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Lega, Salvini a Pontida lancia il congresso a ottobre: “Nessuno spazio a divisioni”

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(Adnkronos) – “Ritorno al congresso per chiedere se ho la fiducia della mia famiglia e lo chiederò alzata di mano per alzata di mano”. Matteo Salvini lancia a sorpresa, dal palco di Pontida, il Congresso federale straordinario. Una mossa, quella del segretario, che suona come una resa dei conti per mettere a tacere i dissidi interni – che sono “regali alla sinistra” – e per concentrarsi sui prossimi appuntamenti elettorali. Un’iniziativa che trova l’ovazione dei militanti e anche l’apprezzamento dei dirigenti più critici, che nel derby di Pontida hanno trovato, tra cori e applausi, terreno fertile. Dopo Salvini, a incassare più applausi è senza dubbio l’ex governatore veneto Luca Zaia che riporta sul palco “la questione settentrionale” e tratteggia un partito “né di destra, né di sinistra”, che nasce “liberale e non liberticida”. 

 

Già da oggi il consiglio federale affronterà il tema delle modalità del congresso di ottobre che “può essere l’occasione per stabilire una linea politica per andare diretti fino alle elezioni. E senza continuare a perdere tempo in discussioni che allontanano gli elettori e che non rinvigoriscono lo spirito dei militanti”, dice il leader dal palco. Un messaggio chiaro a chi – dimenticando la lezione del Senatur, morto lo scorso marzo – ha preferito “piazza, giornali o tv” per svelare malumori che andavano affrontati “nelle sezioni”.  

Un congresso “occasione di confronto”, a usare le parole del capogruppo al Senato Massimiliano Romeo, – che dovrà essere capace di mettere d’accordo le anime più diverse. “Non voglio divisioni ma unità”, sottolinea Salvini, prima del monito: “Poi la prima voce fuori posto dovrà spiegare perché continua a fare regali alla sinistra”. Un avviso che il governatore lombardo ascolta solo dopo il suo affondo dal palco. “Mi hanno accusato di essere contro certe scelte del governo o di aver detto cose che non avrei dovuto dire, ma che ho detto solo per difendere il nostro territorio e la nostra Lombardia, nulla di più. Quando vedo certi provvedimenti non sto zitto, continuerò a parlare e a ribellarmi” rivendica Attilio Fontana.  

 

Il “sacro prato” – oggi intitolato al fondatore del partito Umberto Bossi che “per primo diede voce al suo popolo e orgoglio alla sua terra” – è dalla parte del segretario che, parlando da militante oltre che da leader, riceve un’ovazione di cinque minuti. Il coro ‘Matteo, Matteo’ è quello che risuona a ogni voce che si alza dal palco e lo striscione aereo ‘andiamo a vincere, Capitano’ racconta le ambizioni di chi, con la candidatura di Silvia Sardone, ambisce a conquistare Milano.  

In una Lega in cui nessuno può sfuggire a un esame di coscienza – invocato dal ministro Roberto Calderoli – il segretario svela le ambizioni del Carroccio che tra nuovi slogan anti Islam contro burqa e moschee rivendica le battaglie sulla sicurezza – con la richiesta immediata di 10 mila militari per pattugliare le strade e un’estensione della legittima difesa – e l’autonomia nel proprio Dna. Tra gli obiettivi politici del partito c’è il superamento “dell’infame legge Fornero con quota 64, meno tasse sugli stipendi dei giovani e l’aumento della flat tax per partite Iva e autonomi, perché non sono lavoratori di serie B. E coprire questi interventi chiedendo un contributo da miliardi alle banche italiane che si arricchiscono con i nostri soldi e i nostri sacrifici”, aggiunge, senza dimenticare un affondo anche alle politiche europee.  

E senza mai fare nomi, Salvini attacca chi non è stato leale. “Non voglio perdere tempo e non voglio cedere il microfono a chi insulta la Lega e la infanga. Certa gente senza dignità non può avere parola dove c’è l’Alberto da Giussano, certa gente è solo a caccia di poltrone e non le troverà a casa nostra” aggiunge. Il finale, però, è tutto per i suoi elettori. “Il segretario della Lega si chiamava Umberto, poi Roberto (Maroni, ndr.), ora si chiama Matteo finché lo vorrete. Poi avrà un altro un altro nome ma la Lega è immortale, è il suo popolo. Non sono singole persone, ma siete voi e finché ci siete voi c’è la Lega e c’è speranza, c’è presenza e futuro” chiosa, prima che le parole lascino spazio alla musica. A Pontida risuona l’energia delle note degli ‘Occhi della tigre’ mentre Salvini lascia il palco.  

 

L’annuncio del congresso straordinario, a un anno e mezzo da quello che nell’aprile 2026 ha rieletto Salvini segretario, sorprende tutti. “Non ce l’aspettavamo”, ammette a caldo il capogruppo al Senato e segretario della Lega in Lombardia, Massimiliano Romeo, affrettandosi a dire che però sarà “un’occasione buona per confrontarsi e portare avanti quelle istanze che buona parte della base ci sta indicando da tempo”. Se ci sarà una candidatura alla segreteria alternativa è presto per dirlo, “prima vedremo le modalità. Sono tutte valutazioni che faremo insieme nei prossimi giorni”, spiega Romeo.  

Secondo il capogruppo alla Camera, Riccardo Molinari, “anche stavolta sarà un congresso unitario”, per “stabilire la linea politica” e poi – auspica – “andare diretti fino alle elezioni”. Alle politiche guarda anche il ministro per gli Affari regionali e le autonomie e veterano del Carroccio, Roberto Calderoli. “Pontida – traccia come bilancio finale al termine del raduno – è andata bene e i presupposti sono buoni: vedo un futuro e la possibilità di una ripartenza anche in termini elettorali per la Lega”. 

L’appuntamento per i conti nel partito è già fissato per questo pomeriggio, con il consiglio federale nella sede di via Bellerio, in cui Salvini proporrà formalmente la convocazione del congresso straordinario. A ottobre si saprà se ha la “fiducia e il consenso” che oggi sul pratone non sono sembrati mancargli. 

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