Sul fine vita in Veneto intervengono Eleonora Toninato e Francesca Druetti di Possibile. La portavoce regionale e la segretaria nazionale criticano la decisione del Governo di impugnare la legge veneta, richiamano il voto trasversale in Consiglio e sollecitano una disciplina nazionale.
Fine vita, la posizione di Possibile
Una critica politica all’impugnazione della legge veneta sul fine vita arriva da Eleonora Toninato, portavoce di Possibile Veneto, e Francesca Druetti, segretaria nazionale del partito. Nella nota diffusa il 6 novembre da Padova, le due esponenti riconoscono la prerogativa costituzionale del Governo di ricorrere contro una legge regionale, ma giudicano incoerente la scelta compiuta dall’Esecutivo.
La decisione riguarda la legge regionale 8 settembre 2026, n. 17, sulle procedure per l’assistenza sanitaria al suicidio medicalmente assistito, approvata dal Consiglio veneto il 2 settembre. L’impugnazione del 5 novembre è richiamata anche nella comunicazione del Consiglio regionale. Il ricorso apre un confronto sulla legittimità costituzionale della norma: non equivale a una pronuncia già emessa dalla Consulta.
Autonomia e voto trasversale
Toninato e Druetti contestano al Governo una contraddizione rispetto alla valorizzazione dell’autonomia regionale e richiamano le divisioni nella maggioranza. È una valutazione espressa dalle firmatarie, che accusano l’Esecutivo di allontanarsi dalla volontà dei cittadini veneti.
Le due esponenti insistono soprattutto sul percorso consiliare: descrivono la legge come il risultato di un voto trasversale, con la collaborazione fra maggioranza e opposizione. A loro giudizio, questo metodo dovrebbe essere incoraggiato anziché frenato.
La richiesta al Parlamento
Per Possibile, la disciplina regionale risponde alla possibilità di scelta dei cittadini in circostanze definite, senza imporre decisioni a chi non le condivide. Le firmatarie ribadiscono quindi il proprio sostegno ai diritti civili e chiedono al Parlamento di intervenire sul piano nazionale.
Il loro intervento si colloca nel dibattito politico aperto dall’impugnazione, distinguendo la contestazione della scelta governativa dal giudizio giuridico che spetta alla Corte costituzionale.
