(Adnkronos) – Gli sposi si chiamano Antiogu e Ippolita. Si sono promessi amore per tutta la notte, mentre intorno a loro gli invitati si rincorrono tra i tavoli e lasciano che sia la luna o forse un filtro versato nel vino, a decidere chi ama chi. Al mattino nessuno ha voglia di spiegare. La festa continua, gli abiti sono ancora quelli della notte e il matrimonio deve ancora cominciare davvero. È da questo sogno che Antonio Marras costruisce la sua Primavera-Estate 2027: una festa di nozze che non finisce con il sì ma continua a mescolare storie e vestiti. “È un carosello di persone” spiega lo stilista sardo nel backstage della sfilata, allestita nei giardini Vincenzo Muccioli tra canestri da basket foderati di tessuto damascato e una folla di curiosi in attesa di star come l’attore premio Oscar Adrien Brody. Sono i suoi “vicini di casa”, ci tiene a precisare il creativo, visto che a pochi metri dal parco ci sono casa e atelier Marras.
“Sono le persone che inviteresti a un banchetto – rimarca -. Ma in realtà sono frammenti di esistenza, personaggi che hanno animato la tua vita, quindi tuo cugino, tuo cognato, lo zio che arriva da lontano, l’amico dell’università che inviti per il matrimonio, quello che è stato con te alle elementari, un ventaglio di umanità disparata che però vive, convive per delle ore seduta insieme”.
È il matrimonio come grande contenitore di esistenze ma anche la moda come luogo in cui frammenti diversi possono convivere. Gli abiti sembrano arrivare direttamente dalla notte appena trascorsa: pizzi, seta, chiffon, organza e tulle incontrano pelle, denim, fresco lana, popeline, broccati e jacquard. Il quotidiano si mescola al prezioso, il funzionale alla couture. Il parka perde la sua origine sportiva e diventa un capo da sera, mentre il denim resta ancorato alla terra e la maglieria avvolge il corpo.
Le silhouette giocano con bustier e gonne a ruota, longuette e tubini con fiocchi, completi pantalone, blouson e giacche. Sui tessuti fioriscono ricami, patchwork, cristalli e intarsi. I fiori sono pittorici, quasi tracce lasciate sulla superficie, mentre righe, quadri e camouflage rivisitato portano dentro la collezione una dimensione più terrena. Le trasparenze fanno il resto, insieme a plissé, pizzi macramè e chantilly. Tutto alla Marras maniera.
Anche gli accessori sembrano arrivare dal banchetto. Borse morbide e strutturate, slingback dalla punta affilata, loafers contaminati da ricami, borchie e cristalli. E poi i gioielli, che diventano parte dell’abito: nel nuovo incontro con Giovanni Raspini, Marras porta in passerella bronzo brunito, pietre dure, minerali, piume, madreperla, resine e pizzi. Maschere della tradizione sarda, fiori, gechi, bucrani e alghe diventano ornamenti scultorei, quasi talismani.
Ma il colpo di scena è la tavola. La sfilata si trasforma in un banchetto e la passerella si confonde con la festa. I modelli sono gli invitati, arrivano con i loro abiti per le belle occasioni e, nel finale, prendono le sedie e si preparano a sedersi insieme agli sposi. Il sogno continua. E la festa pure. (di Federica Mochi)
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