PADOVA – In un luogo che appartiene alla storia del Paese, si prova a costruire una storia diversa: quella di persone che, attraverso l’esperienza quotidiana, le relazioni e la partecipazione, possono conquistare nuovi spazi di autonomia e inclusione. È a Villa Giusti, luogo simbolo della storia italiana e sede della firma dell’armistizio del 1918, che il Centro Clinico Stella Polare di Padova ha avviato, negli spazi del ristorante Trinacria, un laboratorio terapeutico residenziale rivolto a persone con disabilità.
La villa, oggi di proprietà della famiglia Lanfranchi, diventa così lo scenario di un progetto che guarda al futuro e che mette al centro la persona nella sua complessità: non soltanto i bisogni assistenziali, ma anche quelli psicologici, educativi, relazionali e sociali.
L’idea di fondo è semplice quanto importante: l’autonomia non è un traguardo astratto, ma un percorso che si costruisce giorno dopo giorno, attraverso esperienze concrete, responsabilità, relazioni e possibilità reali di partecipazione.
Quando la terapia incontra la vita quotidiana
Il laboratorio si è svolto negli ambienti del ristorante Trinacria, dove il percorso terapeutico incontra una dimensione autenticamente sociale.
La cucina di ispirazione siciliana, i suoi colori, i profumi e i sapori, insieme a un ambiente caratterizzato da un’atmosfera familiare e accogliente, contribuiscono a creare uno spazio nel quale sperimentare competenze e relazioni in situazioni vicine alla vita di tutti i giorni.
È proprio la quotidianità uno degli elementi centrali del progetto.
Le persone vengono accompagnate attraverso una supervisione costante e personalizzata, costruita sulle caratteristiche, sulle capacità e sulle esigenze di ciascun partecipante. L’obiettivo è sviluppare competenze, rafforzare l’autonomia e favorire la crescita personale.
Per ogni persona viene definito un percorso educativo-terapeutico individualizzato, che parte da una valutazione diagnostica, operativa e funzionale e prosegue con la definizione della strategia di intervento, degli obiettivi e delle indicazioni terapeutiche.
Ma il percorso individuale è soltanto una parte del lavoro.
Il gruppo come spazio di crescita
Uno degli elementi caratterizzanti del laboratorio terapeutico residenziale è infatti il lavoro sulle dinamiche di gruppo.
Vivere esperienze insieme significa imparare a confrontarsi con gli altri, riconoscere i propri bisogni e quelli delle persone che ci circondano, rispettare regole condivise, affrontare le difficoltà e sperimentare modalità nuove di relazione.
Il gruppo diventa così un vero e proprio spazio di allenamento alla vita: un luogo nel quale le competenze sociali e relazionali possono essere sperimentate concretamente e, progressivamente, trasferite anche al di fuori del laboratorio.
Il percorso punta a favorire il raggiungimento e il consolidamento di un maggiore equilibrio psicologico e relazionale, valorizzando le capacità individuali e creando occasioni concrete di partecipazione alla vita della comunità.
Un’équipe multidisciplinare
A sostenere il progetto è un’équipe composta da professionisti con competenze psicologiche, terapeutiche ed educative, chiamati a lavorare in modo integrato attorno alla persona.
Responsabile e supervisore clinico è il dottor Ruggero Guzzo, psicologo e psicoterapeuta.
Dell’équipe fanno parte la psicologa e terapeuta Ornella Mario, il dottor Pietro Vettore, educatore professionale con master in mediazione familiare, e le psicologhe Matilde Zeduri, Layla Lioce e Clara Bricchi.
Completa il gruppo il dottor Filippo Turini, neolaureato, che porta nel progetto entusiasmo, preparazione e passione professionale.
Una squadra multidisciplinare pensata per guardare alla persona nella sua interezza e mettere in relazione competenze differenti all’interno di un unico progetto terapeutico.
Dalla disabilità al progetto di vita
Alla base della filosofia del Centro Clinico Stella Polare c’è un principio preciso: parlare di disabilità significa parlare, prima di tutto, di persone. Persone con desideri, capacità, aspirazioni e possibilità.
Per questo il progetto prova ad andare oltre la dimensione della semplice assistenza. L’obiettivo è creare condizioni concrete affinché ciascun partecipante possa esprimere le proprie potenzialità e costruire, secondo le proprie possibilità, un percorso di vita caratterizzato da una maggiore autonomia, partecipazione e inclusione sociale.
In questa prospettiva, Villa Giusti diventa qualcosa di più di una straordinaria cornice storica.
In un luogo profondamente legato alla memoria del Paese, prende forma un’esperienza che guarda al futuro: quello di una comunità capace di riconoscere e valorizzare le capacità di ogni persona, senza ridurla alle sue difficoltà.
E forse è proprio qui che il significato più profondo del progetto trova la sua immagine più potente.
Di fronte ai giudizi, al pietismo, agli stereotipi e ai buonismi, resta la persona.
Restano le sue emozioni, i suoi desideri, le sue capacità. Resta il diritto di essere vista non soltanto per ciò che non riesce a fare, ma anche – e soprattutto – per ciò che può imparare, sperimentare, scegliere e condividere.
E allora accade qualcosa di semplice e straordinario: i nostri ragazzi danzano nella sala.
Danzano fino a rompere gli schemi, fino a lasciare alle parole il loro peso e alla propria libertà il compito di rispondere.
Perché l’inclusione non è soltanto un principio da affermare. È una possibilità concreta: esserci, partecipare, scegliere, costruire relazioni e vivere la propria vita con la maggiore autonomia possibile.
È da qui che parte il percorso. E, forse, è proprio questo il suo sguardo più importante: non fermarsi alla disabilità, ma continuare a vedere, prima di tutto, la persona.