Uno studio coordinato dall’Università di Padova sul tumore al seno triplo negativo individua due marcatori già disponibili per distinguere un gruppo con maggiore rischio residuo di recidiva. I dati non cambiano oggi le cure: serviranno conferme prospettiche, anche con i regimi più recenti.
Tumore al seno triplo negativo: i risultati dello studio GAMBIT
Due informazioni già raccolte nel normale percorso diagnostico possono affinare la valutazione del rischio dopo una risposta completa alle terapie. È il risultato dello studio internazionale GAMBIT, promosso e coordinato dal Dipartimento di Scienze chirurgiche, oncologiche e gastroenterologiche dell’Università di Padova.
La ricerca, pubblicata su Nature Communications, ha analizzato retrospettivamente 2.457 pazienti curate in 18 centri europei. La rete GAMBIT riunisce 42 istituzioni di otto Paesi e raccoglie complessivamente dati relativi a oltre tremila pazienti.
I due marcatori osservati
Secondo il comunicato dell’Università di Padova sullo studio GAMBIT, i ricercatori hanno combinato il coinvolgimento dei linfonodi ascellari e la quantità di linfociti infiltranti il tumore.
Tra le pazienti che avevano ottenuto una risposta patologica completa, il sottogruppo con linfonodi coinvolti alla diagnosi e pochi linfociti infiltranti mostrava una sopravvivenza libera da recidiva a distanza a cinque anni dell’83,4%. Negli altri gruppi il dato superava il 95%. Quando si verificava, la recidiva interessava più spesso il sistema nervoso centrale.
Un’indicazione per la ricerca, non una nuova terapia
I due parametri non richiedono tecnologie aggiuntive: lo stato linfonodale è definito durante il percorso clinico, mentre i linfociti possono essere valutati sui vetrini della biopsia. La coordinatrice Maria Vittoria Dieci sottolinea che la risposta completa resta un risultato molto favorevole, ma non identifica una popolazione del tutto uniforme.
Lo studio è osservazionale e retrospettivo. Non dimostra che terapie aggiuntive o controlli più frequenti migliorino gli esiti e non comporta cambiamenti nella gestione clinica. Serviranno studi prospettici, soprattutto nelle pazienti trattate con immunoterapia.
La rete padovana
Il lavoro nasce dal gruppo di Oncologia diretto da Valentina Guarneri e indica dove concentrare le sperimentazioni future. Sul fronte della ricerca clinica padovana, la città vanta una tradizione che comprende anche gli studi sulle tecniche cardiochirurgiche innovative. Nel caso GAMBIT, il prossimo obiettivo è validare i marcatori in modo prospettico e progettare strategie proporzionate al rischio reale.