Padova riceve il premio City Vision Buone Pratiche per i Patti Digitali. Nel nuovo indice è decima fra i capoluoghi e quattordicesima nella graduatoria generale. Nella top cento entrano anche Limena, Albignasego e Rubano: i risultati distinguono dimensioni urbane e percorsi educativi.
City Vision Padova: premio e graduatorie distinte
Padova è tra le sette realtà premiate da City Vision per le buone pratiche delle amministrazioni locali. Il riconoscimento riguarda i Patti Digitali, il percorso che coinvolge famiglie, scuole e professionisti nell’educazione all’uso delle tecnologie. Lo annuncia il comunicato diffuso da Blum il 20 ottobre, durante gli Stati generali delle città intelligenti ospitati in città.
Nella stessa occasione è stato presentato il City Vision Score 2026-2027, curato da Blum e Prokalos. Padova è decima nella classifica dei capoluoghi, ma quattordicesima nella graduatoria complessiva dei 7.896 comuni italiani. Sono due confronti diversi: la città non rientra quindi nella top ten generale, guidata da Bologna, Pordenone e Casalecchio di Reno.
Quattro comuni padovani fra i primi cento
La tabella nazionale del rapporto City Vision Score colloca Limena al quarantaduesimo posto, Albignasego al cinquantacinquesimo e Rubano al sessantottesimo. Insieme al capoluogo, sono dunque quattro i comuni della provincia presenti fra i primi cento.
L’indice aggrega trenta indicatori in sei dimensioni: governo della città, economia, ambiente, qualità della vita, mobilità e persone. Le informazioni provengono da fonti pubbliche istituzionali e vengono normalizzate. Il punteggio finale è riparametrato su una scala da 10 a 100: descrive il posizionamento secondo questi criteri, senza esaurire ogni aspetto della qualità urbana.
Un’alleanza educativa attorno agli schermi
Il premio alle buone pratiche è distinto dalla graduatoria statistica. Per Padova valorizza i Patti Digitali di comunità, costruiti con genitori, insegnanti, professionisti della salute, pedagogisti, Polizia Postale e rappresentanti degli studenti.
Il lavoro distingue le fasce da zero a sei e da sei a quattordici anni. I dieci principi condivisi comprendono accesso graduale alle tecnologie, responsabilità degli adulti, equilibrio fra schermi e altre attività, esperienze senza dispositivi e sviluppo del pensiero critico. Il rapporto individua come primo risultato la formazione di una rete educativa: il riconoscimento riguarda questo percorso, non una misurazione di effetti già dimostrati sulla salute dei minori.