a Regione firma un’intesa con le quattro università venete per trattenere e attrarre giovani qualificati. Dieci milioni sono destinati a un progetto di autonomia per circa 1.500 talenti, mentre altri 20 milioni finanzieranno ricerca e dottorati industriali.
Trenta milioni di euro per convincere i giovani a restare in Veneto, oppure a tornare dopo gli studi. È la dotazione economica del protocollo S.T.A.Y. Veneto, firmato il 3 novembre a Palazzo Balbi dalla Regione e dalle quattro università del territorio. Tra queste c’è anche l’Università di Padova, insieme a Ca’ Foscari, Verona e Iuav.
L’obiettivo è rafforzare il legame tra formazione, ricerca e imprese. Ma soprattutto creare condizioni più favorevoli per chi vuole costruire qui il proprio futuro professionale. Un tema che assume ancora più peso in una regione alle prese con la contrazione demografica e la riduzione della popolazione in età lavorativa.
Dieci milioni per sostenere i giovani dopo la laurea
La prima parte del piano prevede circa 10 milioni di euro per il cosiddetto Progetto di vita. La misura sperimentale punta a coinvolgere circa 1.500 talenti, selezionati tra il 10% dei laureati magistrali e a ciclo unico più meritevoli degli atenei veneti e i diplomati ITS.
Tra le ipotesi allo studio figura un bonus da 3.000 euro all’anno per due anni. Il sostegno dovrebbe accompagnare i giovani nelle prime fasi di autonomia, contribuendo a spese legate alla casa, alla mobilità, alla formazione e ai servizi. Tuttavia, criteri di accesso e modalità operative devono ancora essere definiti. Non si tratta quindi di un contributo già richiedibile.
Ricerca e dottorati industriali, altri 20 milioni
Gli altri 20 milioni saranno destinati a dottorati industriali, borse e assegni per giovani ricercatori e progetti di ricerca applicata tra università e imprese. L’intenzione è favorire il trasferimento delle conoscenze scientifiche nel sistema produttivo, creando opportunità professionali qualificate.
Anche il tema degli alloggi entra nella strategia. La ricognizione regionale conta attualmente 4.234 posti letto tra strutture ESU e residenze universitarie. La previsione è di arrivare a 5.915 entro il 2029. Un aspetto particolarmente rilevante per Padova, dove la disponibilità di stanze resta una questione centrale per gli studenti fuori sede, come dimostrano anche i 135 idonei rimasti senza alloggio nella graduatoria ESU.
Il protocollo istituisce inoltre un tavolo permanente tra Regione e atenei. Dovrà coordinare orientamento, ricerca, innovazione e servizi. La sfida, ora, sarà trasformare i 30 milioni annunciati in opportunità accessibili e percorsi professionali duraturi. Trattenere i talenti non significa soltanto formarli, ma offrire loro motivi concreti per restare.
