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Famiglie, lavoro e natalità: a Padova il bonus nido aumenta l’occupazione delle madri

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Il rapporto INPS presentato all’Università di Padova mette a confronto aiuti economici, servizi per l’infanzia e lavoro flessibile. Il bonus asilo nido è associato a un aumento di 6 punti percentuali nella probabilità di occupazione delle madri beneficiarie.

Sostenere le famiglie non significa soltanto aumentare i contributi economici. Servono anche servizi accessibili e un’organizzazione del lavoro compatibile con la cura dei figli. È uno dei messaggi emersi dalla presentazione del XXV Rapporto INPS, ospitata giovedì 15 ottobre all’Università di Padova.

Al centro dell’incontro, organizzato dal Dipartimento di Scienze economiche e aziendali “Marco Fanno” in collaborazione con INPS, il rapporto tra natalità, occupazione e politiche familiari. I dati mostrano come strumenti diversi possano produrre effetti differenti sulle scelte dei genitori e, in particolare, sul lavoro delle madri.

Famiglia e lavoro, il nodo dell’occupazione femminile

Nel 2025 il tasso di occupazione femminile in Italia era pari al 53,8%, contro il 71,2% di quello maschile. La distanza evidenzia quanto sia ancora difficile conciliare attività professionale e responsabilità familiari.

Secondo l’analisi presentata da Maria De Paola, professoressa di Economia politica e dirigente della Direzione centrale Studi e Ricerche INPS, i trasferimenti economici possono aiutare a sostenere le spese per i figli, ma non risolvono da soli tutti gli ostacoli alla partecipazione lavorativa.

L’analisi sull’Assegno unico e universale stima, nei gruppi di famiglie esaminati, un aumento di circa il 2% della probabilità di avere un secondo figlio. Allo stesso tempo, rileva una riduzione di circa il 2% della probabilità di occupazione delle madri. I risultati richiamano quindi la necessità di affiancare agli aiuti economici servizi e strumenti per conciliare lavoro e genitorialità.

Bonus asilo nido e lavoro agile: cosa dicono i dati

Un effetto diverso emerge dall’analisi del bonus asilo nido. Tra le madri beneficiarie, la probabilità di essere occupate aumenta di circa 6 punti percentuali. L’accesso alla misura, però, resta diseguale: nel 2025 ne usufruiva il 31% delle famiglie con Isee inferiore a 25mila euro, contro il 55% di quelle con un Isee tra 25mila e 40mila euro.

Anche il lavoro da remoto può fare la differenza. Per le madri che vi accedono, la perdita di reddito associata alla maternità si riduce fino all’87%. Questa possibilità, tuttavia, riguarda circa un dipendente privato su dieci e dipende dal tipo di attività svolta.

Cresce anche il bisogno di assistenza agli anziani

Il rapporto ha affrontato anche il peso della cura lungo tutto l’arco della vita. All’assistenza dei figli può aggiungersi quella dei genitori anziani, del partner o di familiari con disabilità, con conseguenze sulle carriere e sulle pensioni di chi presta aiuto.

Le indennità di accompagnamento in pagamento sono passate da circa un milione nel 2002 a 2,2 milioni nel 2026. Un dato che segnala la crescita dei bisogni assistenziali e la necessità di sostenere anche chi si prende cura dei familiari.

Dal confronto tra università e INPS emerge quindi una sfida che riguarda insieme natalità, occupazione e welfare: rendere gli aiuti più accessibili e affiancarli a servizi capaci di rispondere alle esigenze reali delle famiglie.

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