Inquinamento e cervello: uno studio con Unipd analizza 1.580 giovani e collega l’esposizione infantile a PM2,5 e biossido di azoto a differenze cerebrali nell’adolescenza. La ricerca considera anche la predisposizione genetica alla schizofrenia, senza dimostrare un rapporto di causa-effetto.
Inquinamento e cervello: la ricerca con Unipd
L’esposizione all’inquinamento nei primi anni di vita è associata a differenze nella struttura e nel funzionamento del cervello durante l’adolescenza. È il tema dello studio presentato il 15 ottobre dall’Università di Padova, al quale ha partecipato Fabio Sambataro, direttore della Uoc Psichiatria 3 dell’Azienda Ospedale Università di Padova.
La ricerca, pubblicata su Schizophrenia Bulletin, esamina anche il ruolo della predisposizione genetica alla schizofrenia. I risultati descrivono associazioni statistiche: non dimostrano che respirare aria inquinata provochi direttamente la malattia.
Il campione e le misure
Lo studio condotto sui dati del progetto americano ABCD comprende 1.580 partecipanti. I ricercatori hanno considerato l’inquinamento a cui erano esposti a 9-10 anni e le risonanze magnetiche strutturali e funzionali raccolte a 13-14 anni, insieme alle informazioni sul rischio genetico.
Sono stati esaminati particolato fine PM2,5, biossido di azoto e ozono. Tra gli autori figurano Giulia Cattarinussi, Yingzhe Zhang, Fabio Sambataro, Divyangana Rakesh e Paola Dazzan, con affiliazioni a Padova, King’s College London e Harvard.
Le differenze osservate
Una maggiore esposizione a PM2,5 è risultata associata a una minore superficie del polo frontale destro. Si tratta di una regione coinvolta in funzioni cognitive quali soluzione dei problemi e decisioni.
L’analisi ha rilevato anche associazioni tra particolato, profilo genetico e volumi del nucleo caudato. Per il biossido di azoto sono emerse differenze nella connettività tra reti cerebrali coinvolte nell’attenzione e nelle funzioni esecutive. Il lavoro distingue quindi effetti sulla struttura da variazioni nelle relazioni funzionali tra aree.
Il significato e i limiti dei risultati
Nella presentazione dell’Università di Padova, il punto centrale è la vulnerabilità del cervello nelle fasi dello sviluppo. L’Ateneo richiama la necessità di ridurre l’esposizione dei bambini e di approfondire il rapporto tra ambiente e salute mentale.
Il campione analizzato è americano: i dati non misurano l’incidenza della schizofrenia nei ragazzi padovani. Le differenze osservate nelle immagini cerebrali non sono una diagnosi individuale, ma elementi con cui proseguire la ricerca e discutere le politiche ambientali.