro), venivano di fatto "abbandonate", intestate a stranieri o a soggetti in situazione di grave disagio personale, in capo ai quali rimanevano i debiti e le pretese, ormai vane, dei creditori che si ritrovano a patire un danno di ingente gravità. Tra questi un soggetto gravemente malato, nominato amministratore della ITAL MEK, attirato dal compenso necessario per vivere e per curarsi, in realtà nemmeno ottenuto.
L'attività di servizio in rassegna si inserisce nell'azione svolta dalla Procura della Repubblica e dalla Guardia di Finanza di Padova a tutela dell'economia e del rispetto delle regole in campo economico e finanziari.

Operazione occhi doci: il "miracolo" che anche nel 2015 ha portato tanto bene tra Padova e l'Etiopia in memoria di Marco Lovison

3920 vasetti di miele distribuiti e 9.916,50 euro devoluti a CBM Italia Onlus – Organizzazione Non Governativa impegnata da oltre 100 anni nella lotta alla cecità evitabile e alle altre forme di disabilità nei Paesi in Via di Sviluppo: questo è il risultato della settima edizione di “Operazione Occhi Dolci – un impegno concreto ricordando Marco”, iniziativa con cui amici e familiari di Marco Lovison lo hanno voluto ricordare.
Il progetto, organizzato dall’Associazione Amici del Graticolato Onlus e patrocinato da Comune di Padova, Comune di Limena, ha visto ancora una volta l’adesione entusiasta degli amici di Marco che, in concomitanza con il Mese della Vista, hanno allestito banchetti in piazze, scuole, Parrocchie, centri commerciali, Associazioni Sportive ecc..
Il miele distribuito è stato fornito dalla Cooperativa Sociale “Il Graticolato”, promotrice di attività finalizzate all’inserimento lavorativo di persone disabili, sottolineando così la valenza locale oltre che internazionale dell’iniziativa.
“Operazione Occhi Dolci”, che oltre alla distribuzione del miele prevede durante il resto dell’anno numerose altre iniziative solidali, ha già reso possibile:
L’acquisto di un microscopio oftalmico operatorio per il Reparto Oculistico dell’Ospedale St. Luke di Wolisso (2009);
Il mantenimento del Reparto Oculistico dell’Ospedale St. Luke di Wolisso (2010);
Il mantenimento del Reparto Oculistico dell’Ospedale St. Luke di Wolisso e l’annesso programma di cliniche mobili e di screening
oftalmologico, per raggiungere con cure e trattamenti di qualità elevata anche le persone povere che vivono lontane dai centri abitati(2011);
Il sostegno per avviare la costruzione dell’Asilo S. Antonio di Padova a Nazret e l’ampliamento del Reparto Oculistico dell’Ospedale St. Luke di Wolisso (2012);
Il completamento dell’ampliamento del Reparto Oculistico dell’Ospedale St. Luke di Wolisso, ed avviamento dell’attività dell’Asilo inclusivo S. Anthony a Nazret (2013)
Il sostegno del Reparto Oculistico dell’Ospedale St. Luke di Wolisso, e dell’attività dell’Asilo S. Anthony a Nazret (2013)
Il sostegno della fase di avviamento dell’Asilo S. Anthony a Nazret (2014)
L’acquisto degli arredi della mensa dell’asilo S. Anthony a Nazret e il sostegno di parte del mantenimento del Reparto Oculistico dell’Ospedale St. Luke di Wolisso (2015)

www.occhidolci.it

PER APPROFONDIMENTI

Operazione Occhi dolci, un impegno concreto ricordando Marco

E’ l’iniziativa benefica a favore di CBM Italia Onlus con cui gli amici e i familiari di Marco lo hanno voluto ricordare.

I fondi vengono raccolti attraverso l’organizzazione di concerti, eventi benefici e la distribuzione di vasetti di miele, fornito dalla Cooperativa Sociale di San Giorgio delle Pertiche “Il Graticolato”. Info:www.occhidolci.it

 

Marco Lovison studiava presso il Liceo della Comunicazione Maria Ausiliatrice di Padova. Appassionato di calcio e di moto, aveva 18 anni quando, il 22 maggio 2009, ha perso la vita in un incidente stradale. Le cornee di Marco sono state donate a due giovani di 15 e 26 anni, che hanno così riacquistato la vista. La famiglia, già al momento del funerale, aveva invitato quanti volevano ricordare Marco a non inviare fiori, bensì donazioni a favore di CBM Italia Onlus, per far continuare a vivere Marco attraverso gli occhi e gli sguardi delle persone aiutate e curate. Info:www.occhidolci.it

CBM Italia è un’Organizzazione Non Governativa (ONG), la cui finalità è sconfiggere le forme evitabili di cecità e di disabilità fisica e intellettiva nei Paesi in Via di Sviluppo, senza distinzione di razza, sesso e religione. CBM Italia è membro di CBM International, organizzazione apolitica e senza scopo di lucro attiva dal 1908 e dal 1989 partner e collaboratore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nella lotta contro la cecità prevenibile e curabile e la sordità. CBM opera in loco attraverso lastretta collaborazione di partner locali in un’ottica di crescita e sviluppo locale. Sostiene progetti e interventi di tipo medico-sanitario, riabilitativo ed educativo; la formazione di personale locale; campagne di prevenzione e informazione della popolazione; promuove il diritto all’educazione, al lavoro e all’integrazione delle persone cieche e disabili. In un anno CBM assiste oltre 32 milioni di persone nei paesi più poveri del mondo. www.cbmitalia.org.

 

IL GRATICOLATO La società cooperativa sociale Il Graticolato è una cooperativa a scopo plurimo, con sede a San Giorgio delle Pertiche (PD), nata nel 1988 per favorire l’inserimento sociale delle persone disabili. Oggi sono oltre 100 gli utenti ospitati dalla cooperativa, che fornisce loro assistenza di base e promuove attività mirate al miglioramento del loro benessere psico-fisico, coltivando un’educazione al lavoro inteso come riscatto personale, e alla formazione occupazionale delle persone disabili, in collaborazione con 20 aziende del territorio. La cooperativa è supportate e promossa dall’Associazione “Amici del Graticolato”.

www.ilgraticolato.com 

Leonardo Trevisan è il primo nato a Padova, arrivato all'una di notte: accolto come " piccolo ambasciatore di Pace"

Il primo nato nella divisione ostetrica diretta dalla dottoressa Maria Teresa Gervasi si chiama Leonardo Trevisan ed è nato pochi minuti dopo l'una nella notte tra il il 31 dicembre e il primo gennaio.Nato una settimana prima della data presunta (7 gennaio), è il primo figlio della giovane coppia formata da Alessandra Rubin (27 anni) e il papà Michele Trevisan (31 anni): mamma e papà abitano a Selvazzano e lavorano entrambi al Koffler (di Selvazzano). Sono sposati da 4 anni.
Il secondo nato è sempre un maschietto ma nato in Clinica alle 2.57 peso Kg 3.330 nome Muden Amir.
A fare visita al piccolo Leonardo ed a papà Michele e mamma Alessandra sono stati i volontari della Federazione delle Donne per la Pace nel Mondo"- WFWP (Women's Federation for World Peace) movimento internazionale che da più di vent'anni lavora in 130 nazioni per il conseguimento della pace attraverso il ruolo della donna, superando barriere razziali, culturali, politiche e religiose. La Federazione è ideatrice e promotrice dell'evento: Cerimonia di "Piccolo Ambasciatore di Pace"
che dal 2000 si tiene con puntualità la mattina di ogni primo dell'anno in divisione ostetrica dell'Azienda ospedaliera di Padova. La Federazione delle Donne ha donato una medaglietta in oro al bimbo nato a capodanno nominandolo "Piccolo Ambasciatore di Pace".
Il dono è stato appositamente creato dall'orafo-artigiano padovano Lorenzo Sampaoli e rappresenta l' "Albero della Vita", riconoscendo il valore di ogni madre quale creatrice di vita e sensibilizzando sulle tematiche e della maternità e della pace.
"Questo omaggio vuole essere un augurio di pace e fratellanza che dal primo nato si propaghi a tutte le generazioni e possa essere un piccolo tassello da aggiungere al lavoro di tutti per la costruzione di un mondo dove vinca la "cultura del cuore - spiega Flora Grassivaro, anima dell'iniziativa, nella foto assieme all'assessore al sociale del Comune di Padova Vera Sodero ed ai genitori del piccolo - assieme a noi sin dalla prima edizione hanno aderito fin dalla prima edizione, la Federazione delle Famiglie la Pace Mondiale e l'Unificazionismo che offrirà le "tradizionali Scarpette della Fortuna", simbolo di un lungo e prospero cammino".

Il progetto ha riscosso ampio successo nel "Decennio Internazionale della Cultura della Pace e della Non-violenza per i bambini del Mondo" (2001/2010) promosso dalle Nazioni Unite.
Dal 1997 la Federazione delle Donne per la Pace nel Mondo è stata riconosciuta come Organizzazione Non-Governativa con lo stato generale consultativo nel Consiglio Economico e Sociale ed affiliata al Dipartimento dell'Informazione delle Nazioni Unite.

L'azienda risorge dalle proprie ceneri: il caso della Zanardi editrice "salvata" dagli operai dopo il suicidio per debiti del fondatore

Un sostanziale equilibrio gestionale e ordini che arrivano anche dai grandi gruppi editoriali francesi. Trenta addetti al lavoro anche durante le festività natalizie per evadere gli ordini in tempo e un 2015 che dovrebbe chiudersi con il fatturato a due milioni e 500mila euro. E' la situazione della Cooperativa lavoratori Zanardi illustrata questa mattina dal presidente della cooperativa che ha ripreso la produzione dopo che nel febbraio del 2014 Giorgio Zanardi, fondatore dell'azienda, si era tolto la vita all'interno dello stabilimento di via Venezuela, non reggendo più la situazione debitoria dell'azienda che in quel momento occupava un centinaio di addetti.
Trenta dei 105 lavoratori della zanardi hanno deciso di investire tutto il sussidio di disoccupazione conferendolo ad una cooperativa che inizia a dare i risultati sperati.
"Continuiamo ad essere prudenti - spiega Mario Grillo, presidente della cooperativa ed ex amministratore delegato dell'azienda - il fatturato dovrebbe attestarsi intorno ai due milioni e mezzo di euro come dagli obiettivi che ci eravamo dati all'inizio di questa nuova avventura. E possiamo essere moderatamente fiduciosi anche per il prossimo anno: sono tornati i clienti importanti della nostra realtà quali i gruppi francesi Gallimard, i primi a darci fiducia appena siamo ripartiti, ed a seguire Sejer editis, il Gruppo achette, ed ora anche gli editori minori. Tanto che abbiamo lavorato tutto il mese di agosto ed anche in questi giorni di fine anno stiamo ultimando gli ultimi lotti di produzione. C'è entusiasmo tra i soci della cooperativa e speriamo di chiudere anche una trattativa in atto con il curatore responsabile del concordato fallimentare per acquistare i macchinari della ormai ex Zanardi e trovare un accordo anche per la prosecuzione dell'attività nei capannoni di corso Venezuela"
Se la luce alla fine del tunnel per il futuro lavorativo dei 30 addetti della nuova cooperativa sembra intravedersi, rimane buio pesto invece, a quanto denuncia il presidente dell'associazione Federcontribuenti, circa la partita delle mensilità pregresse e dei trattamenti di fine rapporto della vecchia Zanardi editoriale. "Non capiamo alcune inerzie da parte del commissario che sta gestendo il concordato - spiega Paccagnella - i lavoratori hanno a più riprese richiesto di ricorrere contro le banche creditrici della vecchia società: una perizia econometrica depositata ancora nell'estate del 2014 ha dimostrato come ci siano crediti esigibili da parte della ormai defunta azienda per oltre tre milioni di euro derivanti dalla pratica dell'anatocismo, ovvero gli interessi sugli interessi calcolati dalle banche durante la precedente gestione. Altri due milioni di euro, che sarebbero sufficienti a chiudere le partite pendenti con gli ex prestatori d'opera della vecchia società, sono invece congelati in attesa di essere utilizzati per pagare, temiamo generosamente, le perizie dei molti tecnici chiamati a comporre la procedura di liquidazione e che rischiano di vedere più danari transitare sui loro conti correnti di quanti ne potranno vedere gli ex operai creditori di mensilità mai onorate e di tfr che rischiano di essere definitivamente erosi. Attendiamo inoltre gli sviluppi sul profilo penale risultanti dall'esposto depositato l'estate scorsa sui comportamenti della precedente gestione".

Giubileo della misericordia: a Padova aperta la porta santa in carcere

Il vescovo di Padova, mons. Claudio Cipolla, oggi domenica 27 dicembre, ha aperto la Porta della Misericordia della Cappella del Carcere Due Palazzi di Padova, che diventa così chiesa giubilare per i detenuti e per quanti nei prossimi mesi potranno vivere il giubileo in carcere: dai gruppi parrocchiali, che da alcuni anni già entrano e celebrano l'eucaristia la quarta domenica del mese, alle molte altre parrocchie che si stanno prenotando per poter vivere il Giubileo in questa periferia esistenziale dove la misericordia del Padre si fa evidenza quotidiana.

La giornata dell'apertura della Porta della Misericordia è iniziata di prima mattina, con l'arrivo dell'équipe di catechesi e dei due gruppi parrocchiali di Villa di Teolo e di Chiesanuova, seguiti poi dal coro di Comunione e Liberazione di Padova, animato eccezionalmente dal maestro Davide Zagoli di Verona. Poi, verso le nove sono iniziati a confluire nella cappella del Due Palazzi e nell'annesso Auditorium i detenuti, 150 in tutto, un gruppo anche proveniente dalla sezione di alta sicurezza. Verso le nove e mezzo è arrivato il vescovo Claudio che prima della celebrazione ha salutato cordialmente e affettuosamente i presenti, ricambiato da applausi, strette di mani e abbracci. Poco prima delle dieci era tutto pronto per il momento tanto atteso: l'apertura della Porta della Misericordia. Per l'occasione, e grazie al fotografo Giorgio Deganello, la porta della cappella del carcere è stata addobbata con una riproduzione della Porta Santa di San Pietro che rimarrà così per tutto il Giubileo.
La celebrazione è iniziata con la lettura del brano evangelico della pecorella smarrita e di uno stralcio della Bolla di indizione del Giubileo della Misericordia nell'auditorium, da qui con una breve processione accompagnata da canti il vescovo Claudio è giunto, anticipato dal Libro dei Vangeli, dinanzi alla Cappella e ha aperto la porta, dando avvio al Giubileo in carcere.

Un momento di forte emozione che ha visto, accanto ai detenuti, la parrocchia del Carcere coordinata dal cappellano don Marco Pozza, il gruppo di catechisti e catechiste, i rappresentanti delle associazioni che operano all'interno della casa di reclusione (Piccoli Passi, Ristretti Orizzonti) e delle cooperative Officina Giotto e Altra città, il direttore del carcere Ottavio Casarano, il presidente del tribunale di sorveglianza di Venezia Gianmaria Pavarin, il magistrato di sorveglianza di Padova Linda Arata, il commissario della polizia penitenziaria Salvatore Parisi, due gruppi parrocchiali provenienti da Villa di Teolo e Chiesanuova. Tra i presenti anche fra Beppe Prioli, da 52 anni in ascolto e al servizio dei detenuti, alcuni presbiteri diocesani "amici" della casa di reclusione Due Palazzi e suor Lia Gianesello, anima delle Cucine economiche popolari, altra periferia esistenziale.

Un'emozione palpabile anche nelle parole introduttive di don Marco Pozza, cappellano del Carcere Due Palazzi, che si è soffermato sul senso del "bussare alla porta", una sorta di suono che è anche «un'annunciare e annunciarsi, un accendersi della memoria e dell'intuizione», un suono che pone tante domande. L'auspicio del cappellano è che la Porta-della-Misericordia sia anche la porta del sorriso: «Chi troverà il coraggio di varcare quella porta, oltre l'indulgenza plenaria, otterrà anche un biglietto omaggio per assistere allo spettacolo più bello che la storia abbia mai trasmesso: quello di un uomo e di una donna che, caduti o sbattuti a terra, tentano in tutti i modi di rialzarsi».

Un attento silenzio ha accolto l'omelia del vescovo Claudio che è stata un'intesa preghiera a Dio: «Signore, sono venuto a pregarti in questo carcere, insieme a questi fratelli, onorato di essere da loro accolto. Sono qui per conto di tutta la nostra Chiesa padovana, delle sue comunità e delle sue famiglie. Sono qui interpretando anche il desiderio del nostro santo Padre Francesco che non esiterebbe un attimo a entrare in una di queste celle e a chiedere – da carcerato – quanto sembra ancora impossibile agli uomini. Ma soprattutto sono qui umilmente per te, Signore, che non hai mai disdegnato di confonderti con i pubblicani e le prostitute, con i peccatori e i condannati. Sono qui per riconoscere e dire che Tu sei qui, non hai paura di sporcarti né mani né reputazione e custodisci per ciascuno una parola di salvezza».

Una preghiera che il vescovo ha elevato facendosi detenuto tra i detenuti con tutte le implicazioni di sofferenza e di fatica che porta la reclusione. Ha invocato luce, «segni di consolazione, di parole di incoraggiamento, di gesti che ci diano speranza. Facceli vedere, Signore. Dà intelligenza, volontà e forza a quanti ci governano, a quanti possono modificare regolamenti e leggi perché ad ogni uomo sia sempre riconosciuta dignità di uomo, perché vengano tolte le pene di morte, anche nascoste, come quelle di una pena che termina nell'anno 9999».

Il vescovo ha ricordato la difficoltà ulteriore, per i carcerati, dei giorni di festa che parlano di affetti, di calore, di famiglia: i giorni del Natale del Signore, qui «sono giorni di tristezza, giorni di mancanza», che fanno crescere nostalgia, rabbia, chiusura dal cuore. Da qui l'invocazione per chi non conosce la realtà del carcere e vive schiavo delle banalità e di stili di vita utili «solo al consumismo e ai suoi meccanismi disumanizzanti», ma anche «per quanti, senza saperlo e per debolezza, ci procurano ulteriore male scagliandosi contro chi ha sbagliato, contro chi sa di aver sbagliato e accetta di vivere un percorso di liberazione dal suo delitto. Abbiamo di fronte agli occhi anche le persone alle quali, con le nostre azioni, abbiamo recato sofferenza e dolore. La nostra consolazione viene anche pensando che questo dolore possa essere in qualche modo risanato: forse tu, solo tu, puoi rimediare e portare consolazione dove noi abbiamo portato sofferenza».

Il gesto di aprire la Porta della Misericordia – ha ricordato il vescovo Claudio – ricorda che «tu, Signore, sei più grande del peccato, del delitto, dell'ingiustizia fatta e subita» e dice al mondo «che tu sai entrare ovunque: entri nelle carceri, entri nelle celle, entri nei cuori ingabbiati. E li rendi liberi di amare. Tu non pretendi la risposta, ma intanto ci ami. Sarà l'amore a cambiarci, la tenerezza, la prossimità. Giubileo è quanto tu fai per noi».

Infine il vescovo nella sua preghiera ha chiesto tre miracoli:

1) «converti il mio cuore ad accogliere la tua tenerezza; fa che io, e don Marco che resterà in questa comunità, sappiamo parlare di qualcosa che abbiamo visto e toccato. E, quasi per contagio, molti altri sappiano raccontare il lieto annuncio del tuo amore misericordioso con la loro vita. Cerca chi parli di te tra i volontari, tra gli agenti di polizia, tra i carcerati e costituiscili "tuoi angeli" in mezzo a tanto dolore, rabbia e male»;

2) che «tutti questi uomini percepiscano che tu vuoi loro bene, che li stai attendendo come il padre attende il figlio allontanato da casa. E li attendi per abbracciarli e accompagnarli anche nelle loro pene, per confermarli, se vogliono, nella dignità di essere tuoi figli, proprio qui. Restituisci, o Signore, fin da ora coraggio e libertà di amare, di sperare, di sognare anche in una cella. Anche qui c'è spazio per la santità»;

3) «aiuta tutti noi, preti, carcerati e liberi cittadini ad accorgerci dell'importanza fecondante e generante della tua infinita e illimitata misericordia. Aiutaci a restare fratelli e a correggerci cercando il bene e facendo il bene».

Al termine della celebrazione altri tre gesti "miracolosi" sono stati invocati da fra Beppe Prioli, pioniere del servizio tra i detenuti, che in 52 anni è entrato in oltre duecento carceri: l'abolizione dell'ergastolo, l'abolizione del carcere per i minori; modalità diverse per mamme e bambini.

Al termine della celebrazione alcuni detenuti dell'alta sicurezza hanno donato al vescovo Claudio un corporale e due croci in legno da loro realizzate.

Sorpresa di Natale a Padova: il pianista fuori posto Paolo Zanarella suona per i senza tetto della città "Una carezza a chi è ai margini"

Il pianista Paolo Zanarella ha deciso di fare una sorpresa ai padovani che oggi si sono ritrovati attorno ai tavoli delle cucine economiche di via Tommaseo, improvvisando un concerto sul marciapiede di fronte all'opera gestita da suor Lia. "È stata una delle esibizioni che mi ha dato più emozioni degli ultimi tempi - ha spiegato Zanarella che si è esibito dalle 11 a mezzogiorno- la musica ha portato un po' di sorrisi, una carezza attraverso le note del pianoforte anche sui visi segnati dalla marginalità. Un regalo davvero suonare per loro".
Zanarella la notte della vigilia l'ha passata a Vigonza suonando nella piazzetta del ristorante al Vigó nell'ambito di una tournée che lo porterà domani al centro anziani di Villatora di Saonara e domenica sotto le logge della piazza prospiciente villa Contarini a Piazzola sul Brenta. Tutte esibizioni frutto della collaborazione e il sostegno di Etra e volte a raccogliere fondi e diffondere informazioni circa le attività del Centro veneto progetti donna.

Il fondo di solidarietà di Cassa di risparmio di Padova e Rovigo, Camera di commercio e Diocesi crea 740 progetti di lavoro

Oltre 2 milioni di euro destinati a 219 borse lavoro, 363 voucher, 5 corsi di formazione, 30 doti lavoro, 125 altri progetti di inserimento lavorativo per un totale di 742 progetti di lavoro avviati con l'obiettivo di contrastare il fenomeno della disoccupazione offrendo percorsi di riqualificazione e reinserimento lavorativo. Sono questi, in sintesi, i principali risultati nel padovano della quarta edizione del "Fondo Straordinario di Solidarietà per il Lavoro", iniziativa promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo che proprio nei giorni scorsi ha deciso di rifinanziarla con 1 ulteriore milione di euro portando così il proprio impegno complessivo, tra Padova e Rovigo, a 3 milioni di euro. Un'iniziativa portata avanti nel padovano in stretta collaborazione con la Diocesi di Padova, la Provincia di Padova, il Comune di Padova e la Camera di Commercio di Padova.

Il bilancio dell'attività realizzata da giugno 2015 ad oggi è stato presentato lo scorso 16 dicembre in un incontro rivolto ai volontari della Caritas, impegnati nella fase di ascolto e orientamento dei richiedenti. Sono intervenuti Antonio Finotti, presidente della Fondazione, mons. Claudio Cipolla, vescovo di Padova, Matteo Cavatton, assessore alla cultura del Comune di Padova, Fabio Bui, vicepresidente della Provincia di Padova, Andrea Galeota, funzionario della Camera di Commercio di Padova e Matteo Segafredo, presidente del Comitato di Gestione del Fondo.

Nell'occasione Tiziano Vecchiato, direttore della Fondazione Zancan, ha illustrato alcuni dati di uno studio sugli effetti per i beneficiari delle province di Padova e Rovigo dell'edizione 2013-2014 del Fondo. Un'edizione che ha potuto contare su oltre 7.6 milioni di euro, somma tre volte superiore a quella stanziata per l'edizione 2009-2010, a testimonianza di come l'iniziativa sia riuscita nel tempo ad incrementare le risorse a disposizione.

Una parte dello studio si è basata su un'indagine campione da cui emerge che quasi un terzo dei partecipanti ha proseguito il rapporto di lavoro una volta conclusa l'esperienza con il Fondo. La maggior efficacia viene associata alle borse lavoro, seguite dai lavori di pubblica utilità e infine dai voucher. Al di là dello strumento utilizzato, quasi il 75% degli intervistati sostiene di aver acquisito nuove abilità, mentre il restante 25% afferma di aver potenziato quelle esistenti.
Ma qual è il profilo dei beneficiari? In questo caso l'indagine su tutti i 6.000 beneficiari ha messo in evidenza come gli italiani rappresentino la maggioranza (82% rispetto al 18% di stranieri), mentre, per quanto concerne l'età, oltre la metà delle persone (54%) si colloca tra i 36 e i 55 anni. Il 52% ha un titolo che non va oltre la licenza media; il 29% vive con i genitori, il 25% con il coniuge e i figli, il 10% da solo con i figli.
Lo studio è stato il frutto anche di una serie di interviste a rappresentanti di istituzioni coinvolte a vario titolo nel Fondo, nonché ad esponenti di imprese, comuni e del terzo settore. Oltre alle interviste sono stati realizzati due focus group con gli operatori degli sportelli e dei centri per l'impiego.

Aperta alla Basilica di Sant'Antonio di Padova la porta giubilare

È stata aperta stamattina a Padova la Porta della Misericordia nella basilica del Santo. Al rito di apertura presieduto dal Delegato pontificio, l’Arcivescovo Giovanni Tonucci, hanno assistito oltre 2000 fedeli.
La prima parte del rito, la “statio”, è iniziata davanti all’Oratorio dell’Arciconfraternita del Santo sul sagrato della basilica. Il Delegato pontificio si è affacciato alla loggia per la proclamazione del Vangelo e la lettura della Bolla pontificia di indizione del Giubileo straordinario della Misericordia, “Misericordiae Vultus”. Il rito è quindi proseguito con la processione verso la Porta della Misericordia. Momento, questo, che simboleggia il pellegrinaggio, uno dei gesti peculiari dell’Anno Santo, che ricorda come anche la misericordia sia «una meta da raggiungere» che richiede sacrificio, per parafrasare le parole della Bolla papale. Alla processione hanno partecipato anche i rappresentanti delle associazioni e dei gruppi che fanno riferimento alla basilica (Veneranda Arca del Santo, il Sovrano Militare Ordine di Malta, i Cavalieri del Santo Sepolcro, l’Ordine Francescano Secolare e la Gioventù Francescana, l’Arciconfraternita di Sant’Antonio, la Pia Unione Macellai Militi dell’Immacolata, la Milizia dell’Immacolata) e i molti pellegrini presenti alla cerimonia.
Prima di varcare la Porta della Misericordia, che indica il cuore misericordioso di Dio, l’Arcivescovo Tonucci ha proclamato le parole: «Io sono la porta, dice il Signore, chi passa per me, sarà salvo». La processione è quindi proseguita verso l’altare, dove si è svolta la parte finale del rito, ovvero la memoria del Battesimo, la benedizione e l’aspersione con l’acqua, seguita dalla messa solenne trasmessa in streaming sul portale www.santantonio.org.

Durante l’omelia, mons. Tonucci, richiamando il brano del Vangelo in cui Maria è uscita dalla porta della propria casa per andare da Elisabetta, ha ricordato che il passaggio per la Porta della Misericordia è un invito a uscire e metterci in cammino verso il nostro prossimo. «Dobbiamo aprire la porta e uscire verso chi è nel bisogno non solo materiale ma soprattutto spirituale. L'annuncio più grande è che esiste un Padre Misericordioso che ci attende tutti - ha detto ai numerosi fedeli che gremivano la basilica - Dobbiamo entrare dalla Porta della Misericordia come discepoli e uscire come apostoli per portare un messaggio che non è solo per noi stessi».
Il rettore della Basilica, padre Enzo Poiana, ha ribadito la risonanza particolare dell'apertura della Porta Santa nel santuario di frate Antonio a Padova: «non solo perché la nostra basilica è internazionale, ma soprattutto perché la stessa predicazione di sant'Antonio è andata al cuore del messaggio evangelico: la Porta è Cristo e solo attraverso di lui c'è la salvezza. Il Papa ci invita a essere misericordiosi come il Padre. L'Anno Santo è un'occasione per fare esperienza di questa misericordia a livello personale per far sì che essa diventi fermento nuovo nelle nostre vite da portare nel mondo di oggi».

La Porta giubilare del Santo costituisce un’ulteriore possibilità per vivere l’esperienza dell’anno santo straordinario offerta agli oltre 3 milioni di pellegrini e fedeli che ogni anno giungono alla Tomba di sant’Antonio da ogni parte del mondo. Iniziando dalla Porta della Misericordia, il cammino penitenziale si snoderà all’interno della basilica, seguendo il percorso predisposto. La Porta della Misericordia al Santo rimarrà aperta fino alla conclusione dell’Anno giubilare, il 20 novembre 2016. Attraversarla è un gesto penitenziale che indica il desiderio e il proposito dei fedeli di percorrere la via della conversione per incontrare il volto misericordioso del Padre.