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Dazi e concorrenza sleale, l’allarme delle imprese: «Così rischiamo di perdere fabbriche e posti di lavoro»

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Dazi e concorrenza sleale al centro della mobilitazione di Confimi Industria a Padova. Le aziende denunciano costi più alti rispetto ai concorrenti extra-Ue e chiedono regole più equilibrate per difendere la manifattura.

Quanto può resistere un’impresa se produrre in Europa costa molto più che altrove, ma vendere significa competere con chi sostiene spese e vincoli differenti? È la domanda che attraversa il confronto sui dazi e la concorrenza sleale, tema che Confimi Industria porterà al centro di un incontro pubblico a Padova. Perché, dietro le percentuali e le regole commerciali, ci sono aziende, lavoratori e intere filiere produttive.

L’appuntamento è fissato per giovedì 29 ottobre alle 18, nella Sala Convegni della Provincia di Padova, in piazza Bardella 2. L’iniziativa, intitolata “La filiera manifatturiera delle fusioni si mobilita”, è promossa da Confimi Industria Meccanica, Confimi Industria Veneto e Confimi Industria Padova-Rovigo.

Dazi e concorrenza sleale: il nodo dei costi

Il problema segnalato dalle imprese riguarda lo squilibrio tra i costi sostenuti da chi produce in Europa e le condizioni dei concorrenti extra-Ue. Flavio Lorenzin, presidente di Confimi Meccanica, contesta il peso dei dazi sulle materie prime importate, a fronte di tariffe che, secondo l’associazione, possono essere molto basse sui semilavorati metallici.

A questo si aggiungono energia, costo del lavoro e obblighi di sicurezza. Secondo Confimi, la combinazione di questi fattori rischia di comprimere i margini delle aziende e di indebolire la loro capacità di competere sui mercati internazionali.

Il divario che preoccupa la manifattura veneta

La denuncia più netta arriva da Raffaele Zanon, presidente di Confimi Industria Padova-Rovigo. Zanon sostiene che il divario di prezzo con i concorrenti extra-Ue sia passato dal 10% prima del Covid a oltre il 60% attuale. È una stima attribuita all’associazione, che sarà al centro del confronto.

Per Maria Carlesi, presidente di Confimi Industria Veneto, il rischio non riguarda soltanto la singola azienda: quando entra in difficoltà un’impresa, possono risentirne competenze, occupazione e fornitori collegati.

La richiesta non è quella di chiudere i mercati, ma di applicare regole considerate più eque lungo tutta la filiera. Il 29 ottobre le imprese porteranno le proprie richieste al confronto con le istituzioni. La posta in gioco, nelle parole di Confimi, è il futuro della manifattura: non soltanto quanto l’Italia riesce a vendere, ma quanto riesce ancora a produrre.

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