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Medici di famiglia e intelligenza artificiale: Fimmg Veneto difende la relazione con il paziente

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Al congresso nazionale Fimmg-Metis, Enrico Peterle indica un utilizzo dell’intelligenza artificiale al servizio dei medici di famiglia: alleggerire trascrizione e gestione dei dati per dedicare più tempo ai pazienti. Le innovazioni, avverte, devono essere discusse con i professionisti.

Fimmg Veneto e intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale può aiutare i medici di famiglia a recuperare tempo per i pazienti, ma non deve sostituire la relazione di cura. È la posizione espressa da Enrico Peterle, segretario regionale di Fimmg Veneto, all’85° congresso nazionale Fimmg-Metis in corso a Villasimius, in Sardegna, e riportata nel comunicato dell’ufficio stampa Galli Torrini dell’8 ottobre.

Peterle è intervenuto alla tavola rotonda «Da MMG a MMD: il Medico di Medicina Digitale per una nuova relazione di cura». Al confronto, moderato da Nicola Calabrese e Paolo Misericordia, hanno partecipato anche Gino Gerosa, assessore regionale alla Sanità del Veneto, e Maria Immacolata Cammarota, direttrice del Consorzio Arsenal.IT.

Meno attività ripetitive, più ascolto

La proposta del rappresentante sindacale riguarda un impiego concreto degli strumenti digitali: trascrivere, codificare e organizzare le informazioni raccolte durante la visita. Sono attività che assorbono una parte del lavoro quotidiano negli ambulatori.

Secondo Peterle, automatizzarle potrebbe migliorare la qualità dei dati, ridurre gli errori e liberare tempo per l’ascolto. Sono benefici potenziali indicati nel suo intervento: il comunicato non presenta risultati di una sperimentazione né annuncia l’avvio di un nuovo servizio regionale.

Innovazione da condividere con chi lavora negli ambulatori

Il segretario chiede però che l’introduzione delle tecnologie sia accompagnata da un confronto sui carichi aggiuntivi per i professionisti. Gli strumenti, sostiene, devono essere valutati in base alla loro utilità per chi cura e per chi riceve assistenza, evitando imposizioni dall’alto.

La riflessione si inserisce nel dibattito sulle cure primarie e il ruolo dei medici di famiglia in Veneto. Peterle mette in guardia dall’idea di un «doctor in the pocket», con rapporti sempre più mediati dallo schermo. L’obiettivo che indica è usare l’innovazione per accompagnare la relazione con il paziente, mantenendola al centro dell’assistenza.

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