Bollette impazzite: l’allarme di Federcontribuenti su gas ed energia elettrica

 

La fine del prezzo tutelato dell’energia elettrica e del gas comporta diversi cambiamenti nel mercato dell’energia. Ed i primi risultati sono tutt’altro che positivi. A spiegarlo Federcontribunenti, associazione che da anni si batte per la tutela dei consumatori e dei contribuenti verso le storture derivanti dalla pubblica amministrazione e da imprenditori senza scrupoli. Sotto la lente di ingrandimento dell’associazione presieduta a livello nazionale da Marco Paccagnella sono finite dieci tra le principali aziende di commercializzazione di gas ed energia elettrica.
“E’ proprio il caso di dire che piccolo è bello – spiega Marco Paccagnella – perchè le sorprese peggiori le abbiamo avute dai grossi e rinomati gruppi che fanno investimenti milionari in tv e sulla carta stampata e che si comportano in maniera tutt’altro che positiva per i consumatori, in un periodo come questo particolarmente delicato. Assistiamo infatti ad un paradosso, denuncia Paccagnella: ci sono numerosi casi, circa il 30 per cento del totale delle quasi mille bollette di energia elettrica e gas da noi analizzate, in cui i nostri associati pagano prezzi addirittura più alti di quando c’era il picco del costo dell’energia elettrica e del gas derivanti dalle speculazioni coincidenti con l’inizio della guerra in Ucraina”.
Facciamo un esempio: signora residente a Padova, vive in un appartamento di 64 metri quadrati da sola. Per i mesi di dicembre e gennaio scorsi la principale azienda di fornitura di gas ed energia elettrica le recapita una bolletta da 2542 euro e 46 centesimi.
La signora si è rivolta a Federcontribuenti confessando alle operatrici che la notte prima aveva anche immaginato di andare a gettarsi nel fiume che scorre vicino alla casa di proprietà.
“Esistono decine di casi simili – spiega Paccagnella – crediamo che ci sia il rischio di un’ondata di disperazione di massa, aggravata dalla fine dei bonus sociali che un po’ hanno arginato impennate scriteriate dei prezzi”.
Senza il prezzo tutelato, i prezzi dell’energia elettrica e del gas possono fluttuare in base alla domanda e all’offerta, così come a fattori come i costi di produzione, le condizioni meteorologiche e le politiche energetiche. Questo potrebbe portare a una maggiore volatilità dei prezzi per i consumatori.
Ed è quello che stanno registrando gli esperti dell’associazione. “E’ abbastanza clamoroso il caso di un operatore tra i principali a livello nazionale – spiega Alessandro Micheletto, esperto del settore e consulente dell’associazione – con casi paradossali di molti utenti che terrorizzati da nuovi aumenti si trovano a fissare a 0,40 cent al metro cubo quando il prezzo medio ora è di 0.30, solo per fare un esempio. Ma ci sono casi limite in cui in questo periodo assistiamo a rinnovi contrattuali unilaterali che arrivano a 1 euro e 20 al metro cubo: quattro volte il prezzo medio di mercato, per fare un paragone è come se una persona si vincolasse a fare la benzina all’auto pagandola 7 euro al litro”.
Con la fine del prezzo tutelato la promessa era che i consumatori avrebbero avuto più opzioni per scegliere il proprio fornitore di energia. Mentre la liberalizzazione del mercato potrebbe teoricamente portare a una maggiore efficienza e competitività, esiste anche il rischio che i prezzi aumentino per alcuni consumatori, specialmente se non sono attenti nel confrontare le offerte e nel cambiare fornitori se necessario.

In sostanza, la fine del prezzo tutelato dell’energia elettrica e del gas ha il potenziale per cambiare significativamente il modo in cui i consumatori interagiscono con il mercato dell’energia, offrendo più scelte ma anche richiedendo una maggiore consapevolezza e attenzione da parte dei consumatori stessi.