Oltre metà del territorio di Padova ha registrato più di 60 notti tropicali l’anno nell’analisi 2008-2017 dell’Università. Le mappe incrociano caldo, densità abitativa e vulnerabilità sociale: centro, Arcella e zona industriale emergono con criticità diverse. I ricercatori propongono verde e servizi di prossimità.
Notti tropicali, la geografia del caldo a Padova
Più di 60 notti tropicali all’anno su oltre metà del territorio comunale, con picchi superiori a 80 nel centro storico, nell’Arcella meridionale e nella zona industriale. È il quadro dell’analisi 2008-2017 illustrata dall’Università di Padova nel comunicato del 19 ottobre: dati storici, quindi, che descrivono le differenze tra le aree della città.
La ricerca pubblicata su Urban Climate combina la serie termometrica padovana, iniziata nel 1725, con il modello UrbClim e osservazioni Meteonetwork. Ricostruisce la temperatura dell’aria a due metri dal suolo, con una risoluzione di cento metri, integrandola con informazioni demografiche e socioeconomiche.
La differenza tra asfalto e verde
Secondo il comunicato, nelle aree impermeabilizzate e densamente edificate si contano circa 82 notti tropicali annue, contro 34-46 nei contesti vegetati, permeabili o vicini all’acqua. Le osservazioni delle estati 2022 e 2024 aggiungono un confronto: al Portello furono registrate rispettivamente 84 e 75 notti tropicali, al Basso Isonzo 27 e 44.
Il rischio cambia con la popolazione
Per Salvatore Pappalardo, del dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale, l’indice di rischio deve considerare anche dove vivono le persone più vulnerabili. Lo studio include bambini sotto i cinque anni, anziani oltre i 65 e residenti stranieri. Il rapporto tra caldo e disuguaglianze nei quartieri padovani riguarda dunque anche la distribuzione delle risorse per affrontarlo.
Arcella e San Bellino emergono per il rischio diurno; centro storico, stazione e Madonna Pellegrina presentano criticità anche notturne. Fiera e zona industriale spiccano per la pericolosità termica.
Le proposte per l’adattamento
I ricercatori indicano più alberi, ombra, superfici permeabili e continuità tra parchi e canali. Nei quartieri fragili propongono anche assistenza di prossimità, informazione mirata e spazi freschi accessibili. Sono indicazioni dello studio: non interventi comunali già approvati.
Massimo De Marchi, coordinatore del gruppo, chiede inoltre garanzie sociali e partecipazione dei residenti, affinché la riqualificazione non finisca per allontanare le fasce economicamente più deboli.