Le classi Padova che superano la soglia del 30% di alunni con cittadinanza non italiana risultano 55 secondo una ricognizione territoriale. Il dato va però letto alla luce del decreto: la regola riguarda le nuove classi prime e considera il percorso scolastico e la conoscenza dell’italiano.
Classi Padova
A Padova e provincia sono 55 le classi che, nella fotografia attuale, superano il 30% di alunni con cittadinanza non italiana. Il dato è stato ricostruito dal Mattino di Padova e offre una prima misura locale dell’impatto potenziale del nuovo decreto scuola.
Il numero non coincide con le classi da riorganizzare
Le 55 sezioni non sono automaticamente tutte interessate dalla nuova disciplina. Il provvedimento riguarda infatti le classi prime e distingue tra studenti arrivati di recente e ragazzi che hanno già frequentato il sistema scolastico italiano.
Per la primaria, il limite considera gli alunni con cittadinanza non italiana che non sono nati in Italia o non hanno frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia. Nelle secondarie conta invece il percorso svolto con esito positivo nel sistema nazionale d’istruzione.
La verifica effettiva spetta alle scuole
La ricognizione territoriale descrive quindi una soglia numerica generale, mentre la platea effettiva potrà essere più ridotta. Dirigenti e uffici scolastici dovranno verificare le singole situazioni, applicare i criteri previsti e valutare le deroghe consentite.
Il portale istituzionale Integrazione Migranti precisa che la misura è accompagnata da interventi per l’insegnamento dell’italiano e da corsi rivolti anche ai genitori.
Il dibattito aperto a Padova
Il dato delle 55 classi aggiunge un elemento concreto al confronto cittadino. Nei giorni scorsi l’assessora comunale Margherita Colonnello aveva criticato l’impostazione uniforme del limite, chiedendo più risorse per mediazione linguistica e supporto didattico.
La sua posizione è stata approfondita nell’articolo dedicato al dibattito sull’integrazione scolastica. La nuova ricognizione non chiude il confronto: chiarisce però l’ordine di grandezza locale e la necessità di distinguere tra cittadinanza, percorso scolastico e reale competenza linguistica.